Egitto: Tribunale invalida il decreto governativo sui poteri dell’Esercito

Dopo l'elezione di Morsi come presidente, altro colpo al potere dei militari nel paese

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Il Tribunale Amministrativo de Il Cairo ha invalidato il decreto del Governo che permetteva all’Esercito di arrestare civili. La sentenza è stata emessa dopo aver esaminato un ricorso contro l’adozione di questo provvedimento, presentato da un gruppo di attivisti per i diritti umani che lamentavano il ritorno a leggi speciali, appena abolite.
Dopo 30 anni, infatti, in Egitto il 31 maggio è stata abolita la legge di emergenza, introdotta nel 1981 in seguito all’assassinio di Sadat e prorogata l’ultima volta nel 2010. La legge sullo stato di emergenza consentiva alle Forze dell'ordine di arrestare, tenere in custodia cautelare e rinviare a giudizio di fronte a Tribunali Speciali persone ritenute sospette. Due giorni prima del secondo turno delle elezioni presidenziali, un decreto del Ministero della giustizia aveva ripristinato prerogativa.
Il Tribunale ha poi posticipato il suo giudizio su altri due provvedimenti fortemente contestati: lo scioglimento del Parlamento, in seguito alla sentenza di incostituzionalità pronunciata dalla Corte Suprema egiziana, e la legittimità della nuova Assemblea Costituente, nominata dal Parlamento e incaricata di redigere la nuova Costituzione egiziana.
Il Presidente Morsi, che presterà giuramento sabato, ha avviato le consultazioni con le forze politiche per la formazione del Governo. Tra i possibili candidati per il ruolo di Primo Ministro, la cui figura sarà “indipendente e nazionale”, come precisa la stessa Presidenza, il nome che circola con più insistenza è quello di Mohamed El Baradei. L’ex Direttore generale dell’ Agenzia internazionale per l’energia atomica si era però mostrato scettico verso l’intera transizione egiziana, pilotata dai militari, definendola “opaca”e mettendo in guardia sull’elezione di un Presidente in uno Stato privo di Costituzione e Parlamento.

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