Fabio Mini: "Dopo 10 giorni la controffensiva ucraina si è già impantanata"

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Fabio Mini: "Dopo 10 giorni la controffensiva ucraina si è già impantanata"



"In genere le prime dieci ore e i primi dieci giorni sono indicativi dello sviluppo delle operazioni". Inizia così un lungo e approfondito articolo del Generale Fabio Mini su Il Fatto Quotidiano del 20 giugno ("Ucraina, la controffensiva si è già impantanata"nel quale si evidenzia, citando anche le prese di posizioni sempre più realistici e pessimistiche del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, del presidente degli Stati maggiori riuniti, generale Mark Milley, nonché gli ultimi articoli del NYT, come dopo 10 giorni la situazione della controffensiva ucraina nelle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia arranca. "Quindi sembra di capire che dopo le riconquiste delle aree distanti dal fuoco russo, l’offensiva ucraina stia procedendo a “passi” e che vada incontro al peggio. Questo accade sul terreno, dove si combatte e si muore.", sottolinea Mini.

"Nei luoghi dove invece si chiacchiera e si fanno affari la situazione è migliore e l’Ucraina è già vittoriosa su tutta la linea. La Nato e l’Unione europea si preparano ad accoglierla anche senza i requisiti richiesti e a prescindere dalle previste autorizzazioni dei Paesi “sovrani”. L’impegno a sostenere il “Paese aggredito senza motivo” è anche l’impegno a entrare in guerra contro la Russia e soprattutto la conferma che l’Europa è il primo obiettivo e principale teatro della guerra americana contro la Russia", prosegue il generale nella sua analisi sul Fatto Quotidiano.

Nel proseguo del suo articolo Fabio Mini sottolinea come la guerra in Ucraina sia il preludio del grande scontro Stati Uniti-Cina. Secondo il generale, nella guerra in corso, l'Occidente sta cerando di spostare sul campo militare lo scontro economico e tecnologico che lo vede sconfitto. E il momento della verità, conclude Mini, si avvicina. "Quanto potrà durare la retorica degli aiuti all’Ucraina perché “essa” possa vincere? Quanto durerà ancora l’ubriacatura della guerra europea che ci costerà più di quanto non si sia disposti a spendere? Ogni giorno che passa, sul fronte orientale e nelle cancellerie occidentali appare evidente che l’Ucraina “deve” vincere per non costringerci a scegliere fra il sacrificio del nostro sangue e la vergogna dell’abbandono."

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