Il (drammatico) paradosso alimentare degli Stati Uniti - Dati ReFed

Un sistema in crisi: da un lato i tagli ai programmi di sussidio alimentare, dall'altro una cultura dello spreco che non conosce crisi

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Una nazione spaccata in due. Da un lato, 42 milioni di statunitensi, di cui 10 milioni di origine latinoamericana, precipitano nell’incertezza alimentare. Dall’altro, una montagna di cibo perfettamente commestibile, valutata 382 miliardi di dollari solo nel 2023, viene sprecata a causa di un sistema di superproduzione e di una cultura del consumismo malato. Questo è il ritratto degli Stati Uniti in profonda crisi, che mentre proiettano la loro potenza militare all’estero minacciando nazioni sovrane come il Venezuela, faticano a garantire il pane ai suoi cittadini.

L’emergenza sociale è esplosa con la sospensione del Programma di Assistenza Nutricionale Supplementare (SNAP), uno dei pilastri del welfare USA, i cui fondi si sono esauriti nel bel mezzo di un altro shutdown del governo federale. Una crisi annunciata, figlia della politica di austerity portata avanti dall’Amministrazione Trump, che già a marzo aveva tagliato del 40% i fondi del Programma di Assistenza Alimentare di Emergenza (TEFAP).

Ma questa è solo una faccia della medaglia. L’altra, sconcertante, è raccontata dai dati di ReFED, un’organizzazione non profit USA: il paese produce un’eccedenza di cibo così mostruosa che, come spiega Chris MacAulay, direttore dell’associazione Too Good to Go, "il 40% di tutti gli alimenti a livello mondiale finisce nella spazzatura. Sarebbe come essere davanti al frigorifero e gettarne via metà".

Too Good to Go tenta di porre un rimedio, connettendo supermercati e ristoranti con clienti disposti ad acquistare a prezzi ridotti le eccedenze, salvando otto pasti al secondo. Tuttavia, come ammette lo stesso MacAulay, queste iniziative, pur generando profitti dal business degli sprechi, non affrontano il nodo culturale: migliaia di attività commerciali preferiscono ancora distruggere il cibo invenduto piuttosto che donarlo ai bisognosi.

L’ironia più amara è che i principali vittime di questa crisi, i beneficiari del SNAP, sono anche quelli che statisticamente sprecano meno cibo. A confermarlo è Ben Scharadin, professore di economia al Colby College: "Le famiglie a basso reddito e quelle che ricevono assistenza SNAP pianificano meglio il loro consumo alimentare perché non hanno altra scelta".

Al contrario, sono le famiglie più giovani e benestanti a generare più rifiuti, disinteressandosi spesso di queste alternative di mercato secondario. "Tuttavia – aggiunge Scharadin – man mano che i bilanci familiari si stringeranno, anche queste famiglie potrebbero essere spinte verso questi canali".

Il quadro che emerge è quello di una (ex) superpotenza lacerata da disuguaglianze profonde. Un paese che, mentre brandisce la sua potenza militare come una clava, non riesce a nascondere le crepe di un modello interno che produce sia indigenza che spreco sistemico. La domanda che risuona, inascoltata, è quanto a lungo questa contraddizione possa reggere, mentre milioni di statunitensi guardano con ansia al loro prossimo pasto.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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