Fulvio Grimaldi - Sanzioni: sentenze fuorilegge. L’ALTRO GENOCIDIO

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Fulvio Grimaldi - Sanzioni: sentenze fuorilegge. L’ALTRO GENOCIDIO

 

di Fulvio Grimaldi per l'AntiDiplomatico

Guerre dentro, guerre fuori

Marciano in sinergico parallelo le due guerre: quella ai nove decimi della propria popolazione che prova a scrollarsi di dosso il morso alla carotide del decimo supremo, e quella di regimi che si sanno decrepiti e senza futuro e danno colpi all’impazzata a chi sanno che gli sopravviverà.

Partiamo dalla prima di queste guerre, sempre d’aggressione (le altre si chiamano resistenza e, se va bene, rivoluzione). A forza di tre anni e mezzo di ruberie al basso per arricchire i danti causa in alto, scelleratezze morali, incompetenze sesquipedali, bugie e volgarità che neanche Berlusconi, siamo finalmente al piattino a lungo preparato e testè coronato a Torino. Lo chiamano pacchetto sicurezza (a furia di stringere le regole e aumentare i reati, se ne è perso il conto). Meglio chiamarlo pacco, il classico pacco rifilato al colto e all’inclita.

Lì abbiamo un poliziotto, ottusamente picchiato, dimesso dopo 24 ore, dopo un collarone messo a sghimbescio per la foto-opportunity e una visita strappacore della premier che lo dice scampato a un “tentativo di omicidio” Quanto occorreva per fargli assumere dimensioni mediatiche tali da far sparire, come attori alla chiusura del sipario, qualche centinaio di teste inermi rotte, indifesi picchiati o torturati a morte (Cucchi, Aldovrandi, ecc.), detenuti massacrati, mezza dozzina e passa ammazzati col Taser, che infiorettano anni di meticolosa e sistematica restaurazione.

Restaurazione di che?  Ce lo dice il primattore della sequenza, aggiungendo all’affresco dell’orrore che, a sua detta, da Torino minaccia di fare inorridire tutto il paese, quando annuncia alla società, illusa di vivere avvolta nella calda coperta della Costituzione antifascista, che, per salvarci dall’orda dei barbari terroristi, è compulsivo tornare al “fermo di polizia in attesa di ipotetico, possibile reato”. Basta il sospetto e la buona volontà di chi il sospetto lo coltiva nel suo pensiero.

Non hai fatto niente. Ma avresti potuto fare

Arresto preventivo di 18, no 24, magari 48 ore e poi chissà. Per ora 12. Esattamente la legge fascista che ti prelevava in pigiama da casa perchè l’indomani, forse, probabilmente, chissà, potresti partecipare a qualche adunata sediziosa. Infatti, lo avevi già fatto. Quanto meno lo avevi desiderato. Pretendi una valutazione e una disposizione del magistrato? Scherzi, ma se quello sta dalla tua parte organicamente! Semmai gliela faremo fare dopo. Fenomenale come questi si portano avanti col lavoro: una misura di contenimento prima ancora che ci sia stato qualcosa da contenere. E poi non andate in giro a dire che questo governo manca di creatività.

E non scordiamoci dei precedenti, i decreti sicurezza con questo governo sono come le ciliegie, non se ne perde una. Tipo quella regalata ai carcerati, che stanno come si sa che stanno a forza di suicidi: pena moltiplicata per quella che chiamano “rivolta”, ma è solo resistenza passiva. E chi capita tra i piedi di Salvini e delle sue grandi opere osando contestarne la natura ottusa, speculativa e devastante? Fino a vent’anni di carcere. Poi fine del rinvio della pena per le donne incinte o con neonati. Eccetera eccetera. E come non approfittare delle Olimpiadi, sciagura nazionale e trionfo di regime e di Quirinale? Chi è contro “è nemico dell’Italia”, ha sentenziato la garbatelliana che veste un Armani diverso a ogni apparizione. Tranquilli, se ne parlerà nel prossimo pacchetto sicurezza,

Leggete in rete:

Durante il regime fascista, il fermo di polizia fu potenziato per reprimere il dissenso, basandosi su un ampio potere discrezionale delle forze dell'ordine e su misure di prevenzione. Il T.U.P.S. del 1926 (Regio Decreto 1848), arricchito successivamente, introduceva il confino di polizia da 1 a 5 anni per il "sospetto" di antifascismo e il fermo per identificazione (Art. 185).

Va precisato, a onor di storia, che il nero regimetto Meloni non è il primo ad esercitarsi in restaurazioni. Maggio 1975: Legge Reale, Fermo di polizia. Governo Moro di Centrosinistra. Vecchio vizio che percorre le vene di tutte le maggioranze una volta assurte a maggioranza. Solo che stavolta fanno più sul serio che mai, li favorisce il clima dell’emisfero. Che, come controcanto al sospetto a prescindere, offre l’immunità del poliziotto a prescindere. Si chiama scudo penale, dice che vale per tutti i cittadini? Magari per quelli che, messo in fuga un ladro, gli sparano alle spalle in strada. Fattispecie meno diffusa rispetto a quella che si verifica negli incontri tra cittadini e poliziotti in assetto di guerra. Comunque, è lo strumento che, con lo scudato, esime il magistrato da qualsiasi fatica. Corrisponde a quello riservato ai militari USA in Italia, specie quando, per fare i fenomeni, i topgun tagliano i cavi della filovia del Cermis.

Sarà così anche per il riconoscimento facciale, previsto dal nuovo pacco? Pure qui si dice che vale per gli stadi, per individuare i tifosi smodati. Avendo questo strumento della sorveglianza totale e della conseguente schedatura incontrollata, vuoi che si fermino lì? Se ti inventi un’arma, presto o tardi la usi.

Ricordate il Daspo, il Divieto di Accesso alle Aree Urbane, con il quale ti fanno assaggiare un anticipo della sorveglianza totale. Qui non devi venirci più, raus! Inventato per i tifosi irrequieti, ha trovato subito applicazione per i manifestanti sconvenienti, tipo Palestina. Sarà così anche per il riconoscimento facciale, previsto dal nuovo pacco? Pure qui si dice che vale per gli stadi, per individuare i tifosi smodati. Avendo questo strumento della sorveglianza totale e della conseguente schedatura incontrollata, vuoi che si fermino lì? Se ti inventi un’arma, presto o tardi la usi.

A Mohammed Hannoun, Segretario dell’Associazione Palestinesi in Italia, l’hanno applicato il Daspo a Milano. Motivazione? Aveva manifestato, addirittura parlato. Da lì all’arresto, magari su timido suggerimento israeliano, il passo è stato breve. Infatti, Hannoun sta nel carcere di massima sicurezza di Terni. Gli israeliani hanno fatto sapere che mandare cibo e medicine alle vittime del loro olocausto è sostegno al terrorismo.

Trump come se piovesse

Il clima non è solo quello creato, a forza di ICE e di rapimenti di capi di Stato, dalla micidiale macchietta sparacazzate e sparabombe, agitata dai superpoteri del dollaro a estrema difesa di un impero al tramonto. Sotto il sole dell’emisfero, mai nulla di nuovo. Ricordare l’ultrà liberal Obama, quella che aveva la Schlein tra le sue groupies. Da presidente, ogni settimana firmava l’ordine di esecuzione extragiudiziale di quei sospetti dei quali la CIA, magistratura suprema come la sogna Nordio, gli forniva l’elenco. Altro che fermo di polizia ante fatto.

E ora aspettiamoci con ansiogena sicurezza che questo fermo piantadosiano faccia contagio. Vuoi vedere che lo trovino necessario anche per chi possa essere sospettato di votare no al referendum sull’incorporazione dei magistrati nel Ministero degli Interni? Qui, peraltro, se si vota la domenica e mezzo lunedì, occorrono, sì, le 24 ore di fermo volute da Salvini.

Abbiamo, tra le guerre che ci concernono tutti, ahinoi, classe e popoli, parlato della prima in corso a casa nostra (ma un po’ ovunque nell’UE comandata dai non eletti). E ci siamo generosamente limitati a quel vezzo del florilegio di polizia che è il, terzo o quarto, decreto, o DdL, di sicurezza. Ma venendo io considerato un inviato di guerra e di geopolitica, come non entrare in automatico nella similitudine, davvero abbagliante, tra quanto va apparecchiandoci Meloni, con nel taschino Piantedosi ed entrambi nel taschino di Trump, e quanto vanno facendo qua e là lo stesso Trump e il suo compare israeliano (che lo tiene per le palle grazie ai lavoretti di Epstein per il Mossad).

Il rapimento di Maduro e moglie, del quale poco si parla, come della sua liberazione, se non tra le folle incazzate e incontaminate venezuelane ancora impegnate ad agitare le acque che Trump si augurava placate, ha avuto per corollario il divieto a Caracas di mantenere in vita Cuba col suo petrolio. A sostituire quello ci ha provato la presidente messicana Claudia Sheinbaum che, come Gustavo Petro della Colombia, pare restare refrattaria a minacce e intimidazione, a dispetto della flotta USA assemblata nei Caraibi.

Sanzioni, l’altro genocidio

Del pugno dello zotico patacca alla gola del Venezuela almeno si è parlato. Non si parla invece, come si dovrebbe con altrettanta ragione e morale indignate, di un terzo del mondo sotto sanzioni, tra una sessantina degli USA e cinquantadue dell’UE. In maggioranza contro l’Africa. Nera, appunto. Avete mai sentito di sanzioni inflitte dalla Russia? Dalla Cina? Dall’India? Dal Brasile? Dal Bangladesh?

 Lasciando perdere gli ormai velleitari pronunciamenti ONU delle Corti di Giustizia e Penale, che pilatescamente mettono insieme aggressori genocidi e vittime che si difendono (o, come nel caso della Russia, difendono altri), non c’è neanche l’ombra di una parvenza di tentativo di dare veste legale a questi provvedimenti. Tutti indistintamente determinati da autoassegnate prerogative politiche, fondate sulla potenza nei confronti di chi ne ha di meno, o non ne ha.

Sorvolo sulle sanzioni che a tutti noi sono state martellate in testa come necessarie a fermare “l’aggressione” russa all’Ucraina. Difficile tenerne il conto. Quando le due euro-arpie, Ursula e Kaja, ovviamente nessuna eletta, ma perciò entrambe dotate di potere decisionale su 449 milioni di persone, hanno annunciato il, credo, 21° pacchetto di sanzioni alla Russia (i pacchetti sono diventati misura di democrazia, come dimostra Piantedosi) non ci si è più fatti un granchè caso. Anche perché ai russi, grandi, grossi e forti, fanno un po’ l’effetto della spazzolata contropelo al mio bassotto Ernesto. Solleva un sacco di pelo, che poi ritorna al suo posto.

“Assassinio In difesa dei diritti umani”

Qua parliamo dell’assoluta ignominia etica del bullo che picchia il debole, magari disabile. Da inviato di guerra, di solito collocato da un lato della battaglia, ho fatto qualche conoscenza con la pratica delle sanzioni, esclusivo privilegio di due entità, USA e UE, che se lo sono autoassegnate. Ha preso il posto di provvedimenti millenari, come la scomunica, la sospensione a divinis, la chiusura a vita in convento, a Roma l’esilio, nella Roma successiva il confino. Sono queste due entità occidentali che dispongono dei meccanismi decisivi con i quali si rendono effettivi gli scopi delle sanzioni: il dollaro e l’euro come valute di riserva universale e l’egemonia sul sistema bancario internazionali e sugli strumenti di scambi e transazioni (SWIFT).

Sanzioni unilaterali inflitte da questa Idra a due teste hanno provocato negli ultimi 10 anni 560.000 morti all’anno (Calcolo di The Lancet). Complessivamente 5 milioni. Nello stesso periodo le guerre guerreggiate hanno prodotto 100.000 vittime all’anno, nel totale 1 milione. Tra il 2010 e il 2021, poi, sempre secondo la ricerca di The Lancet, sono state causate dalle sanzioni in media oltre 700.000 vittime, complessivamente 7 milioni, il 3% delle popolazioni dei paesi colpiti, di cui il 77% nei gruppi da 0 a 15 e da 60 a 80 anni. Si calcola anche che le perdite provocate all’economia mondiale siano salite dal 5,4% negli anni ’60 del secolo scorso al 24,7% tra il 2010 e il 2022.

Più morti di quelle delle guerre nello stesso periodo. Poi ci sono i milioni che a stento ancora sopravvivono senza cibo, medicine, alloggi. La frequenza e durata delle sanzioni sono aumentate incessantemente dal 1950, con conseguente raggiungimento degli obiettivi fissati in termini di cadute dello standard di vita, di circa il 30%. Un dato che fa anche capire quanto dalle sanzioni  venga sabotata la sicurezza economica e lo stato sociale della popolazione.

Si pretende di giustificare le sanzioni “occidentali” con la difesa dei diritti umani. Una spudorata rivendicazione demagogica che vorrebbe coprire gli effetti letali che ricadono soprattutto su bambini, donne e i settori più emarginati della popolazione.

Tutto questo per ottenere che l’agonia di un popolo lo porti a rovesciare il proprio legittimo governo, perché poi sia sostituito da uno più disposto a subire i diktat, di solito il saccheggio e l’ordine geopolitico, dell’egemonia occidentale.

Cuba, un’altra Gaza?

A Cuba si fa da tempo fatica, combustibile venezuelano o meno, a mettere insieme pranzo e cena. Spesso ci si deve accontentare della colazione. La rivoluzione è ancora nei murales e nelle adunate, ma dà mostra di stanchezza. C’è molta burocrazia e meno popolo. E tanto bloqueo, per quanto 188 paesi su 191 all’ONU gli votino sistematicamente contro.

L’ho visitata tante volte, con entusiasmo, a volte con qualche domanda di troppo. Un esempio per tutte: la questione dell’amianto. E qui l’embargo non c’entra. Girando l’isola, molto anche nelle campagne, si scoprono villaggi, case, spesso con tetti d’amianto, neanche in tanto buon stato dopo decenni. L’isola è zeppa di argilla. Materia di mattoni e tegole. In svariati incontri, partecipando alle squadre di lavoro internazionali, ho chiesto agli interlocutori di partito e amministrazione: perché non prendete l’argilla e cuocete tegole da mettere al posto delle fibre d’amianto, dalle quali rimediate uno dei tassi più alti di cancro dei Caraibi, alla faccia del migliore sistema sanitario, forse del mondo?

Di cento cose buone, di poche meno buone e segnate da passività e da un eccessivo affidamento sugli aiuti esteri, a volte variabili e volubili, è segnata la vicenda cubana. Alla quale, al di là di tutto, va riconosciuto, come all’Iran, ai palestinesi, allo Yemen, al popolo venezuelano, al Messico, ai popoli del Sahel, l’impareggiabile merito del contributo alla resistenza mondiale all’imperialismo e alla legge della forza. Dai miei percorsi cubani ho tratto due documentari: “El camino del sol” e “L’Asse del bene”.

Il 29 gennaio 2026 l’amministrazione Trump, con l’inqualificabile Segretario di Stato Rubio, capo della mafia cubana di Miami, trasforma la storica campagna di pressione tramite embargo in strumento di asfissia. Un Ordine Esecutivo (degli oltre 500 emanati dal gennaio 2025, alla faccia del Congresso) converte il sistema dei dazi in arma contro chiunque diverga dagli indirizzi della Casa Bianca, compresi paesi come il Messico di Claudia Sheinbaum che, con atteggiamento dignitoso di sfida, insiste a rifornire a Cuba petrolio a pezzi scontati. Petrolio arriva anche dalla Russia.

Trattasi di una strategia deliberata di soffocamento economico totale, qualcosa di paragonabile a un genocidio strisciante.

Senza il soccorso energetico a Cuba, si paralizza tutto, si azzera la rete elettrica, si fermano le pompe dell’acqua, il trasporto pubblico, gli ospedali con incubatrici, le scuole, le fabbriche, le miniere, gli allevamenti, le barche da pesca, i trattori, l’intero metabolismo della nazione. Con Trump il risultato dell’embargo datato dalla rivoluzione, 1960, alleviato di poco durante il mandato di Obama, diventa punizione collettiva, sul modello del demoniaco maestro di queste cose, Israele. Una violazione di ogni più fondamentale norma del diritto internazionale che vieta l’utilizzo della fame, del buio e della malattia come arma politica per spezzare la volontà di un popolo.

E non è una novità. Gli Usa non si smentiscono mai, si tratta solo di minore e maggiore spudoratezza. Eisenhower 1960, primo bloqueo per aver Cuba nazionalizzato le raffinerie. Kennedy 1961, invasione fallita della Baia dei Porci e Operazione Mangusta, programma segreto di assassinii di leader cubani. Clinton 1992-96, leggi Torricelli e Helms-Burton che estendono il bloqueo a dimensioni extraterritoriali castigando imprese straniere che commerciano con Cuba. Trump 2917-2026, reinserisce Cuba nell’elenco degli “Stati patrocinatori del Terrorismo” e decreta 243 nuove sanzioni, compresa la privazione totale di energia.

Tutto questo perché “Cuba e’ una minaccia grave ed imminente alla sicurezza degli Stati Uniti”.

Sono orribili le conseguenze di queste misure. Cuba è passata dalla carenza di cibo, alla fame nera. I suoi medici, tra i migliori del mondo (da noi attivi anche in Calabria, tanto da farci capire chi è “primo mondo”) non hanno di che curare tubercolosi, cancro, malaria, dengue, polmoniti. E non solo Cuba.

Come ti uccido paesi

Da inviato di guerra, di solito collocato da un lato della battaglia, ho potuto constatare gli effetti di come s’intendano e si esportano, nell’ emisfero che gli USA affermano loro, democrazia e diritti umani. M’è capitato a Cuba, ovviamente, ma poi in Venezuela, in Honduras, che ha avuto il capriccio di rovesciare un golpe di Obama in democrazia antimperialista; in Iran, in Bolivia ed Ecuador nei tempi del riscatto; in Eritrea che, dopo trent’anni di guerra di liberazione insiste a volersi indipendente; nel Vietnam delle generazioni mutilate del post Napalm e Agente Orange; in Libia, nostra massima vergogna di Stato, un paese amico aggredito e disintegrato perché chi ci comanda non tollera paesi che siano esempi di indipendenza e giustizia sociale; stessa colpa della Siria; per non parlare dell’Iraq, su cui  le sanzioni del mondo civile si sono accanite fin dalla rivoluzione antimonarchica del 1958, guidata dal generale Abd al-Karim Qasim con il giovane Saddam Hussein, perchè priva di connotati neocoloniali;

Poi in Serbia, di cui non potei narrare di come si coltivasse la dialettica con l’opposizione e come venissero trattati con rispetto, case e lavoro i rom e sinti, dato che il caporedattore del mio giornale cestinava queste corrispondenze perché “troppo appiattite sul macellaio Milosevic” (è ancora in attività, lui, non Milosevic che, per eccesso di democrazia e antimperialismo, è stato fatto morire in carcere all’Aja). Perfino in Nord Irlanda dove il fairplay britannico non ammette sanzioni, ma da un secolo tratta gli indigeni (ricordare la strage, a metà 800, per fame programmata dagli inglesi) appena un po’ meno cruentemente di come gli spagnoli hanno fatto con gli aztechi, o una serie di presidente USA con gli Apache o Sioux (emblema di tutto il Bloody Sunday, la strage dei Parà di Sua Maestà a Derry, dove c’ero e ho potuto raccontarla a dispetto del muro di bugie eretto da Londra. Questa è una delle mie foto).

Analoga similitudine vale per i palestinesi, per i quali, però, passare dal genocidio, strisciante o immediato, alle sanzioni, sarebbe addirittura una manosanta. Pensate un po'!

Si è calcolato che gli USA, tra guerre, colpi di Stato e altre manfrine umanitarie abbiano ucciso, dal 1945, una ventina di milioni di persone, quasi tutte civili. The Lancet, la  rivista scientifica inglese, ci ha documentato la probabilità di almeno 150.000 morti indirette a Gaza, tra decine di migliaia sepolte sotto le macerie e date per disperse, uccise da malattie, decessi di massa che passano per naturali, ma sono prematuri. migliaia di casi di patologie incurabili a Gaza, a partire da cancro e tubercolosi. Pensate che tra i paesi sanzionati per guerre d’aggressione, occupazione, razzismo, pulizia etnica, punizioni collettive, incarcerazioni amministrative senza limiti di tempo, torture sistematiche e, per finirla, genocidio, ci debba essere Israele? State sognando. Vi tocca ripensare a come è messo il mondo.

L’Iran è il paese più pacifico da secoli, e perciò oggi il più diffamato, il più aggredito da infiltrati armati che agiscono per le potenze al cui dominio ha avuto il torto di sottrarsi. E’ anche il più sanzionato perché, a parte la cacciata di un dittatore etero-imposto, specialista di torture (di 3000 prigionieri politici, attestati dalla Croce Rossa) e di travaso di sangue popolare e ricchezza nazionale alla sua élite e agli anglo-sponsor, insiste a essere in Medioriente l’argine al dominio unipolare del mondo. Sua, nel 1979, è stata la rivoluzione più partecipata della storia contemporanea.

Non ricordo se l’ho già raccontato, ma vale la pena ripetere. E’ l’Iran che ha subito un trattamento analogo a quello di Cuba con ora, grazie a Trump, le stesse sanzioni secondarie a chi si azzarda di intrattenere scambi, condurre transazioni finanziarie, o fornire un minimo di quanto servirebbe per mantenere a galla un paese. Il cappio strangolatore è la negazione dell’accesso al sistema bancario internazionale di messaggistica (SWIFT), di cui ho detto sopra e senza il quale non puoi vendere o scambiare alcunchè di quanto disponi e acquistare niente di ciò che non riesci a produrre in casa per mancanza di materie prima e tecnologia.

Il pretesto è falso: arma atomica. Mai neppure lontanamente avvicinata, neppure considerata, addirittura bandita con la firma del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (non firmato dal nuclearissimo Israele). Energia nucleare prodotta per energia e sanità con l’arricchimento dell’uranio al 6% e, dopo la rottura trumpiana dell’accordo firmato con Obama, per rivalsa portato al 20% (per la bomba occorrerebbe il 90%, per quanto strombazzi bugie Netaniahu all’ONU).

Oggi a Teheran

Ma c’è anche il pretesto vero: i missili di media e lunga gittata, di cui l’istinto di sopravvivenza iraniano si è dotato, e il sostegno alle forze di difesa antisionista e antimperialista in Iraq, Libano e Yemen. Sostegno  che dimostra una virtù internazionalista che il resto del mondo ha da tempo abbandonato. Un’esperienza emblematica di cosa vuol dire stare sotto sanzioni è questa. Ambulatorio ONG per emofiliaci messo su da medici volontari a Teheran. Gli emofiliaci sono milioni e aumentano grazie alla mancanza di farmaci. Non è consentito comprarli, salvo sanzioni secondarie a chi te li vende. Non è possibile pagarli perché la tua valuta è bandita e i dollari ti sono negati. La sala è piena di gente in attesa di vedere se possono evitare di dissanguarsi a morte. Tra atroci dolori. Un ragazzo, pallido come un lenzuolo, ha una flebo nel braccio. Medici si occupano di altri.

Fuck Europe

Ricordiamo i pacchetti di sanzioni alla Russia, dei cui risultati la geopolitica mondiale non sembra accorgersi e che tutto hanno fatto fuorchè ridurre Mosca all’accettazione del diktat occidentale originato dal colpo di Stato nazista a Kiev. Golpe ordinato da Obama e perpetuato da Zelensky, allestito dalla sottosegretaria Victoria Nuland tramite l’utilizzo di bande terroristiche che, cacciato il governo legittimo, si sono poi avventate per otto anni, fino all’intervento di Mosca, contro la popolazione russa dell’est ucraino.

Ma la dimensione economia forse più storicamente rilevante, anche se meno illustrata, ma decisiva per noi europei, è quella che è diventata il motore di una riconversione industriale dell’Europa. E non solo di quella unita. Ha riguardato, energia (della quale, russa a basso costo, siamo stati privati in cambio di quella americana a prezzo quadruplo), materie prime critiche, bilanci pubblici, spostamenti enormi di investimenti dalla produzione industriale di pace a quella di guerra. Con le ricadute occupazioni, e sociali in generale, di cui tutti siamo testimoni. E vittime.

Ci azzanniamo anche tra noi, sempre secondo la scala della gerarchia umana nel capitalismo: i pochi che determinano, i tanti che subiscono e i pochi che divergono. Niente cibo, niente alloggio, niente medici, niente avvocati. Pene pecuniarie e prigione per chi prova a darti una mano. Non ci sono solo Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi, così sanzionata da Washington (e Guterres, il figurante lusitano segretario generale dell’ONU, zitto) e neppure solo Jacques Baud, prestigioso analista svizzero, collaboratore dell’ONU, accusato di essere portavoce del Cremlino e propagatore di teorie complottiste.

Sono stati espulsi dalla società umana e, potenzialmente, dalla vita. Senza accesso a denaro, possibilità di spostamento, trattamento medico, a qualsiasi contratto, per esempio di affitto o compravendita, privati dell’utilizzo degli strumenti per un’elementare sussistenza. Non possono provvedere al mantenimento dei propri figli. Potenzialmente chi gli fornisce assistenza, in Germania rischia il carcere.

Con le motivazioni più varie e arzigogolate e, in posizione di preminenza, quella delle “Minacce ibride russe”, sono state colpite dalla UE, senza il minimo procedimento giurisdizionale, senza fornire prove, complessivamente 59 persone e 17 organizzazioni. In prima linea giornalisti e agenzie. Ai così puniti senza preoccuparsi di fondarsi sulla legge o fornire prove, è negato il diritto alla difesa e addirittura la possibilità di far ascoltare le proprie ragioni. Zitto e dietro la lavagna! Senza termini di tempo. Quanto ai loro dati personali, né è concessa libera circolazione. Se li può giocare il peggiore malintenzionato. Ne va della “sicurezza”.,

L’obiettivo è la rovina finanziaria e l’isolamento. E l’intimidazione a largo raggio. Nel 17° pacchetto di sanzioni UE sono appunto i professionisti dell’informazione i destinatari della riduzione all’inattività professionale e all’incapacità esistenziale .

Il concetto sulla base del quale sono adottati questi provvedimenti è di una indefinitezza e arbitrarietà assolute: “disinformazione” (di solito sancita ad libitum (volgo: a capocchia) ed, eventualmente, con il soccorso di “tecnici” reclutati per la bisogna, detti “factcheckers”. Ne sa qualcosa Mentana, direttore di “Open”, dove questi sicari imperversano. Di “Open” ho modestamente fatto esperienza anch’io. Mi ero azzardato di dare della vicenda Giulio Regeni, dopo dettagliati e approfonditi studi, da nessuno neppure tentati, una versione opposta a quella ufficiale, ma fondata su fatti e dati che ai factcheckers non interessavano).

Tutto questo per la decisione di un’entità UE, la Commissione della baronessa von der Leyen, che nessuno ha legittimato mediante elezioni. Con tanti saluti a tutte una serie di diritti e libertà, pure sancita dai sacri statuti.

Ricordate quel Josep Borrell, già capo della diplomazia UE, che vaneggiava di una “Europa giardino del mondo, mentre fuori è la giungla”? Ricordate anche gli Adamiti, setta cristiana del IV secolo? Aspiravano al giardino dell’Eden e finirono in rovina. E noi ci lamentiamo dei pacchi di Piantedosi….

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

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"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

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