Gli Stati Uniti sotto sequestro

L'ultimo tentativo di Obama di evitare tagli da 1,2 trilioni di dollari in 10 anni

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Gli Stati Uniti sotto sequestro

L'ora X per gli Stati Uniti è fissata alle 23.59 orario di Washington DC, le 5.59 italiane di sabato. Senza un accordo bipartisan sulla riduzione del debito, gli Stati Uniti andranno incontro ad una serie di tagli incondizionati di circa 1,2 trilioni di dollari in 10 anni. L'ironia del “sequestro”, come è stato ribattezzato in America, è che si tratta di una punizione auto-inflitta nell'agosto del 2011, quando il Congresso ha deciso di varare riduzioni così drastiche e gravi nella scadenza indicata, in modo tale da imporre un accordo tra Repubblicani e Democratici di riduzione bilanciato del debito. Al momento, tuttavia il partito dell'elefantino, che controlla il Congresso ed ha già dichiarato di non voler ulteriori aumenti delle tasse, ha assunto un atteggiamento ostile rispetto alle proposte avanzate dal presidente Obama, responsabile di aver sottovalutato la questione fino a questo momento.  
Nel tentativo estremo di scongiurare i tagli previsti, che secondo il presidente della Fed costerebbero un punto e mezzo del Pil e per Krugman almeno 700 mila posti di lavoro,  Barack Obama ha annunciato mercoledì di aver convocato i leader del Congresso per oggi alla Casa Bianca. Il presidente offre un pacchetto di tagli alla spesa pubblica, soprattutto in relazione alla Difesa, ed un aumento ulteriore delle tasse per le fasce più ricche della popolazione. Due misure che i repubblicani si rifiutano anche di considerare. Lo Speaker repubblicano alla Camera, John Boehner, in un'intervista al New York Times, ha accusato il presidente di voler creare un ingiustificato clima di terrore nel paese. Mercoledì Obama, infatti, aveva attaccato duramente il partito dell'elefantino, responsabile di minacciare la ripresa economica e mettere a rischio milioni di posti di lavoro. Secondo diversi analisti, molti esponenti repubblicani vedono in modo positivo il “sequester”, che prevede pesanti riduzioni della spesa pubblica senza toccare le imposte.
Lo stallo politico attuale è tale che in molti negli Stati Uniti reputano possibile un mancato accordo, che sarebbe il primo grande fallimento della presidenza Obama.

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