Gli Usa plaudono la riforma d'espatrio decisa a Cuba

"E' in linea con la Dichiarazione Universale dei diritti umani: ognuno ha il diritto di poter lasciare il proprio paese"

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Gli Usa plaudono la riforma d'espatrio decisa a Cuba

Dopo la decisione di martedì del regime cubano di Raul Castro di riformare il sistema di immigrazione, eliminando gran parte delle restrizioni alla libertà di espatrio, è arrivata la reazione da parte degli Stati Uniti. "E' in linea con la Dichiarazione Universale dei diritti umani, che sancisce che ognuno ha il diritto di poter lasciare il proprio paese", ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, congratulandosi con un passaggio importante nella transizione riformista che Raul Castro vuole imprimere all'isola.
Al momento i cittadini cubani devono richiedere un lungo e costoso permesso per poter viaggiare all'estero, mal visto della popolazione, che ha accolto favorevolmente l'annuncio di un tale cambiamento. Rispetto alla riforma, che secondo i media cubani sarà in vigore dal 14 gennaio, coloro che hanno residenza permanente nell'isola avranno la possibilità di stare all'estero anche per un periodo di due anni, invece degli attuali undici mesi concessi, senza dover richiedere particolari visti o concessioni. Tutto quello di cui hanno bisogno i cubani per partire è un semplice passaporto o documento d'identità in regola. La nuova legge prevede ancora restrizioni verso quello che il regime ha definito “il capitale umano” cubano, in particolare medici, scienziati ed alte cariche dell'esercito. Cuba, in precedenza, considerava le persone che cercavano di uscire o rientrare nel paese come traditori della rivoluzione, ma la versione del regime si è modificata quando la maggior parte dei cittadini oggi cerca all'estero opportunità economiche, di cui anche il paese ne potrebbe beneficiare in termini di soldi e conoscenze tecnologiche.
 Il gruppo di cubani esiliato negli Stati Uniti ha definito però insufficiente la decisione di Havana. Ramon Saul Sanchez, presidente del Movimiento Democracia con base a Miami, ha giudicato insufficiente il tentativo di regolare l'immigrazione cubana e “non risolve le continue violazioni dei diritti umani”. Ileana Ros-Lehtinen, un rappresentante cubano al Congresso americano, ha dichiarato che le misure non sono "niente più che il tentativo disperato di Castro di imbrogliare il mondo su un cambiamento della situazione politica del paese". Centinaia di migliaia di cubani hanno preso la decisione di immigrare illegalmente dal paese negli ultimi decenni, molti di loro hanno raggiunto gli Usa, dove hanno costituito la diaspora anti-Havana. Gli Usa hanno garantito la residenza automatica ad ognuno che raggiunga il paese da Cuba. 

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