I conti in tasca

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I conti in tasca

 

 

di Patrizia Cecconi

 

Dunque il ministro Speranza ha parlato, ha parlato chiaro e ha anche dato i numeri. Numeri esatti: 202 milioni e 573 mila dosi di vaccino acquistati da sei diversi produttori (AstraZeneca, Johnson&Johnson, Sanofi, Pfizer-BioNTech, Moderna, CureVac).

Il ministro ha dichiarato pubblicamente che mira a  raggiungere l’immunità di gregge. Espressione fino a qualche mese fa ritenuta offensiva dai media un po’ ignorantelli, ma ora che ne hanno capito il significato la usano a ripetizione.
Allora vediamo i numeri dati da Speranza rispetto all’immunità di gregge. Il ministro ha affermato che questa si raggiungerà vaccinando il 70% della popolazione italiana.

Bene il 70% di 60 milioni fa 42 milioni. Però il ministro ha precisato che alcuni di questi vaccini (non sappiamo quali e neanche sappiamo perché li abbia accettati) andranno ripetuti probabilmente due volte e quindi sarà bene comprarne 84 milioni di dosi per essere sicuri. Questo non lo ha detto lui, ma lo diciamo noi facendo un semplice conto e anche per eccesso.

Il vaccino non salverà dal contagio, ci fa intanto sapere dagli schermi che ormai sono la sua seconda casa, la dr.a Capua, voce accreditata e al di sopra di ogni sospetto e proprio per questo la sua affermazione genera qualche perplessità. Ma andiamo avanti.

Supponiamo che il vaccino vada ripetuto anche una terza volta, e supponiamolo per tutto il 70% dei vaccinati e non solo per una parte di essi. Quindi il giovane, inesperto ma molto saggio ministro Speranza avrà pensato di abbondare e noi, calcolatrice alla mano, scopriamo che 42 milioni di dosi per 3 fa 126 milioni di dosi. Ma la differenza tra 202.573.000 dosi e 126.000.000 è notevole e ci piacerebbe trovare la giustificazione aritmetica o logica o sanitaria di questa differenza.  Ma non ci viene data.

Abbozziamo un’ipotesi e cioè che il saggio ministro non si accontenterà dell’immunità di gregge, ma mirerà a vaccinare tutti gli italiani perché scherzando, scherzando, chi non si vaccinerà potrebbe essere “convinto” a farlo pena l’esclusione da questo e da quello e quindi, nella partita vaccino contro emarginazione vincerà il vaccino.
Non sappiamo se questo sia stato il suo pensiero, è solo una nostra ipotesi per cercare di arrivare a quel numero che non trova giustificazione. Quindi, 60 milioni di italiani fa 60 milioni di dosi che se dovessero ripetersi tutte arriverebbero a 120 milioni e se, malauguratamente, si dovesse arrivare per tutti a un terzo richiamo saremmo a ben 180 milioni di dosi perché, lo sa anche un bambino di terza elementare, 60 per 3 fa 180.

Ma il buon ministro Speranza ne ha comprati 202.573.000. Ovviamente acquisto effettuato con i soldi delle tasse degli italiani, che però saranno contenti di sapere che quei fondi, almeno una volta,  sono spesi per loro, per la loro salute perché, come dicono amorevolmente alcuni giornalisti o lettori dei TG, “lo fanno per il nostro bene”!

Sì, lo faranno anche per il nostro bene, ma tra 202.573.000 dosi e 180.000.000 ci passa una bella differenza. Perché il saggio Speranza ha tanto abbondato? Ha per caso avuto la promessa di uno sconticino per buon peso? O perché? Domanda alla quale, senza polemica, ci piacerebbe avere risposta.

Possiamo essere d'accordo o in disaccordo circa l'utilità del vaccino, ma sui numeri non c'è libertà di opinione, i numeri sono oggettivi e allora i conti non tornano. Perché ministro Speranza? Una risposta sarebbe gradita. E sarebbe anche doverosa.

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