I frigoriferi di Putin

1150
I frigoriferi di Putin

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Francesco Santoianni


Ma com’è che per le esplosioni, a pochi giorni di distanza, di due aziende militari[1] o per l’esplosione nel porto di Amburgo si è parlato di “incidenti”, mentre ora, davanti ai frigoriferi dei supermercati hackerati si da la colpa a Putin? Forse perché le prime rivelavano una sconcertante vulnerabilità militare dei paesi UE, mentre i frigoriferi hackerati sono la testimonianza della malvagità di Putin, per la quale dovremmo serrare le file? Chissà!

Meglio, allora, occuparci di un’altra questione: quali sono le prove che possono fare identificare la provenienza di un hackeraggio? Una domanda pressante davanti agli innumerevoli articoli sui troll di Putin, o di Kim Jong-un, o di Xi Jinping… che sarebbero dietro disservizi come quelli che, quest’anno, hanno interessato i servizi fiscali belgi, i servizi pubblici norvegesi, gli aeroporti europei…

In realtà, come attestato dalla struttura dell’Unione europea che si occupa di sicurezza informatica [2], identificare con certezza la provenienza di un cyberattacco è estremamente difficile. Certo, si possono analizzare indirizzi IP, programmi utilizzati per l’intrusione, caratteristiche del codice, orari di attività, modalità operative e infrastrutture informatiche. Ma un indirizzo IP, poniamo, russo non significa necessariamente un hacker russo; potrebbe appartenere a un server compromesso da un aggressore situato altrove. Anche il malware può ingannare. Un programma già utilizzato da un gruppo di hacker può essere copiato, modificato o deliberatamente impiegato per lasciare una falsa pista. Perfino gli orari di attività, le impostazioni linguistiche e le caratteristiche della tastiera possono essere manipolati. Per questo le indagini, ad esempio quelle svolte negli USA, che si sono concluse con la condanna di qualche hacker sono durate, spesso, anni e si sono basate sul confronto tra i pochi dati informatici e quello che già si sapeva di qualche sospettato.[3]

Non così per il celebre attacco informatico del novembre 2014 alla Sony Pictures che vide, da una parte, una prestigiosa azienda di sicurezza informatica[4]  (che suggeriva di indagare tra gli ex dipendenti Sony) dall’altra l’FBI che, verosimilmente, per evitare di dover smentire addirittura il presidente degli Stati Uniti, comunicò alla procura il nome di tale Park Jin Hyok, un nordcoreano che non fu neanche imputato; anche perché non si sapeva neanche se esistesse davvero. Una storia semplicemente surreale, già raccontata qui,  e che proviamo a sintetizzare.

Nel dicembre 2014, negli USA, la Sony, verosimilmente, per promuovere il lancio del film “The Interview” (una parodia sul “dittatore della Corea del Nord” Kim Jong-un) mise in giro la voce che l’attacco informatico subito il mese prima (tre terabyte di dati trafugati) era opera di non meglio precisati “emissari della Corea del Nord” per impedire l’uscita del film. E, dichiarando di temere attacchi terroristici, sospendeva l’uscita del film prevista per Natale. L’invito di Barack Obama[5] a “non cedere al ricatto” e l’entrata in campo di George Cloney e Paulo Coelho che annunciavano di essere disposti a comprare il film e farlo vedere in “tutta sicurezza” su internet, scatenò un movimento che “in nome della difesa della libertà negli USA” chiese alla Sony di distribuire il film. E così il film, proiettato in sale presidiate da guardie armate, fu un successo di botteghino nonostante le recensioni che lo presentavano come una commediola insignificante, basata su battute triviali.

Non sappiamo come la prese Kim Jong-un, prima sbeffeggiato in un film e poi accusato di servirsi di pirati informatici. Sappiamo, invece, oggi come la prende: accusato di aver fatto trafugare ai suoi hacker sei miliardi di dollari “nega le accuse e testa missili da crociera strategici”[6]

 

[1] 10 agosto 2026: EMCO nei pressi di Belitsa, Bulgaria; 13 agosto 2026: KNDS Colleferro, nei pressi di Roma

[2] CERT-EU, Cyber Threat Intelligence Framework (2026): https://www.cert.europa.eu/publications/threat-intelligence/cyber-threat-intelligence-framework/

[3] Joseph Menn, “Cult of the Dead Cow: How the Original Hacking Supergroup Might Just Save the World”, PublicAffairs , 2019

[4] The Guardian, 12 dicembre 2014, “Hackers may attack other film studios after leak of Sony Pictures’ data”: https://www.theguardian.com/film/2014/dec/12/hackers-attack-film-studios-sony-pictures-leak-cybersecurity-warning

[5] https://www.repubblica.it/esteri/2014/12/19/news/usa_obama_discorso_fine_anno-103325396/

[6] test di lancio di missili da crociera strategici

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Parola d’ordine: guerra ibrida Parola d’ordine: guerra ibrida

Parola d’ordine: guerra ibrida

Il semestre d’oro di Netanyahu di Michelangelo Severgnini Il semestre d’oro di Netanyahu

Il semestre d’oro di Netanyahu

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà   Una finestra aperta Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

I frigoriferi di Putin di Francesco Santoianni I frigoriferi di Putin

I frigoriferi di Putin

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina di Alessandro Bartoloni Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Ma chi sono gli stranieri a Milano? di Paolo Desogus Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Il rischio del processo mediatico di Paolo Arigotti Il rischio del processo mediatico

Il rischio del processo mediatico

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it" di Geraldina Colotti Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

 I veri estremisti di Alessandro Mariani  I veri estremisti

I veri estremisti

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte di Giuseppe Giannini La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

Storia dell'integrazione europea di Gilberto Trombetta Storia dell'integrazione europea

Storia dell'integrazione europea

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti