I negoziati di Ginevra dividono il governo iraniano
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Mercoledì 20 novembre, Ali Khamenei ha tenuto un discorso a Teheran davanti a decine di migliaia di milizie della Repubblica Islamica. La Guida Suprema, la più alta autorità del paese che ha l'ultima parola sulla questione nucleare, ha definito la "linea rossa" che deve essere rispettata dal team negoziale a Ginevra: il diritto innegabile degli iraniani al’'arricchimento dell'uranio.
Come ricostruisce Ghazal Golshiri su Le Monde, se Khamenei ha ribadito il suo sostegno al governo del presidente Hassan Rohani e ai responsabili dei negoziati, la stampa iraniana e molti politici conservatori non hanno mai smesso di criticarli. Un centinaio di parlamentari ha redatto un disegno di legge che, se approvato, vieterebbe a Mohammad Javad Zarif, il Ministro degli Affari Esteri, di fare alcune concessioni come l’arresto dello sviluppo di "alcuni siti nucleari" o l’arricchimento dell’uranio al 20%" .
Il più grande quotidiano ultraconservatore, Kayhan, ha messo in guardia i diplomatici iraniani dal fare "nuove concessioni" durante questo round di colloqui. Il suo editore, Hossein Shariatmadari, nominato dal Leader Supremo, ha scritto il 20 novembre che "Teheran aveva già soddisfatto determinati requisiti chiesti dal Gruppo dei 5 +1, senza aver ottenuto nulla di concreto in cambio. Ecco perché ora spetta a loro fare alcune concessioni per il nostro paese".
Questa posizione, commenta Golshiri, suona come un avvertimento della Guida all'attenzione del Presidente Rowhani, che continua a difendere la necessità di trovare un accordo a Ginevra, nell'interesse della regione, ma anche del mondo occidentale.

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