I repubblicani danno il benservito a Romney

Dopo la grave sconfitta elettorale, il partito dell'Elefantino cerca il necessario rinnovamento interno

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I repubblicani danno il benservito a Romney

A due settimane dall'election day, il Partito Repubblicano decide di cambiare volto. Dopo una brevissima pausa di riflessione e analisi della sconfitta subita alle ultime elezioni presidenziali, il Grand Old Party, con un messaggio non troppo velato e senza tanti giri di parole, ha dato il benservito a Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts e, fino allo scorso 6 novembre, candidato del partito dell'elefantino alla Casa Bianca. L'ex aspirante comandante in capo aveva provato a spiegare il risultato non risparmiando critiche a Obama. "La campagna del presidente si è concentrata su determinati gruppi, cui ha concesso grossi regali”, ha affermato Romney, aggiungendo che il rivale democratico "ha fatto dei grossi sforzi sulle piccole cose, mentre la mia campagna, al contrario, è stata sui grandi temi importanti per l’intero Paese".
Alle parole sui "doni" a giovani e minoranze, nelle ore successive, è seguita una pioggia di critiche. Stavolta, però, non dai Democratici, ma dagli stessi Repubblicani, ormai ai ferri corti con il loro ex front runner. Tra i primi a prendere le distanze, il governatore della Louisiana Bobby Jindal, per il quale le affermazioni di Romney sono "assolutamente sbagliate". "Rifiuto questa tesi", ha aggiunto Jindal, "non penso che ci rappresenti come partito né oggi né in prospettiva. E questa dovrebbe essere una delle fondamentali lezioni che dovremmo imparare dalle ultime elezioni". Sulla medesima linea d'onda, anche il governatore repubblicano dell'Iowa Terry Branstad, che ha evidenziato come tali dichiarazioni non siano di alcun aiuto, sottolineando la necessità di "voltare pagina e guardare avanti", il senatore della Florida e grande speranza del GOP Marco Rubio, per il quale «la missione del nostro partito non dovrebbe essere negare aiuti a chi ne ha bisogno" e lo stesso governatore della Florida Rick Scott, che ha bollato le esternazioni di Romney come «inopportune».
Incapace di scaldare i cuori della destra americana, di emozionare i nostalgici di Reagan (né tantomeno gli elettori di George W. Bush), di interpretare e rappresentare la cosiddetta Right Nation, Romney non è mai stato completamente accettato dai Repubblicani.

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