I 10 punti di Teheran e il ruolo della Cina: cosa sappiamo della tregua (di Andrea Zhok)

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I 10 punti di Teheran e il ruolo della Cina: cosa sappiamo della tregua (di Andrea Zhok)


di Andrea Zhok*

Questa notte è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di quattordici giorni tra USA e Iran.
 
Le condizioni di questo accordo sono piuttosto sorprendenti e questo lascia pensare che si tratti di un accordo instabile.
 
Dell'accordo esistono come sempre due versioni, con retoriche differenti.
 
La versione americana è: l'Iran è stato costretto ad accettare un cessate il fuoco dagli attacchi di ieri (tra i più pesanti della guerra); la condizione tassativa che viene posta per il mantenimento del cessate il fuoco è l'apertura dello stretto di Hormuz. Quanto alle condizioni per trasformare la tregua in una pace, Trump riferisce che i 10 punti proposti dall'Iran sono una buona base negoziale su cui lavorare.
 
La versione iraniana è, naturalmente, alquanto diversa: gli USA e Israele sarebbero stati costretti dalla vigorosa difesa iraniana a pervenire obtorto collo ad un accordo che rappresenterebbe una chiara sconfitta. E la ragione a sostegno di questa versione sarebbe l'accettazione da parte americana dei 10 punti della proposta iraniana.
 
Ora, se guardiamo a questi 10 punti, se questi fossero il punto di caduta finale di un accordo di pace, sarebbe difficile dare torto all'interpretazione iraniana. Tali punti infatti recitano:
 
1- Gli Stati Uniti si impegnano in maniera fondata a garantire l'assenza di aggressione futura.
2- L'Iran manterrà il controllo sullo Stretto di Hormuz
3- Si riconosce la possibilità di arricchimento dell'uranio
4- Si revocano tutte le sanzioni primarie
5- Si revocano tutte le sanzioni secondarie
6- Si annullano tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
7- Si annullano tutte le risoluzioni del Board of Governors USA (scongelamento fondi iraniani)
8- Verrà pagato un risarcimento all'Iran per i danni subiti
9- Tutte le forze combattenti statunitensi dalla regione devono essere ritirate
10- La guerra dev'essere fermata su tutti i fronti, compresa la lotta contro la resistenza islamica del Libano.
 
Ora, è abbastanza chiaro che se questi punti fossero accettati pienamente, si potrebbe parlare letteralmente di una capitolazione della coalizione Epstein.
 
L'espressione usata da Trump, di essere una base su cui si può lavorare (workable) è sufficientemente ambigua da consentire molte varianti.
 
Si potrebbe dire che questo sarebbe un esito troppo bello per essere vero, e che ci dev'essere qualcosa dietro.
 
Si è saputo che dietro le quinte la Cina ha spinto per il raggiungimento di questo esito negoziale, e dal punto di vista cinese si può ben capire sia l'interesse sia la capacità di spingere l'Iran su posizioni conciliatorie.
 
Quanto a Israele, sembra aver cercato fino alla fine di remare contro l'accordo. Nelle prime ore c'è stato anche un interessante siparietto dove Netanyahu ha dapprima sostenuto che l'accordo non includeva il fronte del Libano, salvo venir ricondotto alla moderazione da una comunicazione del Primo Ministro del Pakistan, che affermava che il Libano era incluso.
 
Ora, che prospettiva emerge da questo quadro?
 
Nell'immediato c'è un sollievo collettivo per la rapida discesa del prezzo del petrolio, attestatosi a 95 dollari al barile dai 110 dollari di ieri.
 
Che gli USA possano accettare integralmente quei 10 punti mi sento di escluderlo.
 
Anche l'accettazione della metà di essi sarebbe un trionfo per l'Iran.
 
D'altro canto, non credo che la dirigenza iraniana né possa né voglia accettare un accordo troppo chiaramente al ribasso, dopo gli enormi sacrifici fatti.
 
Dunque nei prossimi giorni ci si muoverà lungo un crinale assai sottile e la possibilità che il conflitto si reinneschi è altissima.
 
La mia personale impressione è che qui ci sia un unico attore, non comparso in prima persona sulla scena, che ha la capacità di condurre questa tregua nel porto sicuro di una pace duratura, ed è la Cina. La Cina ha un chiaro interesse alla preservazione della sovranità iraniana, e ha i mezzi per spingere sia gli USA sia l'Iran ad accettare condizioni indigeste. Rispetto all'Iran, la Cina è il maggior partner commerciale e la maggiore forza capace di aiutare nella ricostruzione.
 
Rispetto agli USA, la Cina ha la capacità di minacciare credibilmente un rafforzamento delle capacità iraniane, sia militari che di resistenza economica nel lungo periodo (nel caso di una ripresa del conflitto).
 
Detto questo, basterà un soffio di vento, un gesto inconsulto perché l'intera regione riprenda immediatamente fuoco.

Andrea Zhok

Andrea Zhok

Professore di Filosofia Morale all'Università di Milano

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