Il governo Meloni? Penalizza i poveri deridendo la miseria

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Il governo Meloni? Penalizza i poveri deridendo la miseria

 

di Federico Giusti

Quando cancelli il Reddito di cittadinanza, ridicolizzi il salario minimo e lasci che le tasse sulle eredità siano tra le più basse del mondo operi scelte incontrovertibili.
Potremmo sintetizzare in queste (poche) parole l'operato del Governo Meloni nonostante sia stato preceduto e accompagnato da un bagaglio retorico infinito e dall'equivoco, di lungo corso, secondo cui la destra sociale sarebbe  ostacolo  per gli interessi dei dominanti.
 
Storicamente questo luogo comune non è supportato da alcuna prova, le correnti fasciste repubblicane, in teoria avversarie della plutocrazia, non operarono alcuna scelta per contrastare i padroni, ne assecondarono gli interessi portando il paese alla guerra, dopo 15 anni di Regime fascista i salari erano ancora fermi al 1921 perdendo sensibilmente potere di acquisto.
 
Perfino la natura statalista delle destre si scontra con la realtà, smentita da scelte operate in ambito fiscale tra detassazioni e mancati interventi sociali, alla fine è stata penalizzata la parte più povera del paese, i salari sono stati mortificati dalla erosione del potere di acquisto, i contratti nazionali siglati a un terzo della inflazione.
 
E come in epoca fascista i salari sono stati sganciati dal reale costo della cita, anzi per favorire la coesione sociale il Governo ha rinunciato ai proventi di parte delle tasse per restituire alle buste paga un po' di ossigeno anche se, fin da ora, mancano le risorse al welfare. E quindi? Chi esulta per le detassazioni i vantaggi acquisiti dovrà confrontarli con tutte le spese aggiuntive da sostenere perchè il nostro stato sociale, e i servizi pubblici, non sono messi in condizione di funzionare.
Se prendi 5 e poi devi spendere 6 dal privato potrai dire di avere acquisito benefici dai tagli del cuneo fiscale?
Ulteriore conferma degli interessi padronali sostenuti dal Governo....
 
Torneremo più avanti nella disamina del potere di acquisto ma basterebbe confrontare Reddito di cittadinanza con l’assegno di inclusione per acquisire consapevolezza della penalizzazione operata ai danni dei poveri.
 
E se neanche questi argomenti scalfiranno la granitica fede nella destra popolare, o presunta tale, andate a guardarvi gli scritti di Banca Italia che certificano la feroce erosione del potere di acquisto dal 2021 al 2025
 
Il governo Meloni ha approvato la decontribuzione per i redditi fino a 35 mila euro per poi virare verso il taglio del cuneo fiscale fino a 40 mila. Sono queste misure sufficienti a recuperare potere di acquisto? Dati alla mano  diremmo di no senza per altro considerare l'indebolimento progressivo del welfare che ricordiamo è un bene comune e soprattutto per le classi sociali meno abbienti.
 
E rispetto al RdC sono dimezzate le risorse, sempre BanKitalia ha simulato uno studio con l'aggancio al caro vita dei requisiti necessari per ottenere il "sussidio", ebbene in tale caso il reddito delle famiglie povere sarebbe cresciuto del 20 per cento, poco più della inflazione stessa.  
 
Il mancato adeguamento al costo della cita di innumerevoli requisiti ha un solo scopo:  ridurre la platea dei beneficiari senza tener conto della evoluzione dei prezzi e dell'aumento del costo della vita che rendono una soglia minima  prestabilita già discutibile e superata dall'aumento dei prezzi.
 
Nonostante queste osservazioni, nel corso delle audizioni prima di approvare la Legge di Bilancio, Bankitalia esprime un giudizio positivo sull'operato del Governo a  conferma che almeno gli interessi della Finanza sono stati ben salvaguardati (per quanto il centro studi della Banca sia una fonte autorevolissima non dimentichiamo la provenienza dello stesso).
 
Un quotidiano economico, Italia Oggi, sintetizzava settimane or sono il contenuto della audizione in Parlamento
 
Tra la fine del 2019 e il secondo trimestre del 2023 le retribuzioni orarie nel settore privato non agricolo si sono ridotte di oltre 10 punti percentuali per poi risalire di circa tre punti fino al secondo trimestre del 2025. Il problema della perdita del potere di acquisto c’è ma per Bankitalia la soluzione non deve essere a carico dello Stato: «E’ improprio assegnare al bilancio pubblico il compito di recuperare» questo «soprattutto quanto la redditività delle imprese può consentire che questo avvenga attraverso la contrattazione». In prospettiva «la crescita dei salari reali non può che essere sostenuta da un sistema di relazioni industriali ben funzionante e da un rilancio della produttività del lavoro, che si è ridotta di oltre un punto percentuale dalla fine del 2019».
 
La riflessione di Bankitalia è legata al fatto che la legge di Bilancio 2026 prevede un’aliquota ridotta al 5% per il solo 2026 sugli incrementi retributivi erogati, in attuazione dei contratti sottoscritti nel biennio 2025-2026, a chi ha un reddito dipendente non superiore a 28.000 euro.
 
 
Una volta tanto condividiamo quanto detto da Banca Italia ossia che compito di restituire potere di acquisto ai salari è prerogativa delle imprese e delle norme che regolano la contrattazione. Se il Governo si sostituisce alle imprese, ben presto mancheranno risorse ad altri capitoli di bilancio, si possono, nell'immediato, nascondere i problemi ma prima o poi gli stessi verranno alla luce mostrando la inadeguatezza di un Esecutivo che sta agevolando le imprese distruggendo il welfare.
 
E quanto sta avvenendo a Niscemi conferma l'assenza di una visione di insieme, a dir poco, che sappia almeno affrontare i problemi dei territori e delle famiglie contrastando il dissesto idrogeologico e la erosione del potere di acquisto dei salari.  Stiamo chiedendo troppo al Governo degli Italiani?

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Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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