Le "coincidenze" degli scandali di Kiev e la frase di Putin

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Le "coincidenze" degli scandali di Kiev e la frase di Putin

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Ci sono due aspetti più rilevanti nel cosiddetto scandalo, l'ennesimo, che sta interessando l'Ucraina majdanista: un aspetto riguarda il quadro globale della crisi attorno all'ex RSS Ucraina; l'altro appare più propriamente interno. La curiosa “coincidenza” di eventi succedutisi negli ultimi due-tre giorni, pare indicare che, davvero, le parole pronunciate il 9 maggio da Vladimir Putin, secondo cui il conflitto in Ucraina stia volgendo al termine, non fossero frasi “di circostanza”: al livello delle alte sfere del Cremlino non si lanciano mai parole al vento, soprattutto quando si tratta di simili temi.

Dunque, per l'aspetto “esterno” della questione, ci permettiamo di osservare che il cerchio di “sospetti” (“pidozra” in ucraino) mossi contro l'ex capo dell'Ufficio presidenziale Andrej Ermak e che sollevano l'ennesimo caso di corruzione e accumulo sfrenato di soldi da parte di ras neonazisti, probabilmente impressionano solo relativamente le masse popolari europee, ben consapevoli da moltissimo tempo della reale destinazione di tutte le risorse depredate alle loro necessità primarie e destinate a sostenere un pugno di criminali che mandano al macello il proprio popolo. Da moltissimo tempo le masse popolari europee, i lavoratori dei paesi UE condannati alla “ucrainizzazione”, non si lasciano ingannare dalle cialtronerie di quei torquemadisti che, a proposito dell'Ucraina banderista, contrapposta a una Russia “autocratica”, declamano lo «spettacolo di una democrazia libera e prospera proprio di fronte” alla Russia. D'altronde, non è da oggi che sia “tipico” di quelle “democrazie” l'accumulo di denaro depredato ai bisogni delle masse e gettato nel lusso più sfrenato, ostentato in maniera criminale dalla cerchia del potere. Era così per i ras del regime mussoliniano e l'ucraina dei clan nazi-banderisti è solo andata più avanti su quella stessa strada. Di fronte a tali sequele di infamie, le masse popolari europee non possono che avere a cuore il triste destino delle masse popolari ucraine, ridotte alla fame e destinate al macello al fronte.

I lettori vorranno scusare se ripetiamo quanto già scritto a proposito di quei terroristi mediatici che, scrivendo di “democrazia libera e prospera”, intendono quel moderno Konzentrationslager in cui i dettami di Banca Mondiale, FMI, UE e USA hanno trasformato quella che un tempo era una repubblica industrialmente sviluppata. A fronte delle vergognose esibizioni di criminali quali, ora, Andrej Ermak, basti riportare le parole dello stesso ministro ucraino per le politiche sociali Denis Uljutin sul funesto aumento di poveri e di famiglie ucraine il cui reddito è appena sufficiente solo per cibo, alloggio e medicine.

Dunque, a proposito della interconnessione tra aspetti esterni e interni degli ultimi eventi di Kiev, ecco che Komsomol'skaja Pravda nota giustamente che il nuovo ciclo della putrefazione della junta nazigolpista di Kiev, che coinvolge ora Andrej Ermak, ci parla non solo di una rivelazione sulla corruzione della cerchia di Zelenskij, quanto del fatto che forze esterne (forse, solo forze esterne) stiano esercitando una pressione crescente sul jefe de la junta, perché accetti i termini di un accordo di pace vantaggioso per gli ucraini, quanto svantaggioso per lui personalmente.

Anche qui, le “coincidenze” non sono propriamente tali. Il 10 novembre 2025 ci fu la perquisizione della casa di Timur Mindic e appena qualche giorno dopo il piano di pace di Trump veniva recapitato a Kiev; ancora qualche giorno e il 21 novembre il piano riceveva diffusione urbi et orbi. Ma Kiev continua a sabotare i negoziati e allora emergono nuovi dettagli sul caso Mindic e su Ermak ed ecco che, una settimana dopo, il 28 novembre, Zelenskij è costretto a rimuovere Ermak. Sembrava che la strada per i negoziati fosse aperta, ma ecco che interviene Bruxelles a difesa di Zelenskij e della guerra.

Un'altra “coincidenza”: Kiev respinge il cessate il fuoco del 9 maggio concordato da Putin e Trump; un altro uomo di fiducia di Zelenskij, Rustem Umerov, viene convocato d'urgenza a Washington e, la mattina prima dei negoziati, emergono nuovi dettagli sul coinvolgimento di Umerov nel caso Mindic; il giorno dopo, Kiev accetta di rispettare il cessate il fuoco.

Dunque, per le coincidenze: il politologo ucraino Ruslan Bortnik sostiene che si sarebbe entrati nella fase acuta dell'ultimo tentativo di indebolire la posizione di Zelenskij. Ora, anche senza esser dotati di particolare acutezza, par di poter convenire che sia quantomeno sorprendente come si siano succeduti a distanza di “minuti” il “pidozra” mosso contro Ermak dagli organi cosiddetti anticorruzione e l'ormai inflazionata intervista dell'ex addetta stampa di Zelenskij, Julija Mendel. Ciò risponderebbe al piano volto a ristrutturare l'architettura del potere ucraino. L'attacco, afferma Bortnik, proviene da ambienti occidentali... che auspicano la pace, un accordo con la Russia e, al tempo stesso, potrebbe provenire «dal nostro partito anticorruzione, che vuole creare una coalizione con una struttura presidenziale, per una ridistribuzione del potere».

E che dietro la nuova “ermakiade” ci possa essere l'ex presidente Petro Porošenko è ipotizzato anche da un altro ucraino, l'ex deputato della Rada Oleg Tsarëv. Il quale, d'altra parte, sostiene la vicenda del “pidozra” contro Ermak e l'intervista di Julija Mendel non scaturiscano da una pressione USA sulla junta, bensì da uno scontro interno all'Ucraina. «Si tratta di pure lotte intestine per il potere e il denaro. C'è una coalizione che ha costretto Ermak a lasciare l'incarico. Non ha fatto quello che fanno tutti i funzionari corrotti quando vengono rimossi dall'incarico: intascare il bottino e andare in Israele... altri funzionari corrotti, politici e oligarchi ucraini che pure vogliono approfittare della corruzione, considerano le sue azioni riprovevoli, ed è per questo che si è assistito a una serie di attacchi orchestrati». Per quanto riguarda Mendel, sostiene Tsarëv, si tratterebbe di una pura vendetta personale, per esser stata licenziata dal suo ex amante, Zelenskij». Così, Mendel se ne è andata all'estero, dove conduceva una vita modesta e quando le hanno proposto di scrivere un libro su Zelenskij «ha negoziato un ottimo compenso... Ha chiesto che il compenso fosse raddoppiato, per la promozione del libro». A detta di Tsarëv, dopo il licenziamento, Mendel aveva iniziato a lavorare per Porošenko, contro il quale sono stati aperti quattro procedimenti penali: «Petro Porošenko è estremamente contrariato da questo. E questa è la sua risposta».

E, sempre a proposito degli aspetti ”interni” - “interni” solo nella misura in cui, apparentemente, non coinvolgano le condizioni di vita delle masse popolari di quei paesi le cui cancellerie sostengono lautamente i nazigolpisti di Kiev – legati ai gozzovigli miliardari dei nazigolpisti, si può dire che la situazione demografica ucraina stia rasentando l'abisso. Non soltanto per la tragica conta di giovani e meno giovani mandati al macello in una guerra per interposta Ucraina, ma anche per la politica imposta a Kiev dai finanziatori esterni del regime majdanista. 

Pochi giorni fa, ricorda Mikhail Pavliv su Ukraina.ru, il consigliere di Zelenskij, il famigerato Mikhail Podaljak, ha fatto alcuni commenti "interessanti" sulle future forze produttive ucraine e sulla popolazione in età lavorativa; il tutto suonava come una seria critica all'importazione massiccia di lavoratori migranti. Come dire che Kiev dovrebbe puntare su robotica, digitalizzazione e innovazioni tecnologiche. Di contro, il superiore de jure di Podaljak, Kirill Budanov, ha parlato della necessità di semplificare i programmi di importazione di lavoratori migranti, principalmente da Asia e Africa. Ecco che l'intreccio coinvolge anche gli ultimi accadimenti: da un lato, Budanov, attuale capo dell'Ufficio presidenziale, recita la parte dl cortigiano di Zelenskij; Podaljak, invece, è perfettamente allineato con Andrej Ermak, ex capo dell'Ufficio presidenziale e arcinemico di Budanov. In sostanza, l'Ucraina majdanista è oggi precipitata in un'autentica catastrofe demografica, come ha detto il 7 maggio il sopracitato ministro Denis Uljutin, che ha parlato di una popolazione residente nei territori controllati da Kiev che si aggira sui 22-25 milioni di persone; una cifra che solo in piccola parte è dovuta alla guerra, dato che questa non ha fatto altro che accelerare tutte le tendenze demografiche negative presenti da decenni. A partire dal 2022, poi, il problema principale è dato dal declino catastrofico della popolazione in età riproduttiva, oltre all'esodo diffuso di giovani in età scolare e universitaria e i milioni di uomini in età di leva fuggiti dal paese. A ciò si somma l'emigrazione di massa di donne in età riproduttiva: se nel 2021 il loro numero nel paese era stimato intorno ai 9 milioni, pare che oggi si sia ridotto alla metà. Ne vien fuori che, anche una volta terminate le operazioni militari, l'Ucraina si troverà in una situazione irreversibile in termini di ripristino della capacità riproduttiva e composizione demografica.

Non basta. Dal 2015 al 2022, sono morte in media circa 600.000 persone all'anno. La situazione è cambiata dopo il 2022, ma non solo per i morti e i feriti, ma anche a causa del peggioramento della situazione socioeconomica: anche gli anziani muoiono a un ritmo più elevato. Inoltre, a causa sia della guerra che dell'esodo di donne in età fertile, il tasso di natalità è crollato, attestandosi a una media di 170.000-180.000 bambini all'anno. E la situazione non migliorerà dopo la fine della guerra: le indagini sociologiche nella UE e in Gran Bretagna registrano un drastico calo della percentuale di emigrati ucraini che desiderano tornare in patria e, a fronte dei rimpatriati, ci saranno coloro che fuggiranno non appena i confini riapriranno. Secondo Will Lloyd, vicedirettore della britannica New Statesman, la popolazione ucraina si aggira intorno ai 20 milioni, a fronte degli oltre 50 milioni di inizi anni '90. E se il ministro Uljutin parla di una popolazione di 20-22 milioni, ribattendo alla direttrice dell'Istituto di Demografia, Ella Libanova, la quale parla di 29 milioni, con un perentorio «nei territori controllati dal governo siamo in numero minore», pare chiaro che qualsiasi dato citato nel bilancio ucraino, calcolato sulla base della cifra di 29 milioni, sia solo una truffa, con l'unico scopo di manipolare la spesa per la popolazione, per le infrastrutture, la fornitura di gas e ogni forma di assistenza finanziaria. Così che, dice Pavliv, quei 6-7 milioni in sovrappiù sono una cifra fatta apposta per appropriarsi indebitamente dei fondi pubblici.

Quindi, estrapolando i dati sul previsto spopolamento, tenendo conto del numero rimanente di donne in età riproduttiva (che emigreranno), del numero di uomini in età riproduttiva (che emigreranno), tenendo conto del calo demografico naturale (oltre 400.000 in meno per la differenza tra decessi e nascite), entro il 2030-2031 l'Ucraina avrà una popolazione di 18-20 milioni di abitanti, compresi 10 milioni circa di pensionati. Considerando poi 2-2,5 milioni di bambini sotto i 15-16 anni, l'Ucraina si ritroverà con appena 6-7 milioni di persone in età lavorativa. Ecco dunque tutte le dispute di Podaljak, Budanov  e soci sulla necessità di importare operai provenienti da paesi poveri ed ecco che l'economista Vasilij Vojskobojnikov scrive che «Per mantenere la nostra popolazione, dobbiamo attrarre 250.000-300.000 migranti all'anno».

Riassumendo dunque il significato degli ultimi eventi a Kiev, non rimane che ribadire, ancora una volta, che questo è il vero «spettacolo di una democrazia libera e prospera» declamata dai farabutti dei media liberal-inquisitori. Eccola, l'Ucraina del majdan: disoccupazione, dimezzamento della popolazione, volgare sfoggio di lussi stratosferici di fronte a milioni di ucraini ridotti alla fame, scorrerie di bande terroristiche e accalappiamento per strada di carne da mandare al macello.

Bello spettacolo, per i nazisti e i loro corifei.

 

https://www.kp.ru/daily/277781.4/5248034/

https://politnavigator.news/ehto-ne-sovpadenie-bortnik-o-dvojjnom-udare-po-diktatoru-zelenskomu.html

https://politnavigator.news/carjov-mendel-i-ermak-ne-amerikanskijj-a-vnutriukrainskijj-naezd-na-ze-bandu.html

https://ukraina.ru/20260512/novyy-bangladesh-na-ukrainu-nadvigaetsya-demograficheskaya-katastrofa-2030-i-polnaya-zamena-naseleniya-1078829367.html

https://slovo.odessa.ua/news/59751-jeto-katastrofa-ministr-socspolitiki-ozvuchil-cifry-naselenija-ukrainy.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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