Il piano del Board of Peace per rinchiudere i civili di Gaza
Israele e il Board of Peace, l'organismo guidato dagli Stati Uniti, stanno definendo le linee guida per il trasferimento dei civili palestinesi della Striscia di Gaza all'interno di specifici "centri di accoglienza umanitaria". Secondo quanto riportato dai media israeliani, l'obiettivo strategico dell'operazione è separare progressivamente la popolazione civile dal controllo di Hamas, consentendo parallelamente alle forze israeliane di consolidare ed estendere la propria presenza sul territorio.
Il programma pilota a Tal al-Sultan
Il progetto, descritto dal quotidiano Israel Hayom come un "programma pilota", dovrebbe entrare nella sua fase operativa nelle prossime settimane. In base alle informazioni trapelate, la prima area designata per il ricollocamento forzato dei civili palestinesi sarà il distretto di Tal al-Sultan, situato nei pressi della città di Rafah.
I criteri di accesso a queste zone restrittive saranno rigidi: i residenti non dovranno possedere armi né avere legami, diretti o indiretti, con l'organizzazione di Hamas.
"Le forze multinazionali poste sotto la gestione del Board of Peace si dislocheranno in una struttura appositamente edificata presso Camp Amitai. Il contingente sarà equipaggiato con armi non letali per il mantenimento dell'ordine pubblico all'interno delle zone umanitarie, mentre Israele continuerà a presidiare le proprie posizioni, approfondendo il controllo oltre la linea gialla."
— Estratto del rapporto di Israel Hayom
Camp Amitai, la base logistica dell'operazione, è un'infrastruttura militare israeliana situata a ridosso dei confini della Striscia di Gaza. Le indiscrezioni della stampa indicano che i primi contingenti delle truppe internazionali sono attesi in Israele già nelle prossime settimane per completare le fasi di addestramento e pianificazione logistica.
Il Board of Peace sta inoltre individuando ulteriori aree all'interno delle comunità israeliane limitrofe alla Striscia per l'istituizione di grandi hub logistici, complementari ai campi già edificati per il supporto delle forze multinazionali all'interno di Gaza.
Assistenza temporanea e divieto di ricostruzione
Il piano prevede l'invio di cibo e aiuti umanitari all'interno di queste enclave isolate. Il rapporto qualifica l'operazione come un intervento di "riabilitazione temporanea" in aree definite "libere da Hamas", in conformità con la Sezione 17 del piano strategico di Washington per Gaza.
Tuttavia, fonti ufficiali israeliane citate da Israel Hayom hanno sottolineato un punto cruciale: non sarà consentito l'ingresso di cemento o materiali edili destinati alla ricostruzione permanente all'interno di tali aree.
L'orientamento dei vertici politici e militari israeliani emerge con chiarezza: l'obiettivo è privare Hamas di popolazione, territorio e risorse, determinandone il definitivo collasso strutturale attraverso l'isolamento totale dai civili.
Di contro, i funzionari del Board of Peace hanno precisato alla stampa che i civili che desiderano fare ritorno nelle aree presidiate da Hamas saranno liberi di farlo, rigettando la definizione di questi centri come strutture detentive.
Divisioni interne e il ruolo della International Stabilization Force (ISF)
L'analisi dei media israeliani evidenzia profonde divisioni interne alla leadership di Tel Aviv in merito alla reale efficacia del piano, legate soprattutto al timore che Hamas possa infiltrarsi o sfruttare la situazione a proprio vantaggio.
Il documento ribadisce inoltre la ferma posizione di Israele nel bloccare qualsiasi ritorno dell'Autorità Palestinese (ANP) alla governance di Gaza, subordinandolo all'attuazione di "riforme strutturali significative", in linea con i decreti programmatici dell'iniziativa lanciata da Donald Trump nell'ottobre 2025. Nel frattempo, Israele prosegue con l'intensificazione delle operazioni di eliminazione mirata all'interno della Striscia.
Rimangono tuttavia forti incertezze sulla reale composizione della International Stabilization Force (ISF), il braccio operativo del Board of Peace. Sebbene diversi Paesi abbiano manifestato la disponibilità a fornire truppe di peacekeeping, molti governi regionali e internazionali mostrano forti resistenze all'idea di un coinvolgimento diretto in uno scenario di aperto conflitto con la resistenza palestinese, la quale rifiuta la consegna delle armi prima di un totale ritiro israeliano e della nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Il contesto strategico e l'evoluzione del piano
Nonostante il Board of Peace abbia recentemente diffuso materiale fotografico relativo all'arrivo di veicoli tattici presso l'area di supporto logistico denominata "Endurance", non è ancora stata comunicata una data ufficiale per il dispiegamento sul campo della ISF.
Sul fronte opposto, un portavoce di Hamas ha dichiarato che il movimento auspica che la presenza di una forza internazionale possa favorire il rispetto di una tregua stabile, accusando Israele di continue violazioni costate la vita a oltre 1.000 palestinesi dall'ottobre 2025. Le disposizioni strategiche del piano Trump hanno finora consentito a Tel Aviv di consolidare l'occupazione militare su almeno il 60% del territorio di Gaza.
La complessità dello scenario è d'altronde confermata dai recenti report dell'emittente radiotelevisiva pubblica israeliana KAN, secondo cui Hamas starebbe dimostrando una forte capacità di riorganizzazione, reclutando nuovi effettivi e ripristinando la rete di tunnel e l'arsenale bellico. Un fattore, quest'ultimo, che starebbe spingendo l'esercito israeliano a pianificare nuove operazioni offensive su larga scala all'interno della Striscia.
Il progetto attuale rappresenta l'evoluzione di piani strategici discussi fin dal 2024, quando già si ipotizzava la creazione di "enclave umanitarie" o "bolle di sicurezza" volte a erodere l'autorità governativa di Hamas sul territorio palestinese.


