Il totalitarismo di casa nostra

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Il totalitarismo di casa nostra

Al maestro Valery Gergiev è stato intimato dal sindaco Sala (PD) di condannare pubblicamente la politica di Putin. Adesso è stato estromesso dal concerto del 5 marzo. 

Il giornalista Rai Marc Innaro – reo di avere pronunciato la frase “basta guardare la cartina geografica per rendersi conto che chi si è allargato negli ultimi trent’anni non è stata la Russia, è stata la Nato“ –  ha fatto indignare il segretario del PD Letta, che ha chiesto la convocazione della commissione di vigilanza. 

Lo stesso per Sara Reginella, rea di avere detto che dal 2014 la popolazione russa del Donbass è stata duramente repressa. 

Questi giornalisti rischiano il posto di lavoro.

Ma non è questo il punto: il punto è che tutti stiamo accettando il fatto che siamo sotto osservazione, che se si devia dal pensiero liberal-progressista si è a rischio, si è criminalizzati, esclusi. 

Abbiamo accettato la criminalizzazione del dissenso: dissentire è diventato immorale. 

Non viene punito con il carcere: semplicemente il potere agisce attraverso la moralizzazione del discorso

Abbiamo accettato il totalitarismo come fosse normalità.

E' cambiata l'idea di sovranità. Sovrano non è neanche chi decide nello stato d'emergenza: Sovrano è chi decide che cosa è reale e definisce le condizioni del discorso.

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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