Iraq: mandato Interpol per il vicepresidente Hashemi. Ankara: no a estradizione
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L'interpol, l'organizzazione internazionale di polizia con base a Lione, ha emesso martedì un cosiddetto “avviso rosso” contro il fuggiasco vice presidente iracheno Tariq al-Hashemi, sospettato di “aver condotto e finanziato attacchi terroristi nel paese”. Hashemi, che è sotto processo in contumacia a Baghdad dove deve rispondere di 150 capi d'accusazione, ha garantito con una nota ufficiale che non si sente al di sopra della legge e che comparirà in giudizio se si creeranno le condizioni per la sua sicurezza e per un processo equo. "Se il processo non sarà politico ma equo e ci saranno le condizioni per la mia sicurezza, mi presenterò”, si legge nella nota.
Dura la reazione mercoledì della Turchia, dove si trova Hashemi dal mese scorso per motivi di salute. Ankara non concederà l'estradizione. "Non possiamo estradare una persona che sosteniamo", ha detto il vicepremier turco Bekiz Bozdag, riferisce l'agenzia Anadolu. Ankara continuerà a sostenere Hashemi, ha affermato il vice del premier Recep Tayyip Erdogan, facendo notare che anche la Turchia ha rivolto richieste simili all'Iraq (che protegge terroristi curdi del Pkk). Fonti diplomatiche citate dall'agenzia sottolineano che il "red bulletin" emesso ieri non è un mandato di arresto internazionale, che sarebbe vincolante per la Turchia: si tratta solo della pubblicazione di un mandato di arresto nazionale su richiesta del paese che lo ha emesso. Inoltre non c'è alcuna condanna certa di Hashemi il quale, come vicepresidente iracheno, gode di una immunità.
La decisione di mettere sotto processo il principale rappresentante sunnita al governo aveva creato disordini parlamentari, con gli uomini vicino ad Hashemi che avevano boicottato le attività legislative per protestare contro il primo ministro sciita Nuri al-Maliki, reo di voler monopolizzare il potere.

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