Israele dichiara guerra alle ONG
B'Tselem e Breaking the Silence gli obiettivi dichiarati del regime di Tel Aviv
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di Paola di Lullo
Gli obiettivi sono chiari. Via le ONG da Israele. Soprattutto quelle israeliane, come B'Tselem e Breaking the Silence, che denunciano abusi, violazioni dei diritti umani, politica di apartheid dello stato israeliano a danno dei palestinesi.
Domenica scorsa il Comitato Ministeriale per la Legislazione ha approvato un disegno legge che obbliga le ONG a dichiarare da quali paesi ricevono i finanziamenti. I loro membri dovranno indossare un badge di riconoscimento ogni volta che saranno presenti ad una sessione della Knesset. La sressa, ha ricevuto il disegno di legge e si appresta al voto preliminare.
Inoltre dovranno presentare dichiarazioni trimestrali sull’origine delle loro finanze e specificare quali “attività estere” sono state svolte o si intendono realizzare. Infine dovranno versare tasse fino al 37 per cento sulle sovvenzioni estere.
Quasi tutti i gruppi che saranno interessati da questo progetto di legge si identificano con la "sinistra" israeliana, mentre le ONG di destra ricevono solo finanziamenti privati e, pertanto, non saranno soggette a controllo.
Tra i promotori dell'iniziativa, i deputati del partito ultranazionalista “Casa ebraica”, Bezalel Smotrich e Yinon Magal, con l’appoggio pieno della ministra della giustizia Ayelet Shaked, sempre di “Casa ebraica”.
Proprio Ayelet Shaked ha affermato che "L'interferenza palese di governi stranieri nelle questioni interne dello Stato di Israele con il denaro è inaudita, è un fenomeno molto diffuso che viola tutte le regole e le norme nelle relazioni tra i paesi democratici. Il sostegno finanziario da parte dei paesi stranieri alle ONG che operano nella sfera interna israeliana destabilizza la sovranità dello Stato di Israele e mette in discussione l'autorità del governo che è stato eletto dal popolo". Ha aggiunto che tutti gli israeliani "hanno visto come il rapporto- inchiesta delle Nazioni Unite sui crimini di guerra durante l'operazione Protective Edge", nome attribuito da Israele alla guerra della scorsa estate con Hamas nella Striscia di Gaza, "si sia basato sulla testimonianza delle ONG israeliane quali B'Tselem, Breaking the Silence e Adalah".
B'Tselem e Adalah sono due ONG che si occupano della tutela dei diritti umani dei palestinesi; Breaking the Silence è un'organizzazione che raccoglie testimonianze di presunti abusi da parte di soldati israeliani. Già nel mese di dicembre, il ministro della Difesa, Moshe Ya'alon, aveva vietato a Breaking the Silence di partecipare a tutti gli eventi che coinvolgono i soldati, dicendo che "è chiaro che si tratta di un'organizzazione che opera con motivazioni dolose", diffamando l'operato dell'IDF all'estero.
Tutte le ONG coinvolte hanno risposto in maniera evidentemente critica. Il governo sta cercando di nascondere l'occupazione, e sta dando la colpa chi lo contesta - le organizzazioni per i diritti umani, appunto - per le critiche internazionali che sta ricevendo.
Ai primi di novembre, la portavoce di B'Tselem, Sarit Michaeli, ha dichiarato ai media: "Oggi, [anche] in assenza di tali fatture, B'Tselem pubblica la sua lista dei donatori con grande orgoglio e continueremo ad agire senza paura di mostrare la realtà della vita nei territori."
Secondo il sito web di B'Tselem, le fonti di finanziamento estero sono le Nazioni Unite, l'Unione Europea, nonché i governi di Francia e Norvegia. "Se il ministro della Giustizia e il primo ministro hanno così paura di interferenze straniere nella politica israeliana, dovrebbero in primo luogo restituire i milioni che hanno ricevuto per le loro campagne da magnati stranieri, che erano la maggior parte dei contributi ricevuti dai capi del Likud e di Casa Ebraica", ha aggiunto, alludendo al sostegno del magnate del casinò Sheldon Adelson al primo ministro Benjamin Netanyahu.
Adalah, il Centro Legale per i Diritti della Minoranza Araba in Israele, ha dichiarato che il disegno di legge mira "a contrassegnare i gruppi politici che danno voce pareri diversi e criticano le politiche del governo israeliano. Sicuramente il ministro della giustizia sa che le ONG registrate, tra cui Adalah, presentano regolarmente rapporti finanziari al governo e questi dati si trovano anche sul sito web della ONG".
Adalah ha detto che i finanziamenti da parte di paesi esteri a gruppi per i diritti umani sono "accettabili e persino necessari, nei regimi in cui esiste un grave problema di violazione dei diritti umani."
A supporto di B'Tselem, è intervenuto Amos Oz, scrittore e saggista, uno degli intellettuali più influenti e stimati di Israele. Amos Oz ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane. Alla fine degli anni cinquanta era arruolato nell'unità di fanteria Nahal e ha combattuto negli scontri al confine tra Israele e la Siria; durante la Guerra dei sei giorni (1967) era in una unità corazzata nel Sinai; durante la Guerra del Kippur (1973) ha combattuto sulle alture del Golan. Nel 1978 Oz è stato uno dei fondatori di Peace Now. Diversamente da molti altri movimenti israeliani per la pace, Oz non si oppone alla costruzione di una barriera di separazione israeliana, il muro, ma ritiene che il suo tracciato dovrebbe essere più o meno quello della linea verde, il confine esistente prima del 1967. Per queste ragioni, le sue dichiarazioni sono rimbalzate in tutto il web a velocità supersonica.
Ve le riportiamo:
Ve le riportiamo:
"L’occupazione quest’anno compie già 49 anni. Sono certo che debba finire al più presto per il futuro dello Stato di Israele, un futuro a cui dedico il mio impegno profondo. In considerazione delle politiche sempre più estreme del governo israeliano, chiaramente intenzionato a controllare i territori occupati espropriandoli alla popolazione locale palestinese, ho appena deciso di non partecipare più ad alcuna iniziativa in mio onore delle ambasciate israeliane del mondo. Non è stata una decisione facile bensì molto dolorosa. Ma l’attuale oppressione e le espropriazioni nei territori occupati, gli incitamenti contro gli oppositori delle politiche del governo, e la tensione legislativa per ridurre la libertà di espressione e minare il potere giudiziario — mi hanno spinto nel loro insieme verso questa decisione. Da anni faccio parte del B’Tselem’s Public Council. Rinuncerei volentieri a questo onore se l’occupazione fosse un ricordo del passato. Ma finché non sarà tale — come sarà — sono fiero del lavoro coraggioso svolto da B’Tselem: dai ricercatori sul campo a Gaza e nella Sponda occidentale allo staff della sede di Gerusalemme e ai suoi volontari. B’Tselem non solo documenta in modo attendibile e meticoloso le violazioni dei diritti umani nei territori occupati, ma offre anche uno specchio alla politica di Israele, rivelando la sua dubbia maschera di legalità con cui da 50 anni Israele prevale sui palestinesi, opprimendoli e confiscando la loro terra. Il 2014 è stato uno degli anni più insanguinati per Israele e la Palestina dal 1967 a questa parte. Purtroppo anche il 2015 è stato segnato da numerose settimane di violenza. Io contesto ogni forma di violenza contro persone innocenti. Ma rifiuto anche il tentativo di far passare i recenti eventi esclusivamente come istigazioni o manifestazioni “anti-semitiche”, sottovalutando il regime di occupazione con le sue annose violenze quotidiane contro milioni di palestinesi privati dei loro diritti. Queste sono alcune delle ragioni per cui scelgo di far parte del B’Tselem’s Public Council e di sostenere questa organizzazione. Ed è anche il motivo per cui vi scrivo, per chiedervi di unirvi a me nel rendere più forte B’Tselem dimostrando chiaramente il vostro sostegno a favore dei diritti umani e contro l’occupazione. Solo la sua fine può portare a un futuro gravido di giustizia, libertà e dignità per chi vive qui. B’Tselem — la principale organizzazione israeliana per i diritti umani, che vede l’occupazione per quello che è, la documenta, ne spiega le implicazioni e vi si oppone fermamente".
Fonti : The Times of Israel
Republica

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