John Allen torna a guidare le forze in Afghanistan

Travolto dallo scandalo che ha portato alle dimissioni di Petraeus, Allen torna a guidare le forze Nato a Kabul

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John Allen torna a guidare le forze in Afghanistan

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Il Generale John Allen è tornato a Kabul per riprendere i suoi compiti come comandante americano e Nato nella guerra in Afghanistan. A confermarlo all'agenzia AP, il Luogotenente Les Carroll, un portavoce dell'ISAF, la forza internazionale impegnata nel paese. Una settimana dopo che il Pentagono aveva annunciato l'inizio di un'investigazione contro Allen per una serie di comunicazioni giudicate “improprie” con Jill Kelley, la donna da cui è partito lo scandalo che ha costretto alle dimissioni l'ex direttore della Cia David Petraeus, Allen è tornato ad occupare la sua posizione di comando. Il generale avrebbe dovuto testimoniare di fronte ad una commissione del Senato lo scorso giovedì per assumere il comando delle forze americane in Europa e quindi il principe generale Nato, ma il Ministro della Difesa Leon Panetta ha per il momento bloccato la nomina, per attendere l'evoluzione delle indagini.
L'Affaire Petraeus continua a creare diverso imbarazzo all'amministrazione Obama per gli sviluppi della gestione degli attacchi al consolato di Bengasi. Dopo la deposizione di David Petraeus venerdì alla Commissione Intelligence, che aveva accusato come il rapporto della Cia sull'attacco fosse stato modificato, il portavoce del Direttore dell'intelligence nazionale James Clapper ha escluso la responsabilità della Casa Bianca nell'eliminare ogni riferimento all'organizzazione terroristica Ansar al Sharia, legata ad al Qaida, responsabile della morte dell'Ambasciatore americano Chris Stevens e di altri tre cittadini statunitensi. 
"Non ci furono modifiche importanti ai punti essenziali del rapporto dopo quelle fatte dall'intelligence", ha aggiunto la Turner. I punti sono stati diffusi la scorsa settimana da Dianne Feinstein, Presidente democratica della Commissione per l'intelligence del Senato, per mettere fine a quella che ha definito una "campagna diffamatoria" lanciata dai repubblicani contro l'Ambasciatore Usa all'Onu, Susan Rice, accusata dai di aver fuorviato l'opinione pubblica americana sull'attacco. 

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