La bruttezza post-Brexit della sinistra

Ossessionata dai soldi e contro la classe lavoratrice, la sinistra liberale ha mostrato la sua brutta faccia

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La bruttezza post-Brexit della sinistra



da vocidallestero.it

di Patrick West, 8 luglio 2016

 

Quelli della sinistra liberale sono sempre stati orgogliosi di esser più solidali e compassionevoli dei conservatori. Le persone di destra, insistono, sono grette ed egoiste, legate a interessi personali. Si preoccupano solo dei soldi e di se stessi. Sono brutte persone.
Questo è uno dei miti più persistenti dei tempi moderni. Non ci ho mai creduto. L’egoismo trascende la politica. Quelli di sinistra sono inclini quanto i conservatori al proprio interesse, al fanatismo e all’avversione verso persone diverse. E, parola mia, nel corso delle ultime due settimane, dopo il voto britannico per lasciare l’Unione Europea, non abbiamo ancora visto quanto. L’illusione della sinistra liberale di avere la capacità intrinseca ed esclusiva di essere compassionevole è davvero stata fatta esplodere.


Guardate la recente Marcia per l’Europa a Londra, per chiedere di revocare la volontà del popolo e di ripristinare l’oligarchia sostenuta dalle grandi aziende. Ricchi tizi della metropoli si sono lamentati spudoratamente del risultato perché le loro vacanze in Europa d’ora in poi diventeranno più costose. Temono per le loro seconde case in Toscana e nel sud della Francia. Lo dicono apertamente. I borghesi dei quartieri nord di Londra temono che potrebbero perdere le baby-sitter a due soldi e le ragazze alla pari dall’Europa dell’est. Si preoccupano per il personale del beato Servizio Sanitario Nazionale, personale addestrato a scapito dei paesi più poveri che abbiamo assunto a buon mercato qui nel Regno Unito. I tizi delle grande aziende temono per il futuro dei lavoratori immigrati, quelle anime magnificamente sfruttate che vivono in sei in una stanza con contratti a tre mesi, pagati a salario minimo o meno. Questa scandalosa mostra di avidità non si era vista fin dai giorni inebrianti del thatcherismo.


Guardate inoltre gli incessanti insulti lanciati ai bianchi poveri e stupidi che hanno votato per lasciare l’UE. Si tratta di persone che lottano per mantenere una prima casa, per non parlare di una seconda – persone che possono a malapena permettersi di andare in vacanza. Sono i pescatori, da Aberdeen a Hull a Ramsgate a Hastings alla Cornovaglia, i cui mezzi di sostentamento sono stati devastati dalla UE – gli stessi pescatori insultati da Bob Geldof e dai suoi sodali tracanna-champagne. Sono le persone che vivono a Peterborough e a Boston, che non possono ottenere gli appuntamenti dal medico o trovare posti a scuola per i propri figli perché gli ospedali e le scuole sono sovraccarichi.


Sono le persone le cui piccole attività sono state rovinate dall’Operazione Pila nel Kent, dove i camion hanno intasato le strade per miglia, il risultato della libera circolazione nello spazio Schengen che ha portato il caos a Calais. Guardate quelle persone che in Galles hanno affrontato il quotidiano, umiliante promemoria della loro economia dipendente dai trasferimenti dell’UE. Guardate anche tutti questi inglese di Dover e Folkestone che conoscono polacchi e lettoni, non come domestici a buon mercato, ma come vicini di casa, genitori dei compagni di scuola dei loro figli, come pari. Tutte persone diffamate come parassiti e razzisti.


La sinistra metropolitana li ha derisi dalle proprie dimore appartate a Londra o dalle proprie case nel Derbyshire rurale. Scrittori ritirati e accademici sembrano ignari degli effetti negativi della UE, anche perché nessuno ha vissuto in prima persona gli effetti negativi della politica dell’UE. Nessun direttore di giornale ha optato per un editorialista di punta dalla Romania a prezzo scontato. Di persone che lavorano nell’edilizia, nella decorazione, nell’idraulica, posso farvene conoscere molte che sono state licenziate o hanno visto fallire le proprie attività. Ce ne sono innumerevoli nel Kent che hanno lasciato la costosa e affollata Londra per questo motivo. Se avete casa, un mutuo e figli a cui badare, semplicemente non potete vivere da spensierati single ventenni senza alcuna responsabilità.


Non sono sicuro di quanto la sinistra liberale si renda conto di quanto repellente sia stato il suo comportamento irrispettoso. Ma è quello che sta avendo da qualche tempo. Fin dalla rivoluzione culturale libertina degli anni ’60, i socialisti e gli ortodossi di sinistra nel mondo occidentale sono passati in un lungo processo di abbandono della classe operaia, ritirandosi nella politica dell’identità, nei diritti individuali, nell’affermazione del sé. Quindi, i cosiddetti progressisti ora si preoccupano soprattutto della loro immagine di “brave persone”. La segnalazione della virtù è l’epitome della nuova sinistra egocentrica e falsamente solidale.
Da qui la retorica bisognosa su ‘il mondo ci odia’ perché lasciamo l’Unione europea, le esortazioni ad ‘abbracciare un immigrato’ o a indossare spille di sicurezza per vantare le proprie credenziali di non-razzista. Tutto ruota intorno all’Io. La sinistra liberale non poteva capire perché la gente avrebbe votato in nome di principi astratti come la ‘democrazia’ o la ‘libertà’ o l”autodeterminazione’, perché vede tutto in termini del proprio denaro e della propria immagine pubblica.


C’è stato un tempo in cui erano i Tories che schernivano i poveri, che li deploravano come stupidi e inetti. Questo succedeva nell’era dei soldi a palate degli anni ’80, durante il quale il mercato governava ed eravamo grati ai capricci dei capitalisti e del santo mercato. C’era anche un tempo, molti anni fa, quando la sinistra parlava di principi, di democrazia e libertà. Come si sono invertiti i ruoli. Che strano che adesso sono per lo più i conservatori che parlano di astrazioni, ed è la sinistra ad essere ossessionata dai mercati e preoccupata dal FTSE 100, dal proprio denaro. Si oppongono alla democrazia. Odiano i poveri e i vecchi. Sono spregevoli.

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