La Croce rossa ancora bloccata a Homs

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La Croce rossa ancora bloccata a Homs

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Per il quarto giorno consecutivo, la Croce rossa internazionale sta cercando di entrare a Bab Amr, quartier generale dei ribelli siriani ed in una condizione di catastrofe umanitaria dopo un mese di intensi bombardamenti del regime di Assad. Il governo ha fino ad ora negato l'accesso all'organizzazione umanitaria per ragioni di sicurezza.  Dopo il ritiro di giovedì scorso dell'esercito d'opposizione dalla città, i 20 mila civili circa presenti ancora Bab Amr sono in una condizione di catastrofe umanitaria: senza elettricità, acqua, comunicazioni e con le derrate alimentari in esaurimento, i portavoce dei ribelli riportano anche di esecuzioni sommarie  e torture sui residenti, accusati di essere disertori o fiancheggiatori. Con i loro convogli impossibilitati ad entrare, la Croce rossa ha iniziato a distribuire cibo, coperte, latte in polvere e prodotti per l'igiene nelle zone adiacenti, dove molte persone si sono rifugiate. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR),  tra i mille e due mila siriani circa da Homs stanno cercando di raggiungere il Libano, mentre stime delle Nazioni Unite affermano che, dall'inizio della rivolta in Marzo, 70 mila persone sono fuggite dalle loro abitazioni e 7 mila circa si siano già registrati all'UNHCR nel nord del Libano.

Le violenze dei combattimenti non si placano nel paese. Secondo la Commissione locale di coordinamento, un gruppo che organizza e documenta la protesta, nella giornata di domenica 60 persone sarebbero state uccise e 17 solo nella città di Homs. La comunità internazionale rimane ancora divisa su come affrontare la crisi siriana. Il neo presidente  Vladimir Putin potrebbe assumere una posizione più dura con il regime di Assad, che sta proteggendo nel Consiglio di Sicurezza ponendo il veto ai tentativi di risoluzioni di intervento. Il ministro degli esteri russo  Sergei Lavrov incontrerà sabato i leader arabi al Cairo e potrebbe acconsentire all'invio di aiuti umanitari e per un cessate il fuoco, purchè non sia un pretesto di un intervento esterno finalizzato ad un cambio di regime. La stessa posizione era stata presa dal ministero degli esteri cinesi nella giornata scorsa.

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