La guerra che doveva piegare l’Iran: il racconto di Araghchi

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La guerra che doveva piegare l’Iran: il racconto di Araghchi

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ricostruito in una lunga intervista i retroscena della cosiddetta "Guerra dei 12 giorni" con gli Stati Uniti, sostenendo che Teheran fosse stata avvertita con largo anticipo dell'imminenza del conflitto. Secondo il capo della diplomazia iraniana, un leader della regione gli avrebbe comunicato che l'attacco era ormai inevitabile, invitando l'Iran a non reagire. La risposta fu netta: qualsiasi aggressione contro il territorio iraniano avrebbe ricevuto una risposta militare.

Araghchi ha inoltre affermato che Washington avrebbe rassicurato i Paesi dell'area sostenendo che la guerra sarebbe durata appena un mese e avrebbe risolto definitivamente la questione iraniana. Una previsione che, secondo Teheran, si è rivelata completamente errata. Il ministro attribuisce agli Stati Uniti due gravi errori di valutazione: aver sottovalutato la capacità di resistenza iraniana e aver creduto che la pressione militare potesse costringere il Paese ad abbandonare il programma di arricchimento dell'uranio dopo il fallimento dei negoziati.

Anche Israele, aggiunge Araghchi, avrebbe immaginato una campagna lampo capace di neutralizzare rapidamente la Repubblica Islamica, senza però raggiungere gli obiettivi prefissati. Secondo il capo della diplomazia, il conflitto avrebbe rafforzato la posizione strategica dell'Iran, dimostrando ai Paesi della regione che la sicurezza del Medio Oriente non può prescindere da quella di Teheran. Per questo, sostiene, l'Iran è ormai passato dall'essere una potenza regionale a un attore con un'influenza di portata globale. Araghchi ha rivelato anche che, prima dello scoppio della guerra, il governo aveva elaborato tutti gli scenari possibili, compresa l'eventualità della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, identificata internamente con il "Codice 110".

Durante l'intero conflitto, ha aggiunto, la leadership diplomatica è rimasta operativa senza lasciare il ministero degli Esteri. Infine, il ministro ha ribadito che Teheran continuerà a respingere ogni pressione sul dossier nucleare. In un colloquio con l'inviato statunitense Steve Witkoff, Araghchi ha chiarito che l'arricchimento dell'uranio "non è in vendita" e che l'Iran non intende negoziare sotto minacce o ricatti.


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