La guerra dell’Occidente contro la Russia, il ruolo della NATO nella guerra in Medio Oriente: le dichiarazioni di Lavrov

Dal confronto ucraino al rischio escalation in Iran. Il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov denuncia il coinvolgimento 'diretto' della NATO e attacca Kiev per i sabotaggi. Ecco cosa ha detto

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La guerra dell’Occidente contro la Russia, il ruolo della NATO nella guerra in Medio Oriente: le dichiarazioni di Lavrov

Non è più una guerra per procura, non è più un conflitto ibrido combattuto con sanzioni e propaganda. Secondo Mosca, la NATO e l'Occidente hanno ormai aperto le ostilità direttamente in prima persona contro la Federazione Russa. A lanciare l'accusa è stato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, intervenuto a una tavola rotonda diplomatica dedicata alla risoluzione del conflitto in Ucraina, come riporta l'agenzia TASS.

"L'obiettivo della guerra contro la Russia, preparata e alla fine scatenata dall'Occidente attraverso il regime ucraino, è indebolire il nostro Paese. E c'è ogni ragione di credere che dietro a tutto ciò ci sia il desiderio estremo di distruggere la nostra nazione", ha dichiarato Lavrov, descrivendo un quadro in cui l'Ucraina è stata trasformata nella "punta di lancia" di un'aggressione occidentale che oggi ha perso ogni alone di indirettezza.

Secondo il capo della diplomazia russa, l'Unione Europea avrebbe addirittura superato la stessa NATO nella determinazione anti-russa. "Nella sua determinazione a militarizzarsi e ad affilare le armi contro il nostro Paese, l'UE non è meno persistente dell'Alleanza Atlantica", ha tuonato Lavrov, sottolineando come, nonostante il fallimento dei piani di sconfiggere Mosca sul campo, "gli ostinati europei a Bruxelles, Londra, Parigi e Berlino insistano che le porte della NATO debbano rimanere aperte".

Il nodo dei negoziati e l'ombra di Anchorage

Nonostante la durezza dello scontro, Lavrov ha aperto uno spiraglio sul fronte diplomatico, rivelando dettagli inediti sugli incontri tra Russia e Stati Uniti. Il ministro ha riferito che Mosca non vede ragioni per sospettare che i negoziati con la mediazione nordamericana siano una "cortina fumogena".

Al centro del ragionamento di Lavrov ci sono gli accordi raggiunti al summit di Anchorage, basati sulle proposte del presidente USA Donald Trump. "Il 'clima' non era la cosa principale ad Anchorage", ha spiegato il ministro, sminuendo l'abilità occidentale nel creare atmosfere positive. "Il clima evapora. La cosa fondamentale è che ad Anchorage è stata raggiunta una chiara intesa".

Un'intesa che, ha ammesso Lavrov, implica "seri compromessi" da parte russa, accettati dal presidente Vladimir Putin. Il problema, secondo Mosca, è che "Ucraina ed Europa continuano a fare di tutto per rielaborare e riscrivere le intese di Anchorage". Da qui l'appello finale: la Russia è impegnata a rispettare gli accordi e spera che gli Stati Uniti "non vengano deviati da questo retto cammino".

L'accusa a Kiev: terrorismo e sabotaggi

Nel suo intervento, Lavrov ha rinnovato le accuse al governo ucraino, definendo i suoi militari "terroristi" attivi su più fronti. "Sono impegnati nella sicurezza informatica, nel cyberterrorismo, prendendo di mira strutture civili come banche, centrali elettriche e sistemi di trasporto", ha affermato.

Un esempio citato è l'attacco alla nave gasiera Arctic Metagaz, avvenuto al largo delle coste libiche. "Hanno distrutto la petroliera, che navigava in modo del tutto legale, e la pista ucraina non la nascondono nemmeno", ha denunciato Lavrov, aggiungendo che il regime di Kiev starebbe pianificando attacchi anche ai gasdotti Turkish Stream e Blue Stream.

Il ministro ha poi puntato il dito contro Stati Uniti e Regno Unito, accusati di aver dispiegato in Ucraina infrastrutture per condurre attacchi hacker, infrastrutture che sarebbero ancora operative. Non sono state risparmiate nemmeno le grandi aziende tecnologiche: "Google, Microsoft, Amazon e SpaceX, guidate dall'imprenditore Elon Musk, sponsorizzano apertamente le attività degli hacker ucraini".

Il Medio Oriente e il rischio di allargamento del conflitto

Parallelamente alla crisi ucraina, Lavrov ha lanciato un grido d'allarme per la situazione in Medio Oriente, denunciando un progressivo coinvolgimento della NATO nella guerra tra Israele e Iran. "La NATO si sta facendo trascinare nella guerra che Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l'Iran", ha affermato, citando le dichiarazioni del segretario generale Mark Rutte sulla possibile attivazione della clausola di difesa collettiva a sostegno dell'operazione americana.

Secondo Mosca, l'obiettivo di Washington e Tel Aviv è chiaro: "Spingere un cuneo tra i paesi della regione", in particolare tra l'Iran e i suoi vicini arabi del Golfo, con i quali era in corso un processo di normalizzazione. Una strategia che, nelle parole di Lavrov, segue il classico schema del "dividi et impera".

Il ministro ha espresso profonda preoccupazione per le sofferenze inflitte ai civili, citando l'uccisione di bambine in una scuola iraniana, e ha chiesto "la fine immediata dell'aggressione" e una "moratoria totale sugli attacchi che causano vittime civili e la distruzione di infrastrutture civili".

Lavrov ha rivelato che i negoziati tra Usa e Iran erano vicini al successo già nel giugno del 2025, prima che venisse scatenata la prima "ondata di aggressione" contro Teheran. Oggi, la situazione è precipitata e la Russia, ha assicurato, lavorerà con i partner internazionali per creare le condizioni per fermare le ostilità.

Il nodo degli asset russi e la "Board of Peace"

In chiusura, una nota di freddezza sui rapporti bilaterali con Washington. Lavrov ha rivelato che gli Stati Uniti non hanno risposto alla proposta ufficiale russa di utilizzare i beni congelati per contribuire al cosiddetto "Board of Peace". Un silenzio che conferma la difficoltà di trovare un terreno comune anche su dossier apparentemente tecnici, in un clima ormai di scontro aperto.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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