di Mariangela Cirrincione
La “strategia della gradualità”, nota grazie all’efficacissima immagine della rana che cuoce se abituata gradualmente al calore dell’acqua, e che, invece, salta fuori dalla pentola se l’acqua bolle già, spesso ritorna nell’universo della controinformazione dei giorni nostri, parafrasi perfetta della cancrena della modernità che, scoperto l’uomo “citoyen” (cittadino) artefice del proprio destino, si è anche preoccupata – di tal destino – di definirne confini, connotazioni e corollari.
«Questo è un cantiere, non un sito. Ci lavoriamo tutti, voi e noi, giorno e notte. Da ogni angolo dell’Europa e del mondo. Sappiamo già come andrà a finire: bene».
(www.europa.rai.it )
La Radiotelevisione Italiana s.p.a., nella capriola comunicativa promozionale della ‘visione’ a stelline su fondo blu che è l’Unione Europea del politicamente poco fluent Junker e della monumentale Merkel, non inventa in realtà alcuna strategia, limitandosi placidamente a reiterare una formula già nota, nelle dinamiche e, purtroppo, nell’efficacia. Il processo di integrazione europea ab initio così come progettato e ab initio come in seguito raccontato, prima che essere ‘divenire’, svolgimento a tappe, è soluzione. La cottura a fuoco lento (la cui fiamma è accesa in ogni salotto – ‘buono’ e ‘cattivo’ – d’Italia dalla “società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo”) temprante le parfait citoyen européen è un allegro valzer sentimentale, un po’ fiction un po’ spot.
Poiché, citando lo slogan della pubblicità progresso dedicata, «Di Europa, si deve parlare. Per informare, non influenzare», la #lamiaeuropa RAI-renziana è l’ottimo megafono per quella che si avvia ad essere l’utile èpos della ‘fondazione’, che tuttavia, romanzate le “storie belle” degli antifascisti di Ventotene, autori del in verità mai stato tanto celebre manifesto “Per una Europa libera e unita”, non includerà – si crede – epopee pan-europeiste più scomode, non opportune per la costruzione di un immaginario politicamente correttissimo e ben allineato al nuovo ordine mondiale (minuscolo!), le memorie ‘inutili’, che si vogliono in questa sede comunque volontariamente tralasciare. Buoni sentimenti ed emotività sono scomodati, invero, soprattutto per fini più concreti che quelli meramente propagandistici, per propaganda intendendo – rispolverando la Treccani – l’«azione che tende a influire sull’opinione pubblica […] …tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto».
L’Europa è la soluzione, quindi l’economia europea integrata è la soluzione, dunque il mercato unico è la soluzione, cosicché la moneta unica è la soluzione, e via proseguendo la fieradellest, spogliando o vestendo e vestendo ancora la matrioska a tre teste (la Troika!) che ha forse irreversibilmente cambiato il corso della storia dei popoli europei, perpetrando l’opera etnoclasta anche sul piano dialettico in una sorta di “truffa delle etichette” in chiave politico-economica.
L’espressione virgolettata cui si è fatto appena cenno è propria dell’ambito penalistico del diritto e con essa si intende, in soldoni, la non sovrapponibilità tra ciò che la legge “promette” nel suo enunciato formale e ciò che la legge “produce”. Ed è consci dell’esistenza del meccanismo della “truffa dei nomi”, dei celati scopi non lindissimi delle “favole belle”, che si deve leggere quanto segue: «Se un italiano vuole vendere pasta negli Stati Uniti deve pagare un dazio del 20%. Spesso deve anche battere la concorrenza di una pasta americana venduta in una confezione tricolore, e in altri Paesi può essere ancora più difficile. Negli Stati Uniti su 8 prodotti alimentari che sembrano italiani uno solo lo è davvero, ma problemi ci sono anche per scarpe, occhiali, vestiti, articoli sportivi, macchinari, elettronica, farmaci… La lista è lunga… Per esportare meglio ci vuole un accordo di libero scambio: io lascio entrare più facilmente i tuoi prodotti nel mio mercato e tu lasci entrare più facilmente i miei prodotti nel tuo. Oggi abbiamo un negoziato commerciale in corso con gli Stati Uniti, ma lo stiamo discutendo attraverso l’Unione Europea per una ragione molto semplice: chi ottiene di più è chi offre un mercato più grande e più ricco. L’Italia offre un mercato di 60 milioni di persone che vale per gli Stati Uniti 13 miliardi di euro, l’Europa invece ne offre uno di 500 milioni che di miliardi ne vale 200».
Nessun accordo di libero scambio, almeno da quando gli italiani siedono al tavolo tv-orientati, mai fu tanto soap, e – invero – mai tanto acuto, nel richiamo alle eccellenze produttive del Paese, nella bonaria formula “per esportare meglio” che – si ammetta – fa sentire un po’ piccoli e indifesi, ma subito i polmoni della fierezza sono rigonfiati dai numeroni finali. Non mancherebbe nulla, se non mancasse “il nome”. Trascritta sopra è la pubblicità progresso titolata “L’Europa e i trattati commerciali internazionali”, acqua delle pentole in cui ‘gradualmente’ sono messe a bollire le rane, i cittadini, accompagnati dall’ingannevole nenia ad accettare, a desiderare, come uno shampoo o uno snack, accordi economici tutelanti “soltanto” multinazionali e potentati economici.
Lo spot parla di Transatlantic Trade and Investment Partnership, ma non solo. «Gli Stati Uniti – si legge nel Programma della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, presidenza che, interessando il periodo che va dall’1 luglio al 31 dicembre 2014, si appresta a concludersi tra 40 giorni – sono il principale partner strategico dell’UE. La Presidenza sosterrà lo sviluppo delle relazioni UE-USA e il mantenimento di contatti ad alto livello su tutte le principali questioni politiche e regionali. In particolare, essa incoraggerà progressi significativi nei negoziati per un Partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP), capace di rafforzare in maniera strategica le relazioni economiche e commerciali attraverso l’Atlantico, e per un dialogo permanente sulle questioni di sicurezza energetica».
La presidenza è quella di un governo non eletto; per i nodi – tanti nodi – dei negoziati si rimanda agli articoli di approfondimento
proposti nel sito; le “questioni di sicurezza energetica” qui suonano tanto come alibi, o artificio pressoché letterario, ma resta aperto l’interrogativo facilone a chiusura dello spot che ‘mamma RAI’ ci rivolge per conto del Governo:
«Nel mondo – signore e signori – meglio soli o “ben” accompagnati?». La risposta – per favore – non lasciamola agli Stati Uniti.
Premio Goebbels 2014:
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