La politica estera di Romney
Ai cadetti dell’accademia navale in Virginia, primo deludente discorso di politica estera del candidato repubblicano.
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"Obama ha fallito, l’America deve continuare a guidare il mondo. Solo con la forza della deterrenza potremo prevenire nuovi conflitti". Primo importante discorso di politica estera di Mitt Romney. Parlando ai cadetti dell’accademia navale in Virginia, l'ex Governatore del Massachussets ha proseguito nei toni aggressivi che gli hanno permesso di colmare il gap con il presidente uscente. Romney ha innanzitutto promesso di eliminare i tagli al Pentagono promessi da Obama. “Costruiremo almeno 15 navi da guerra l’anno e 3 sottomarini, ci doteremo di nuovi missili. Torneremo ad essere la più grande potenza militare del mondo e non saremo flessibili con Putin. Se divento presidente avvertirò l’Iran che non gli permetteremo mai di avere l’atomica e lo dimostreremo."
Romney ha poi dichiarato che l’attacco al consolato di Bengasi è stata un'aggressione all’America, ma non si è spinto ad accusare Obama per questo. "La colpa ricade solo su chi lo ha commesso - ha detto - e in collaborazione con autorità libiche lo prenderemo". Sulla Siria, mentre Hillary Clinton e Barack Obama continuano nella strategia di aiuti non militari ai ribelli; Romney usa una frase più criptica -"devono essere aiutati ad armarsi" - senza specificare da chi e non coinvolge direttamente l’America in questo. Nessuna idea offerta poi su come gestire la primavera araba e le sue conseguenze in Egitto, Tunisia e tutti gli altri paesi nella via di un difficile processo democratico. Dopo aver promesso di rispettare l'uscita dall'Afghanistan entro il 2014, Romney ha infine riconfermato il suo totale supporto all'alleato tradizionale nel Medio Oriente, Israele, ma affianco di un florido e democratico stato palestinese. Con Obama, Romey si dovrà poi confrontare il 22 ottobre in Florida, banco di prova finale del candidato repubblicano.

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