La Russia interverrà in Ucraina?

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La Russia interverrà in Ucraina?

 

 
Simon Shuster, autorevole penna del ‘Time’, sostiene che, nell’intricata vicenda ucraina, Mosca si accontenterà di “contemplare” da osservatore esterno i nuovi rivoluzionari soccombere alla lotta tra le varie fazioni in gioco e alle pressioni che la malandata economia del paese eserciterà. Già dieci anni fa Putin, dopo lo scoppio della prima rivolta popolare pacifica, si era recato in Ucraina. Si trattava della “Rivoluzione arancione”, guidata da Yulia Tymoshenko.
 
Ma la rivoluzione in corso in Ucraina è molto diversa. A differenza del carattere sostanzialmente pacifico e dalla durata relativamente breve dell’insurrezione che rovesciò il regime dieci anni fa, la situazione adesso è molto più violenta e si trascina ormai da mesi. E la Russia si sta ponendo diversi quesiti, come evidenziato da Shuster: fino a che punto dovrebbe intervenire? Dovrebbe accettare la deriva ucraina verso l’Occidente? Quanto avrebbe da guadagnare, e quanto soprattutto da perdere, dispiegando il suo esercito per riprendere il controllo? Tutte questioni che sono state oggetto di accesi dibattiti a Mosca. 
 
Dieci anni fa, così come oggi, Mosca osservava il suo alleato Viktor Yanukovych cadere a seguito delle proteste di massa. Allora, come oggi, la questione della Crimea, un’enclave del nazionalismo russo nel sud dell’Ucraina, allarga il raggio e gli interessi in gioco, rendendo la partita di enormi dimensioni. Ma stavolta, al contrario di quanto successo durante la rivoluzione arancione, la Russia non ha inviato truppe per tutelare la Crimea. Non ha neppure delimitato Sebastopoli, la "casa" della flotta navale russa sul Mar Nero, sulla punta meridionale della penisola. 
 
La Russia, questa volta, ha deciso di aspettare che il tempo sistemi le cose e che sia l’Ucraina a “tornare indietro”, di nuovo sotto il controllo russo.

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