La vittoria di Obama

Tra enormi pressioni, il Congresso evita il precipizio fiscale

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A soli tre giorni dalla prima riunione del nuovo Congresso uscito dalle urne il 6 novembre scorso, Barack Obama vince la sua sfida ed evita il Fiscal cliff. Con qualche concessione rispetto alla sua proposta iniziale, il presidente alla fine ha messo i repubblicani nella condizione di non poter fare altro che evitare il rischio di una nuova recessione. Alle 23 di Washington, le 5 del mattino in Italia, la Camera dei Rappresentanti americana conferma la legge già votata dal Senato con una maggioranza di 257 voti contro 167. Un risultato possibile solo con la storica spaccatura del partito repubblicano: 151 deputati del Grand Old Party hanno votato contro, 85 a favore. Il temuto 'baratro fiscale', che avrebbe provocato da oggi l'aumento delle tasse per il 98% degli americani e tagli indiscriminati alla spesa per un totale di 1.200 miliardi, quattro punti di Pil, viene scongiurato ed il presidente degli Stati Uniti ottiene anche l'aumento delle tasse per i redditi superiori ai 400mila dollari. Dalla Brady Press Room della Casa Bianca, Obama ha sottolineato come la principale base della campagna elettorale - lasciare gli sgravi fiscali per la maggior parte della classe media americana e per la piccola impresa – è stata mantenuta.  
Decisiva per l'accordo finale è risultata l'intensa trattativa tra il vice presidente Joe Biden ed il capo dei senatori repubblicani Mitch McConnell, che ha prodotto un accordo messo ai voti la mattina di martedì 1° gennaio al Senato con un voto largamente bipartisan - 89 boti favorevoli su 100 - viatico per l'approvazione della Camera a maggioranza repubblicana. Il contenuto del compromesso premia largamente l'impostazione chiesta dal presidente Barack Obama con tasse più alte per il 2 per cento degli americani, mantenimento delle attuali aliquote per tutti gli altri, ma soprattutto proroga di tutti i benefici fiscali e alla disoccupazioni che erano contenuti nella manovra di stimolo, che la Casa Bianca aveva deciso per proteggere gli americani dalla recessione economica del biennio 2007-2008, quando nel giro di pochi mesi la disoccupazione aveva raggiunto e superato il 10 per cento. 
Nel complesso si tratta di 620 miliardi di dollari di entrate in più per il governo federale che si accompagnano agli stanziamenti per prolungare per 12 mesi i sussidi di disoccupazione a due milioni di senza lavoro. Obama ha sottolineato comunque come questa legge sia solo un passo di uno sforzo più ampio, volto a ridurre un deficit che è ancora troppo alto, aprendo ai repubblicani su possibili interventi su Medicare, spina dorsale della Sanità pubblica.

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