L'avanzata di ISIS in Libia

Qualsiasi decisione politica su cosa fare in Libia deve essere basata su una comprensione accurata del mutevole paesaggio di estremisti

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L'avanzata di ISIS in Libia

di Mara Carro


Dal luglio 2014 la Libia è sprofondata in una nuova guerra civile che è già costata 3mila morti e 400mila sfollati su una popolazione complessiva di 6 milioni di persone.

Il 12 febbraio milizie che hanno dichiarato la propria fedeltà allo Stato Islamico hanno preso il controllo di tre stazioni radio locali nella città di Sirte, importante porto della Libia a 400 km dalla capitale Tripoli, destabilizzando ulteriormente il paese che prosegue la sua discesa verso l’anarchia che lo caratterizza dai tempi della ribellione contro Gheddafi del 2011. Si tratta di un processo che solo ora ha guadagnato l’attenzione della Comunità Internazionale, più rivolta agli sviluppi in Ucraina e in Siria e in Iraq, nonostante la situazione libica e la sua trasformazione in un “paradiso” per i militanti islamici di tutta la regione ponga una grave minaccia ai paesi europei, soprattutto a quelli situati sulla sponda nord del Mediterraneo. 
 

Nel paese due governi rivali, entrambi sostenuti da potenze regionali, rivendicano il controllo delle principali istituzioni, la supremazia militare, e in ultima analisi la legittimità, esacerbando il conflitto tra i secolaristi e islamisti.
 

Durante l'estate, due governi rivali sono stati istituiti a Tripoli e Tobruk. 
 
L’insediamento del governo di Tobruk arriva sulla scia di una serie di avvenimenti che vedono la discesa in campo del Generale Khalifa Haftar, un ex generale dell’Esercito libico, l’avvio dell’operazione anti-islamista “Dignità” e della contro-operazione “Alba” e il voto del 25 giugno, che ha visto il trionfo delle forze laiche e la sconfitta delle formazioni islamiste. 
 
Queste ultime e le milizie ad esse fedeli, che non hanno riconosciuto il risultato delle urne, si sono coagulate attorno al ricostituito Congresso Nazionale Generale (CNG) di Tripoli, istituito nel 2012 per sostituire il Consiglio Nazionale di Transizione e che sarebbe dovuto decadere dopo le elezioni del nuovo Parlamento. Il Congresso e il governo “di salvezza nazionale” guidato dal premier Omar al-Hassi si sono posti come alternativa alle istituzioni di Tobruk, attorno alle quali si sono radunate le milizie secolariste, in particolare le forze di Haftar, e che possono contare sul sostegno di importanti attori internazionali, quali Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Al contrario, il CNG di Tripoli gode del sostegno di Qatar e Turchia.  
 
Il Parlamento di Tobruk, riconosciuto dalle Nazioni Unite è sempre più marginalizzato perché costretto, a causa delle precarie condizioni di sicurezza delle due principali città del Paese e sedi istituzionali, Tripoli e Bengasi, a riunirsi nella città della Libia orientale dopo le elezioni dello scorso giugno.   
 
Il Paese è diviso e, approfittando della lotta tra le forze del Generale Haftar e le forze che si richiamano alla Fratellanza Musulmana libica, l'Isis ha notevolmente aumentato la sua presenza nel paese e ha la sua roccaforte nella città di Derna, città libica sulla costa orientale al confine con l’Egitto che ha una lunga storia di radicalismo islamico, dove lo scorso ottobre il Consiglio della gioventù islamica ha promesso fedeltà al leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi.
 
Mentre lo Stato islamico ha una presenza significativa a Derna, i seguaci di Abu Bakr al Baghdadi non sono in controllo di tutta la città. Altri gruppi jihadisti che non sono alleati con lo Stato islamico, tra cui Abu Salim Martyrs Brigade (ASMB), rimangono profondamente radicati a Derna.  
 
Tuttavia, la rete dello Stato islamico in Libia è in crescita e diverse relazioni indipendenti confermano che il gruppo opera dentro ed intorno Sirte.
 
Ai primi di febbraio, uomini armati hanno attaccato un giacimento petrolifero gestito dal gruppo francese Total e dalla Noc (la National Oil Corp libica) nell’area petrolifera di al-Mabruk, a circa 170 chilometri a sud di Sirte, uccidendo 12 persone. Funzionari francesi hanno accusato dell'attacco alcuni miliziani affiliati allo Stato islamico.
 
Jihadisti legati allo Stato islamico hanno rapito e ucciso 21 lavoratori egiziani copti in due distinte operazioni nel mese di dicembre e gennaio.

Il 27 gennaio, miliziani legati all'Isis hanno attaccato l'Hotel Corinthia di Tripoli. 

Valutare la portata della presenza dello Stato islamico in Libia è difficile dal momento che la macchina della propaganda del gruppo tende ad esagerare i guadagni dei suoi combattenti. Lo stesso Parlamento di Tobruk, con il generale Haftar che equipara tutti i politici islamisti a terroristi, ha interesse ad ingigantire la reale portata della minaccia mentre il Congresso di Tripoli minimizza la minaccia e anzi nega un coinvolgimento dell’SIS nell'attacco del 27 gennaio all’Hotel Corinthia di Tripoli.

L’Italia, ha detto Gentiloni, “è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale” se non si trova una mediazione. Ovvero è disposta a fornire i suoi soldati per una missione dell’Onu.
 
Uno dei maggiori ostacoli alla lotta contro l’Isis in Libia è trovare le risorse e la volontà di organizzare una strategia condivisa da più partner. Questo è particolarmente vero data la priorità che gli Stati Uniti hanno assegnato a combattere il gruppo in Iraq e Siria. 
 
Andando avanti, qualsiasi decisione politica su cosa fare in Libia dovrebbe essere basata su una comprensione accurata del mutevole paesaggio di estremisti. Il panorama di milizie di matrice qaedista comprende Ansar al-Sharia, ASL, erede del Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG) e responsabile dell'uccisione dell'Ambasciatore americano Stevens nel 2012 e la frangia libica di AQMI (Al Qaeda nel Magreb Islamico). 
 
Il Generale Haftar e il parlamento di Tobruk hanno sì un incentivo a gonfiare la minaccia dell’Isis ma le loro motivazioni confermano una tendenza preoccupante. Non va infatti trascurato l’aumento costante delle attività del gruppo, compresi gli sforzi per reclutare combattenti esperti da altre formazioni jihadiste. 

Anche se la presenza militante dell’ISIS sul territorio è al momento limitata e non in grado di minacciare città come Misurata o Tripoli, i sostenitori del gruppo stanno gettando le basi per una strategia a lungo termine in Libia e nel resto del Nord Africa.

 
 
 
 

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