Le condizioni poste a Teheran per la ripresa del dialogo

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Le condizioni poste a Teheran per la ripresa del dialogo

Importante presa di posizione del Gruppo dei 5 +1 (Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia, Stati Uniti e Germania) nella sessione di giovedì dell'IAEA. Dopo aver accettato di riprendere le trattative diplomatiche con il regime iraniano sul suo programma nucleare, in una dichiarazione congiunta le 6 potenze hanno intimato a Teheran le loro condizioni: accesso al sito militare di Parchin, zona risteretta che gli ispettori credono possa essere usata per testare l'attivazione di armi nucleari, e atteggiamento di Tehran. Finora Iran e Aiea non sono riuscite a raggiungere un'intesa sull'ispezione a Parchin. Nei giorni scorsi i media iraniani sembravano ipotizzare la possibilità di una visita, ma oggi l'agenzia nucleare dell'Onu ha detto che non c'è stato alcun contatto formale. “Richiamiamo l'Iran ad entrare senza condizioni in un processo di dialogo serio che possa portare a risultare concreti”, il tono della dichiarazione congiunta fa comprendere come anche Russia e Cina, che in passato avevano boicottato dure prese di posizione contro il regime, hanno assunto una posizione più intransigente nel momento in cui l'Iran sembra sempre più vicino alla costruzione dell'arma atomica.

Il leader supremo iraniano, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha accolto positivamente le parole del presidente statunitense Barack Obama sulla "finestra di opportunità" diplomatica offerta dai colloqui, ma ha detto che le iniziative di Washington per cercare di "mettere in ginocchio il popolo iraniano" sono destinate a essere deluse. Toni più concilianti del premier israeliano Benjamin Netanyahu, al ritorno dopo il vertice a Washington, è tornato a parlare della posizione del suo paese sulla questione in un'intervista televisiva:”Israele dara' tempo alle sanzioni contro l'Iran di esplicare il loro effetto e pertanto un attacco contro le installazioni nucleari di Tehehran, "non e' questione di giorni o settimane ma neanche di anni". Secondo un sondaggio di Haaretz, il 58% degli israeliani sarebbe contrario ad un intervento militare.

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