Le critiche all'accordo sul nucleare iraniano
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L’accordo sul nucleare iraniano, salutato dall’amministrazione Obama come un accordo storico, non ha suscitato commenti unanimi. Per il Wall Street Journal la realtà è che l'accordo di Ginevra tra l’Iran e le grandi potenze garantisce a Teheran di diventare una potenza nucleare de facto.
L’accordo interinale non soddisfa i termini di diverse risoluzioni delle Nazioni Unite che specificavano che non ci sarebbe stato nessun allentamento delle sanzioni finché l'Iran non avesse sospeso l’arricchimento dell'uranio. In base a tale accordo, l'Iran ottiene un allentamento delle sanzioni ma non deve rinunciare alle sue centrifughe che arricchiscono l'uranio, non deve fermare l'arricchimento, non deve trasferire il controllo delle sue scorte di uranio arricchito e non deve chiudere il reattore ad acqua pesante di Arak.
Obama ha detto che l'Iran "non installerà o avvierà nuove centrifughe", ma ha già circa 10.000 centrifughe operative che continueranno a funzionare per almeno altri sei mesi.
Il presidente americano ha anche detto che "l'Iran si è impegnato a frenare l’arricchimento dell’uranio e neutralizzare parte delle sue scorte." Ma anche questa affermazione non è rassicurante perché il processo può essere invertito e l'Iran conserverà una capacità di arricchire uranio al 5%, una soglia mai accettata in precedenza perché facilmente riconvertibile al 20%.
Obama ha detto che "l'Iran fermerà i lavori del suo reattore al plutonio", ma l'Iran ha solo promesso di non alimentare il reattore.
Per quanto riguarda le ispezioni, Obama ha assicurato che la comunità internazionale potrà "verificare se l'Iran sta mantenendo i suoi impegni." Il problema è che l'Iran non ha ratificato il protocollo aggiuntivo del suo accordo con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica che avrebbe permesso ispezioni su richiesta a siti come Parchin, che rimangono off limits. L'Iran può anche cacciare gli ispettori dell'ONU in qualsiasi momento, proprio come ha fatto la Corea del Nord .
Poi c'è l’allentamento delle sanzioni, che Obama ha assicurato essere "modesto", ma che inverte anni di diplomazia degli Stati Uniti.
E questi sono solo gli aspetti negativi visibili dell’accordo. Restano infatti da valutare quelli che sono stati gli accordi segreti, come suggerisce Michael Doran della Brookings Institution. Il primo riguarda certamente la Siria. E prende sempre più sostanza l’idea che il dietrofront di Obama dalla Siria sia stato deciso nel quadro dei negoziati nucleari con l’Iran.

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