Le trattative norvegesi

Negoziati interlocutori tra le Farc ed il governo colombiano. Appuntamento il mese prossimo all'Havana ma la pace resta lontana

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Le trattative norvegesi

Iniziati giovedì i colloqui tra i rappresentanti del governo Colombiano ed i ribelli del FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), per cercare di raggiungere un accordo di pace dopo 50 anni di guerriglia ed oltre 600.000 vittime e milioni di sfollati. Le trattative si sono svolte in un albergo nei pressi di Oslo, alla presenza degli intermediari di Norvegia e Cuba. 
Al termine della prima giornata, entrambe le parti hanno convenuto sulla necessità di un cambiamento sociale e di rivedersi il prossimo mese a L’Avana, Cuba. Il Capo delegazione delle Farc, Ivan Marquez, ha dichiarato di essere arrivato “stringendo (metaforicamente) un ramo d’ulivo nelle mani” e che la pace non significa che “le armi debbono tacere“, ma piuttosto la trasformazione delle strutture economiche, finanziarie e militari dello Stato”. Concetto in qualche modo ribadito anche dal Presidente Colombiano, Juan Manuel Santos, che ha respinto le richieste dei ribelli di un cessate il fuoco, dicendo che le operazioni militari continueranno fino a quando un accordo finale non sarà raggiunto. Il capo negoziatore governativo, Humberto de la Calle, ha detto ai giornalisti che i colloqui sono stati “un momento storico molto importante” e costituiscono la continuazione di un processo iniziato a febbraio, con i negoziati esplorativi. “Il prossimo passo sarà la firma di un accordo, reso pubblico, per porre fine al conflitto armato“.
Fin dalla sua elezione nel 2010, il nuovo presidente colombiano Santos ha posto una soluzione negoziata al conflitto come uno dei suoi principali punti della sua agenda politica. Un atteggiamento opposto rispetto al suo precedessore, il conservatore Alvaro Uribe, che aveva dichiarato una guerra totale al gruppo marxista, decidendo addirittura di scendere a patti con i guerriglieri di destra, le Autodefensas Unidas de Colombia, che hanno agito durante il suo mandato come un secondo esercito contro le Farc. Durante i colloqui do Oslo sono stati affrontati 5 punti chiave: la fine di un conflitto armato, la riforma fondiaria, la garanzia di esercitare l’opposizione politica, il traffico di droga e i diritti delle vittime del conflitto. Nella dichiarazione congiunta finale è stato precisato che lo sviluppo rurale sarebbe stato il primo problema all’ordine del giorno nel prossimo incontro, il 15 novembre a L’Avana. Ma il nodo principale dei negoziati verte su due punti le cui posizioni appaiono difficilemente conciliabili: l'amnistia per i leader della guerriglia ed il controllo del narcotraffico da parte delle Farc. 

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