L'ipocrisia di Trump: le armi USA alimentano i cartelli che dice di combattere
Mentre Trump minaccia dazi e interventi, il Messico presenta i numeri: il 47% dei proiettili di alto calibro sequestrati ai narcos viene da una sola fabbrica USA
Un dato che suona come un'accusa. Il ministro della Difesa messicano ha rivelato che la stragrande maggioranza delle armi sequestrate ai cartelli della droga, l'80%, proviene direttamente dagli Stati Uniti. Un fiume di fuoco che attraversa il confine e alimenta la violenza, mentre Washington continua a puntare il dito contro il Messico per il traffico di droga.
Le dichiarazioni del generale Ricardo Trevilla Trejo non lasciano spazio a nessun dubbio: "Durante la nostra amministrazione abbiamo sequestrato ai narcos 23.000 armi. Di queste, l'80% è di origine statunitense".
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Numeri impressionanti, che confermano come gli arsenali dei cartelli messicani siano riforniti principalmente dal vicino del nord.
Ma c'è un dato ancora più inquietante. Lo stesso ministro ha precisato che il 47% dei proiettili di alto calibro sequestrati ai narcos proviene da un'unica azienda privata con sede a Lake City, nel Missouri. Munizioni progettate per uso esclusivo delle Forze armate statunitensi, che finiscono invece nelle mani dei sicari e alimentano la violenza in Messico.
La presidente Claudia Sheinbaum ha raccolto il dossier e annunciato mosse concrete: "Stiamo valutando che le denunce che abbiamo contro le aziende produttrici di armi includano questa parte. È un'impresa privata che commercializza questi armamenti, anche se sono per uso esclusivo dell'esercito degli Stati Uniti. È molto importante che si indaghi come queste armi, commercializzate da questa azienda privata, arrivino nelle mani della delinquenza organizzata nel nostro paese".
I sequestri raccontano anche una geografia della violenza: la maggior parte dei proiettili riconducibili all'azienda del Missouri sono stati ritrovati in Sinaloa, Sonora, Tamaulipas, Chihuahua, e in misura minore in Michoacán e Guerrero. Le regioni più martoriate dal narcotraffico, quelle dove lo scontro tra cartelli e Forze dell'ordine è più cruento.
Il quadro che emerge è quello di una guerra combattuta con armi made in USA. Mentre l'amministrazione Trump continua a puntare il dito contro il Messico, minacciando dazi e interventi unilaterali con la scusa della lotta al narcotraffico, i dati del ministro Trevilla raccontano una verità scomoda e che gli USA cercano di occultare.

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