L'Iran e il paradosso delle sanzioni

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  Sollevare prematuramente le sanzioni all'Iran è una cattiva idea; colpire l'Iran con ulteriori sanzioni è ugualmente una cattiva idea, sostiene Jeffrey Goldberg su Bloomberg. 
 
Il Congresso degli Stati Uniti preme affinché si impongano sanzioni più severe contro l'Iran, ma l’obiettivo reale delle ire del Congresso - e dei leader israeliani e arabi - è il Segretario di Stato John Kerry e il suo frenetico approccio alle crisi in Medio Oriente
 
Le sanzioni, in combinazione con la minaccia degli attacchi aerei israeliani, sono ciò che ha portato gli iraniani al tavolo dei negoziati. Ha quindi senso sostenere che sanzioni più pesanti costringeranno Teheran a fare maggiori concessioni.
 
I sostenitori di sanzioni più severe dimenticano però che le sanzioni non coinvolgono solo l’Iran ma tutta una serie di paesi che, qualora dovessero ritenere che gli Stati Uniti sono troppo intransigenti nelle fasi iniziali di questi negoziati, potrebbero minare il regime di sanzioni.  
 
D'altra parte, prosegue Goldberg, allentare il peso delle sanzioni, come molti membri del Gruppo 5 +1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania) auspicano, ha poco senso a meno che gli iraniani non sospendano l’arricchimento dell'uranio e la costruzione del reattore di plutonio ad Arak, per la durata di questi colloqui. Colloqui che per avere successo devono concludersi con la garanzia che l'Iran non sarà in grado di produrre armi nucleari ma gli iraniani hanno alle spalle una lunga storia di espansione del programma nucleare sotto la copertura dei negoziati

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