L’Iraq di nuovo zona di guerra?

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Un articolo apparso in questi giorni su ‘Time’ spiega in maniera dettagliata come le battaglie in atto nelle ultime settimane in Iraq, e più precisamente nella sua regione attualmente più violenta, Anbar, siano il sintomo di come ampie fasce del paese siano di nuovo in disordine. In tutto ciò, Al Qaeda si sta nuovamente insidiando all’interno dei meandri iracheni. Gli atti di violenza e gli scontri ad Anbar, la parte più occidentale del paese dominata dai sunniti, testimoniano il fallimento delle politiche attuate dal Primo Ministro Nouri Maliki, in particolare nell’affrontare proprio le questioni più strettamente legate alla porzione sunnita della popolazione. Ma sono anche il chiaro sintomo di una pericolosa ascesa dell’estremismo islamico sia in Siria che, appunto, in Iraq. 
 
Durante il governo di Saddam Hussein, sunnita di nascita, esponenti della minoranza sunnita del paese occupavano quasi tutte le posizioni di potere all’interno sia del governo che delle strutture militari. Dopo l’invasione americana del 2003 e la conseguente guerra durata quasi un decennio, i partiti sciiti hanno dominato il governo e gli apparati di sicurezza, mettendo in disparte la minoranza sunnita. 
 
Come sottolinea ‘Time’, alla vigilia delle elezioni nazionali – in programma il prossimo 30 di aprile – la regione di Anbar è letteralmente nel caos. Ed è probabile che l’instabilità si diffonda e che influenzi anche il resto dell’Iraq. Le ragioni sono multiple, e tutte potenzialmente ad alto rischio: gli scontri tra le fazioni sunnite ed Al Qaeda (desiderosa di assicurarsi il controllo della provincia), gli attriti tra i diversi gruppi sunniti in corsa per il parlamento, i rapporti tesi tra il Premier Maliki e la popolazione sunnita in generale. Tutte questioni che rischiano di far precipitare l’Iraq di nuovo in uno status di paese lacerato dalla violenza.

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