L'ombra di Al-Qaeda sulle vicende siriane
I recenti attentati e bombardamenti in Siria sono stati verosimilmente commessi dal ramo iracheno di Al-Qaeda. A dichiaralo è stato James Clapper, direttore dell'intelligence nazionale americana, davanti alla Commissione difesa del Senato, sottolineando come le modalità operative, in particolare in riferimento al doppio attentato con auto-bomba del 10 febbraio contro la sede dei servizi di informazione militari e il quartier generale delle forze dell'ordine, sono riconducibili a tale matrice. Riporta, inoltre, il Financial Times che secondo alti ufficiali della Cia, l'organizzazione terroristica si sarebbe infiltrata nell'opposizione siriana, divenendo ampiamente operativa nel paese. L'organizzazione che riunisce i ribelli ha sempre negato un suo ruolo diretto negli attentati, incolpando di questi lo stesso regime come azione volta a discreditare i ribelli e aumentare il suo supporto internazionale.
Le dichiarazioni di Clapper aumentano la tensione sulla gestione della crisi da parte dei governi occidentali, in un momento di crescenti preoccupazioni circa il destino delle armi chimiche e biologiche in possesso del regime. Washington non hai mai nascosto i suoi timori a fornire un pieno sostegno all'opposizione siriana per i rischi di una degenerazione settaria nella fase di transizione del dopo Assad. Timori divenuti sempre maggiori dopo che nello scorso weekend Ayman al-Zawahiri, attuale leader di al-Qaeda, ha incitato i musulmani di Turchia, Iraq, Libano e Giordania di aiutare i ribelli siriani nella loro lotta contro il regime di Assad.

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