Mes, il M5S non ha tradito è stato sconfitto politicamente

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Mes, il M5S non ha tradito è stato sconfitto politicamente

Di Paolo Desogus*


Verso il M5S sta montando l'indignazione di molti elettori che gridano al tradimento. A loro si contrappone un più flebile schieramento di tifosi, che insieme all'establishment, al PD e alle varie clientele intellettuali cantano vittoria per gli esiti del Consiglio europeo. Inutile dire con il comportamento di questi ultimi è assolutamente nefasto.

Non c'è stata nessuna vittoria e nemmeno un pareggio: sul piatto c'è il MES, c'è dunque un sistema di prestito in un contesto in cui tutti gli altri paesi del mondo, fuori dall'Europa, stanno monetizzando il debito. Il recovery fund è un miraggio. Se va bene comincerà ad erogare qualche briciola tra un anno, mentre occorre un sostegno all'economia immediato.

Mi trovo dunque totalmente in disaccordo con il partito del MES. Vi confesso tuttavia che sono molto scettico anche verso chi attacca i 5 stelle per la sconfitta in sede europea e ora grida al tradimento. In realtà il M5S non ha tradito, ma più semplicemente è stato politicamente sconfitto. In politica non si vince o si perde solo alle elezioni. Si vince e si perde quando in una fase di confronto si riesce a mantenere unito il proprio schieramento e si è in grado di mobilitare le forze sociali a sostegno della propria posizione.

Il partito del MES per vincere la battaglia contro chi si opponeva ha fatto proprio questo. Il martedì dopo Pasqua ha schierato le proprie divisioni: ha mandato in tv diversi leader politici, ha chiamato alle armi gli editorialisti e i direttori dei maggiori quotidiani e ha spinto ad esporsi i principali esponenti dell'industria e della finanzia italiana. Questo esercito ha sposato la causa del MES, raccontando una serie di falsità in modo efficace per presentarsi, di fronte alla commissione europea, come il loro esercito di riferimento, pronto a prendere in mano la situazione nel momento in cui il governo dovesse cadere per l'esplosione dello spread e della speculazione sui conti italiani.

I 5 stelle e gli oppositori al MES chi hanno schierato? Con quali armi hanno combattuto la menzogna di questo strumento di strozzinaggio della troika? Di quali divisioni dispongono? Nessuna. I 5 stelle non hanno mobilitato nessuno per la natura stessa di questa formazione politica, cioè la natura di "movimento", di spazio fluido e magmatico che esercita la propria debole influenza sui social network, come se si potesse fare politica a colpi di like. I 5stelle scontano dunque il loro peccato originale, ovvero quello di aver rifiutato di costituirsi in partito politico strutturato, organizzato in sezioni e tesserati legati a un sindacato e a pezzi di società in grado di mobilitarsi contro l'establishment. Il quale, dal canto suo, non ha bisogno di essere un partito politico, dato che dispone di mezzi economici e di strumenti egemonici, come giornali tv e clientele intellettuali, estremamente forti. Per l'establishment è molto piacere semplice controllare i partiti dall'esterno che farsene uno.

Non è così per chi si oppone allo status quo e alle forze dominanti. Chi credeva che fosse sufficiente vincere le elezioni e andare al governo per cambiare il paese si è auto illuso. Non ha la minima idea di cosa significhi fare politica e che cosa sia un confronto con le classi dominanti. È questo il motivo per cui i 5 Stelle non hanno vinto una battaglia politica e hanno solo accumulato sconfitte su sconfitte: sul MES, come sulla TAV, l'Ilva, il MUOS, la TAP, la nazionalizzazione delle autostrade. L'unica battaglia vinta è la più stupida di tutte: quelle sul taglio dei parlamentari, in un contesto in cui l'establishment non ha affatto bisogno del parlamento per comandare, mentre ne hanno invece le forze che vi si oppongono. Bella vittoria di Pirro quella sul taglio dei parlamentari.

I 5 stelle dunque non hanno tradito. Il problema non è morale. È politico e riguarda la forma di lotta politica, riguarda il saper fare politica, il saper essere all'altezza dei conflitti con le classi dominanti. O questo movimento si costituisce in partito politico organizzato e comincia superare la propria forma liquida per trasformarla in solida, oppure si dovranno rassegnare a passare allo stato gassoso e sparire.

*Professore alla Sorbona di Parigi

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