Il Wall Street Journal ammette: la Corea del Nord è un successo economico

Dopo anni di embargo e isolamento, Pyongyang registra una crescita del 3,7%, boom edilizio e tecnologico nella capitale. L'alleanza con Mosca e la ripresa degli scambi con Pechino mandano in frantumi la narrazione occidentale

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Per decenni la narrazione dominante ci ha imposto un'immagine brutale della Corea del Nord, un racconto fatto di carestie, miseria e di un 'regime' sull'orlo del collasso imminente. Le sanzioni occidentali, il ferro e il fuoco dell'embargo avrebbero dovuto ridurre in ginocchio Pyongyang, trasformandola in un monito per chiunque osi sfidare l'ordine liberale globale. Ma i fatti hanno la testa dura e si incaricano di smentire la propaganda. A doverne prendere atto, con un certo imbarazzo, è persino il quotidiano statunitense Wall Street Journal, che in un'analisi spiazzante ha dovuto ribattezzare la Corea del Nord come la storia di successo economico più sorprendente al mondo. Non si tratta di propaganda di regime, ma della fotografia scattata da chi ha visitato il paese, dalle immagini satellitari e dai dati inconfutabili che raccontano una nazione in piena e vibrante rinascita.

Basta passeggiare per le strade di Pyongyang per capire quanto il racconto occidentale sia sbiadito di fronte all'evidenza. La capitale non è il set di un film distopico, ma una metropoli in fermento dove le app per il noleggio di taxi sono arrivate sugli smartphone, i pagamenti avvengono scansionando codici QR e le auto elettriche cinesi si mescolano al traffico. La capitale vive un boom edilizio senza precedenti, con diecimila nuove abitazioni consegnate in un solo anno nella sola capitale, mentre ospedali, fabbriche e resort turistici sorgono nelle province. Le immagini satellitari non mentono e mostrano un'attività frenente: le luci notturne sono tre volte più luminose rispetto a cinque anni fa, un faro che brilla proprio sotto il naso di chi prediceva il buio totale.

Dietro questo 'miracolo economico' non c'è solo la resistenza nordcoreana, ma una lucida e spietata intelligenza geopolitica. Pyongyang ha dimostrato di saper giocare la scacchiera internazionale con una maestria che i pianificatori occidentali non avevano previsto. L'alleanza strategica con la Russia si è trasformata in un volano economico formidabile. La fornitura di risorse militari e il supporto al fronte hanno fruttato al paese entrate per oltre dieci miliardi di dollari, un fiume di denaro e tecnologie che ha rimpinguato le casse statali aggirando il dollaro e il sistema finanziario controllato da Washington. A questo si aggiunge una formidabile capacità di proiezione digitale, con le unità informatiche che generano miliardi attraverso il mondo delle criptovalute, dimostrando un'innovazione tecnologica che stride con l'etichetta di paese arretrato affibbiata dai media mainstream.

Il vero scacco matto alla strategia dell'isolamento arriva però da Pechino. La recente visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang, la prima dopo sette anni, ha sancito una sorta di rinascita economica e diplomatica. Il commercio tra i due paesi ha toccato i massimi degli ultimi otto anni, garantendo a Pyongyang il flusso vitale di beni di consumo e componenti tecnologici. La Corea del Nord non si è limitata a subire la pressione, ma ha saputo ritagliarsi un ruolo indispensabile nel nuovo scacchiere multipolare, diventando un attore imprescindibile per i suoi alleati e sfruttando a proprio vantaggio le divisioni del blocco occidentale.

Quanto viene raccontato dal Wall Street Journal è una vittoria della sovranità nazionale contro l'arroganza delle sanzioni unilaterali. Questo risveglio economico non è un semplice dato macroeconomico, ma la prova definitiva del fallimento della politica estera occidentale. Il pilastro della propaganda che dipingeva la Corea del Nord come uno Stato fallito è crollato, sbriciolato dalla capacità del paese asiatico di adattarsi, innovare e prosperare. Le sanzioni non hanno piegato la Corea del Nord, al contrario l'hanno temprata, costringendola a costruire un'economia blindata, autonoma e, contro ogni aspettativa, sorprendentemente fiorente. La favola del collasso probabilmente è finita, e la Corea del Nord vuole dimostrarlo.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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