MH-17. Un passo verso la verità?
di Michele Merlo
Alcuni giorni fa si è svolta all'Aja, in Olanda, un'importante conferenza sul caso MH-17, il volo della Malesya Airlines abbattuto il 17 luglio del 2014 nei cieli del Donbass, la regione sud-orientale dell'Ucraina dove già da mesi infuriavano i combattimenti tra le forze armate di Kiev e gli insorti di Lugansk e Donetsk.
La conferenza è stata organizzata e promossa dalla piattaforma internazionale “Global Rights of Peaceful People”. Durante i lavori della conferenza è stato presentato al pubblico olandese il nuovo documentario d'inchiesta di Yana Erlashova e del giornalista investigativo olandese Max Van der Werff sulla tragedia del volo dal titolo: “Mh-17. We wait an indipendent investigation”.
Il documentario, è la terza indagine video sul caso MH-17 prodotta dalla giornalista russa già autrice di “MH-17. Call for justice”: Yana Erlashova e Max Van der Werff sono intervenuti durante i lavori della conferenza insieme al giornalista olandese Stefan Beck ed al professor Kees van der Pijl , autore del libro “L'abbattimento dell'MH-17. L'Ucraina e la nuova guerra fredda”.
Intervistata dall'agenzia TASS, Yana Erlashova ha sottolineato l'importanza del suo nuovo documentario prodotto in occasione del quinto anniversario della tragedia consumatasi nel cieli del Donbass, costata la vita a ben 298 persone.
Dal lavoro di Yana Erlashova emerge la mancanza di un'indagine realmente indipendente sulla tragedia dell'MH-17: in Occidente, per ammissione stessa del primo ministro malesiano Mahatir Mohamad, la Russia è stata accusata di colpevolezza ancora prima che l'indagine cominciasse, trasformando l'inchiesta in un'occasione di propaganda.
Del resto, dovrebbe stupire che l'Ucraina, nonostante fosse inclusa tra i sospettati dell'abbattimento del volo, venne comunque inserita nel JIT (Joint Investigation Team) insieme ad Australia, Belgio e Malesia (paesi coinvolti nel caso in relazione alla morte di propri cittadini) e si trova tutt'oggi a farne parte a pieno titolo.
La vulgata occidentale, sostenuta dall'atteggiamento del JIT; spergiura da anni sul fatto che l'MH-17 sia stato abbattuto da un missile BUK partito dai territori del Donbass sotto controllo degli insorti: a dispetto di questo, numerosi testimoni locali hanno riferito di aver visto volare sul cieli del Donbass aerei ucraini da combattimento.
La credibilità di un altro dei principali argomenti usati dalla propaganda ucraina – quello di una presunta registrazione di comunicazioni via radio e telefono degli insorti di Lugansk e Donetsk – è stata fortemente messa in discussione dagli specialisti malesiani del “OG IT Forensic Services” e dal tedesco Norman Ritter: gli specialisti hanno infatti sottolineato che l'audio, divulgato dall'SBU (NdR, i servizi di sicurezza ucraini) a poche ore dall'abbattimento del volo presenterebbe elementi di dubbia genuinità.
Oltre a questo, resta senza risposta ufficiale la domanda del motivo per cui l'Ucraina non abbia chiuso lo spazio aereo – almeno ai voli civili – di una zona in cui già mesi erano in corso violenti combattimenti.
Su questa, e su molte altre domande relative alle controversie del caso, si interroga il lavoro di Yana Erlashova, appellandosi alla società civile ed agli incaricati del JIT (Joint Investigation Team).

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