Molossia si paragona ai Navajo: i sogni di una bizzarra Micronazione degli Stati Uniti

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Molossia si paragona ai Navajo: i sogni di una bizzarra Micronazione degli Stati Uniti

 

Nel deserto del Nevada, vicino alla cittadina di Dayton, sorge la Repubblica di Molossia, una bizzarra micronazione fondata da Kevin Baugh nel 1977. Estesa su appena 11,3 acri, Molossia si autoproclama stato sovrano, con una propria moneta (il Valora), una bandiera (il Grand Triune) e un inno nazionale. Tuttavia, nonostante le sue ambizioni giocose, rimane una proprietà privata sotto la legge statunitense, con Baugh che paga regolarmente le tasse alla contea di Storey, scherzosamente definite “aiuti esteri”. Sebbene l’identità eccentrica di Molossia abbia attirato attenzione, un aspetto spicca: il confronto sul suo sito web con la Nazione Navajo, un’entità sovrana nativa americana riconosciuta a livello federale. Questo paragone, però, è superficiale e rivela una profonda distanza tra il micronazionalismo scherzoso di Molossia e le complesse realtà storiche e legali delle nazioni native americane. 

Molossia: L’Identità di una Micronazione

Molossia, il cui nome deriva dalla parola spagnola morro (collina rocciosa), è una nazione autoproclamata radicata nella satira e nella creatività. Nata come progetto infantile, si è trasformata in un’attrazione turistica, offrendo visite guidate, una ferrovia in miniatura e persino un “programma spaziale”. La sua cultura mescola tradizioni inventate – come il divieto di cipolle e trichechi – e peculiarità moderne, come il Molossolini, la bevanda nazionale. Nonostante dichiari sovranità, Molossia opera all’interno degli Stati Uniti, non riconosciuta da nessuno stato membro dell’ONU. Le sue “guerre” (ad esempio, un conflitto fittizio con la Germania Est) e i gesti diplomatici sono ironici, riflettendo una performance di nazionalità piuttosto che un’entità politica reale. 

La Nazione Navajo: Un’Eredità Sovrana

In netto contrasto, la Nazione Navajo è un governo nativo americano riconosciuto a livello federale, che si estende su oltre 27.000 miglia quadrate tra Arizona, New Mexico e Utah. Con una popolazione superiore a 300.000 persone, è una delle più grandi nazioni indigene degli Stati Uniti. I Navajo, o Diné, vantano una storia di resilienza, dall’aver sopravvisuto alla Lunga Marcia del 1864 – uno spostamento forzato da parte del governo statunitense – all’affermazione della loro sovranità attraverso trattati, un consiglio tribale e uno sviluppo economico moderno. La Nazione Navajo gestisce un proprio sistema giudiziario, forze di polizia e istituzioni educative, tutti radicati in un profondo legame culturale con la terra e tradizioni come la tessitura, la narrazione e le cerimonie in onore del mondo naturale. 

Il Confronto di Molossia con la Nazione Navajo

Il sito web di Molossia paragona audacemente se stessa alla Nazione Navajo, descrivendo entrambe come “stati dentro uno stato” con leggi e costumi propri. Questo paragone, tuttavia, è fuorviante e semplifica eccessivamente le profonde differenze tra una micronazione e un’entità sovrana nativa americana. La sovranità della Nazione Navajo è radicata in secoli di trattati, battaglie legali e riconoscimento federale sotto la legge statunitense, che le conferisce autorità sul proprio territorio e sui suoi cittadini. Molossia, al contrario, è un’iniziativa privata senza alcuna legittimità legale, la cui “sovranità” è una dichiarazione personale di Baugh. Il confronto sembra un abbellimento retorico, forse inteso a dare a Molossia un’apparenza di legittimità associandola a una rispettata nazione indigena. Tuttavia, questo parallelismo rischia di banalizzare l’autonomia e il significato culturale della Nazione Navajo, conquistati con fatica. 

Nessun Legame Sostanziale con i Nativi Americani

Oltre a questo confronto, Molossia non ha legami significativi con le comunità native americane, inclusi i Navajo o le tribù originarie del Nevada, come i Washoe, i Paiute Settentrionali e gli Shoshone Occidentali. Situata in una regione ricca di storia indigena, gli 11,3 acri di Molossia furono acquistati da Baugh nel 1998, senza alcuna connessione documentata con rivendicazioni territoriali o patrimonio culturale nativo. Le attività della micronazione – visite guidate, un ufficio postale e una “marina” composta da una zattera gonfiabile – non hanno alcuna somiglianza con le tradizioni native americane, come la narrazione, le cerimonie o la gestione responsabile della terra. Un piccolo cenno alla cultura nativa americana esiste: il Peace Pole di Molossia, inscritto con “Che la pace regni sulla Terra” in otto lingue, include il Cherokee. Tuttavia, il Cherokee non è una tribù del Nevada, e questa inclusione è un gesto superficiale, non indicativo di un impegno più profondo. A differenza delle tribù native americane, che mantengono legami spirituali con la terra (ad esempio, la venerazione Lakota per Maka, Madre Terra), l’identità di Molossia è radicata nella satira moderna, non nei valori indigeni. 

Il Contesto delle Tribù Native Americane del Nevada

Il Nevada ospita comunità native americane vivaci, con riserve come la Pyramid Lake Paiute Reservation e la Reno-Sparks Indian Colony nelle vicinanze. Queste tribù hanno affrontato sfide storiche, dalla spoliazione delle terre all’assimilazione forzata, ma continuano a preservare le loro lingue, cerimonie e sistemi di governo. I Washoe, ad esempio, mantengono pratiche culturali legate al Lago Tahoe, mentre gli Shoshone si battono per la protezione ambientale. Molossia, operando nella stessa regione, non fa alcuno sforzo per riconoscere o collaborare con queste tribù, evidenziando ulteriormente l’assenza di un legame. 

Perché il Confronto Non Regge

Il paragone di Molossia con la Nazione Navajo non è solo inaccurato, ma potenzialmente insensibile. La sovranità nativa americana è uno status complesso e duramente conquistato, plasmato da secoli di lotta contro la colonizzazione, lo spostamento forzato e la marginalizzazione sistemica. La sovranità della Nazione Navajo si basa su trattati come quello del 1868, che restituì una porzione delle loro terre ancestrali dopo la Lunga Marcia. Molossia, al contrario, è una proprietà privata senza basi storiche o legali per la sovranità. Paragonare le due entità rischia di sminuire l’eredità Navajo e potrebbe essere visto come una semplificazione delle questioni indigene per scopi di branding micronazionale. 

Inoltre, il confronto manca di contesto. Lo status di “stato dentro uno stato” della Nazione Navajo implica una vera governance – gestione di sanità, istruzione e forze dell’ordine – mentre le “leggi” di Molossia (ad esempio, il divieto di spinaci) sono invenzioni giocose. Se Molossia volesse impegnarsi in modo significativo con le comunità native americane, potrebbe riconoscere la storia indigena della terra o collaborare con le tribù locali su iniziative culturali. Invece, il suo focus rimane interno, sulla sua narrativa fittizia

Conclusione: Un’Occasione Mancata

Il paragone della Repubblica di Molossia con la Nazione Navajo è un passo falso retorico, che evidenzia una mancanza di connessione con la cultura o la storia nativa americana. Mentre Molossia prospera come esperimento creativo, la sua sovranità autoproclamata non ha alcuna somiglianza con le realtà legali, culturali e storiche delle nazioni native americane come i Navajo. In Nevada, dove tribù come i Paiute e gli Shoshone continuano ad affermare la loro eredità, Molossia opera in isolamento, con l’iscrizione in Cherokee sul suo Peace Pole come gesto fugace, al massimo. Per chi cerca di comprendere i legami con i Nativi Americani, la vera storia non si trova negli 11,3 acri di Molossia, ma nell’eredità duratura delle tribù che chiamano questa terra “casa” da millenni. 

In sostanza, la Repubblica di Molossia è una finta micronazione utile solo per nutrire il grande ego di un piccolo uomo. Ma, in fin dei conti, ogni tanto serve, tra le tante tragedie di oggi,  anche un articolo per sorridere.

Raffaella Milandri

Raffaella Milandri

 

Raffaella Milandri è scrittrice, giornalista e antropologa di formazione, impegnata da anni nella difesa dei diritti umani dei Popoli Indigeni. Studia e divulga in Italia la storia, la cultura e la letteratura dei Nativi Americani, con attenzione tanto alla memoria storica quanto alle questioni contemporanee. È membro onorario della Four Winds Cherokee Tribe della Louisiana e della Crow Tribe del Montana. Ha pubblicato oltre dieci libri dedicati ai Nativi Americani e ai Popoli Indigeni, tra cui Nativi americani. Guida alle tribù e riserve indiane degli Stati Uniti, Nativi Americani. Guida a Miti, Leggende e Preghiere e Le scuole residenziali indiane. Le tombe senza nome e le scuse di Papa Francesco. Cura inoltre traduzioni e opere di autori nativi. Conduce il programma radiofonico “Nativi Americani ieri e oggi” e firma la rubrica “Nativi” su L’AntiDiplomatico.

 

 

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