Nuova ondata di attacchi in Iraq

A Taji attentato suicida contro le milizie Sahwa, che si battono contro al-Qaeda

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 Nuova ondata di attacchi in Iraq

Il bilancio dell’ attacco condotto domenica contro il quartier generale provinciale della polizia di Kirkuk è di 33 morti e oltre 70 feriti. Un kamikaze si è fatto esplodere nei pressi della stazione di polizia e successivamente un commando di uomini armati è entrato nell’edificio per cercare di occuparlo e liberare i membri di Al Qaeda detenuti dentro la struttura. L’attacco rientra nella campagna “Distruggere le mura” annunciata lo scorso luglio dall’emiro Mujahid Abu Bakr al Baghdadi che prende di mira le prigioni irachene per liberare detenuti filo-qaedisti.
Oggi, a Taji, a 20 km a nord di Baghdad, almeno 23 membri dei Consigli del Risveglio, o milizie Sahwa, che si battono contro al Qaeda, sono rimasti uccisi in un nuovo attentato kamikaze. L’attentatore ha colpito i membri delle milizie in fila per il pagamento degli stipendi. Una settantina i feriti.
Le milizie Sahwa o Consigli dei Risvegli o Figli dell’Iraq sono composti da combattenti sunniti che si sono uniti alle forze statunitensi e del governo iracheno per combattere al-Qaeda dal 2006. Da allora, sono tra i bersagli preferiti dei miliziani sunniti legati ad al-Qaeda che li vedono come traditori. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità per gli attacchi più recenti, ma gli attentati suicidi sono il classico modus agendi dello Stato Islamico dell’Iraq, che in un recente messaggio ha esortato i manifestanti sunniti che da oltre un mese protestano contro il governo del premier sciira Nuri al-Maliki a prendere le armi contro per liberarsi dall’oppressione sciita.
Le proteste sono state innescate dall’arresto delle guardie del corpo del ministro delle Finanze sunnita Rafia al-Issawi e sono indirizzare verso il governo del premier sciita Nuri al-Maliki, accusato di marginalizzare la componente sunnita della popolazione irachena e fare ricorso alle leggi antiterrorismo per colpire avversari politici come Issawi o il vice presidente Tariq Hashemi, sul cui capo pendono cinque condanne a morte

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