Obama pronto a scegliere Kerry

Come prossimo Segretario di stato, il presidente accontenta i repubblicani

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Il presidente Barack Obama ha deciso di nominare il senatore del Massachusetts John Kerry segretario di Stato. La nomina di Kerry, candidato democratico alla Casa Bianca nel 2004 sconfitto da George W. Bush , dovrebbe essere formalizzata nel corso della prossima settimana. 
John McCain ed il partito repubblicano hanno imposto ad Obama che la scelta non cadesse su Susan Rice, sotto accusa dopo le dichiarazioni subito dopo l'attentato di Bengasi ed accoglieranno la nomina di Kerry con piacere. Scegliendo il senatore del Massachussets, Obama fa un altro passo nella sua campagna per governare in modo bipartisan la difficile uscita dell'America dalla crisi  - l'intesa da chiudere con l'opposizione sul "fiscal cliff" soprattutto - e compie una scelta precisa nella gestione della difficile transizione post primavera araba nel mondo arabo.  Sul medio oriente, infatti, Kerry è contrario ad un interferenza politica  americana e ritiene necessaria una veloce iniezione di liquidità attraverso l'azione del Fondo Monetario Internazionale. Anche se i repubblicani giudicano la scelta estremamente qualificata, Kerry ma è pur sempre lo stesso politico, fieramente anti-reaganiano, che negli anni Ottanta scriveva a Daniel Ortega ,chiamandolo "caro comandante". 
Obama non si è limitato a Kerry nella sua strategia riconciliatoria con gli avversari repubblicani. Da alcune fonti trapela il nome di Chuck Hagel, senatore repubblicano del Nebraska, reduce del Vietnam, insignito della prestigiosa Purple Hearts. Secondo gli analisti esperti di politica americana, Hagel è favorito nella corsa per il Pentagono. Pur di far cosa gradita al GOP, Obama potrebbe scegliere Hagel, e i repubblicani, per cortesia istituzionale, non potrebbero sottrarsi alla nomina. Il problema di Hagel sono le sue posizioni "normalizzatrici" verso Teheran (si è sempre opposto ad un attacco preventivo contro i siti nucleari iraniani) e le sue richieste su una maggiore equidistanza (dell'America) nella sciarada israelo-palestinese. Una visione perfettamente compatibile con la strategia scelta da Obama, meno con quella dei repubblicani più estremisti.

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