Osservatori Onu arrivano in Siria. Ma le violenze non cessano
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I primi osservatori internazionali sono giunti in Siria. Avranno il compito di monitorare il fragile cessate il fuoco operativo da giovedì nel paese. “Sono arrivati e inizieranno a lavorare domani mattina ha dichiarato Kieran Dwyer, portavoce del dipartimento di peacekeeping delle Nazioni Unite. Altri arriveranno nella serata di lunedì, fino ad arrivare ai 30 complessivi per la fine della settimana, come previsto dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza che ha dato il via libera alla missione. Ahmed Fawzi, portavoce di Annan, ha ribadito come sarà l'organo delle Nazioni Unite a guidare la missione, alla quale parteciperanno “personale civile, esperti di diritti umani, oltre a coloro che dovranno supervisionare la tregua in ottemperanza di tutti e sei i punti del piano di pace". Vi è ancora una zona grigia non definita e riguarda la sicurezza degli osservatori. Mentre il Consiglio di sicurezza la giudica come compito primaria del governo siriano, Damasco ha ribadito che non si sente responsabile della loro incolumità.
Intanto gli attivisti continuano a denunciare violenze ed il mancato rispetto da parte del regime di Assad della tregua. Non vi è concordia sulle cifre ed i media internazionali, non presenti nel paese, non possono verificarle, ma solo riportare le testimonianze dei ribelli. Secondo la commissione locale di coordinamento domenica sarebbero morte 25 persone, la maggior parte ad Homs. Più cauto il bilancio dell'osservatorio sulla Siria con base a Londra, che segnala la morte di 4 persone a Homs ed una a Damasco. La cosa certa è che, nonostante il cessate il fuoco, gli attacchi del regime continuano:emblematici in tal senso video postati su internet dall'opposizione che testimoniano bombardamenti ogni sei minuti nel quartiere di Khaldiya.

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