Più tempo per la diplomazia nel processo alle Ong in Egitto

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Più tempo per la diplomazia nel processo alle Ong in Egitto

 Particolare scalpore aveva destato la decisione del governo di transizione egiziano di processare 43 membri del National Democratic Institute e dell'International Republican Institute, presenti nel paese per promuovere la democrazia. L'accusa secondo le autorità del Cairo: non esser legalmente registrati ed aver utilizzato fondi senza licenza, con lo scopo di interferire nella vita del paese, creando tensioni tra Washington e il Cairo. Durante la prima udienza di domenica, il Tribunale Penale del Cairo ha rinviato al 26 aprile prossimo il processo, accogliendo così la richiesta della difesa di maggior tempo per esaminare le carte dell'accusa e accreditare gli interpreti necessari a seguire gli imputati durante il processo. Tra gli accusati, infatti, figurano 19 cittadini americani, 14 egiziani e altri da Serbia, Germania, Libano, Giordania e Territori palestinesi.

Se gli imputati dovessero essere condannati, rischiano fino a cinque anni di carcere, ha dichiarato il giudice  Ashraf Ashmawi. Per gli attivisti, invece, è solo un tentativo di ridurli al silenzio appellandosi alla “cospirazione internazionale”. Il caso ha inasprito i rapporti tra l’Egitto e gli Stati Uniti, portando le relazioni tra i due paesi ai livelli più bassi dai tempi di Naser.  Il presidente Obama ha ufficialmente minacciato di non precisate ritorsioni se i militari al potere in Egitto non cesseranno le investigazioni. Martin Dempsey, capo di stato maggiore, ed il senatore repubblicano John Mc Cain sono volati al Cairo per cercare di dirimere la controversia diplomaticamente. “Washington segue il caso attentamente per trovare una soluzione diplomatica ed evitare il rimedio estremo: il taglio di 1,5 miliardi di dollari annui versati in aiuti agli egiziani” ha dichiarato, infine, il segretario di Stato americano Hillary Clinton alla BBC.

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