Pino Arlacchi - La sentenza Contrada, l'Eurozona e la rinuncia alla nostra sovranità
di Pino Arlacchi*
Bruno Contrada è un ex-dirigente del servizio segreto interno condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa. Non ripeterò qui cosa penso del personaggio, e cosa ne pensava Giovanni Falcone.
Devo solo dire che sono rimasto sconcertato dalla decisione della Corte di Appello di Palermo che gli ha assegnato un risarcimento per ingiusta detenzione dando così credito e seguito alla “sentenza” della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Un ente che si è arrogato il diritto di decidere che cosa è o non è reato nella giurisdizione di uno dei paesi che ne hanno firmato il Trattato istitutivo.
Non so se e quanto i giudici della Corte palermitana si rendano conto di avere legittimato con la loro decisione un abuso di potere eclatante, finora caduto nel vuoto. Un diktat privo di valore, incostituzionale, cui nessun organo giudiziario di nessuno stato membro dell’Unione Europea si sarebbe mai sognato di sottomettersi.
Non può esistere un quarto grado di giudizio capace di annullare una sentenza della suprema corte penale di un paese sovrano in pieno possesso delle sue capacità giurisdizionali.
Con la sentenza Contrada la Corte europea dei diritti dell’uomo ha messo il sistema della giustizia penale italiana sullo stesso piano di quello degli “stati falliti”, incapaci di amministrare la propria giustizia e bisognosi perciò della supplenza internazionale.
Una riflessione sull’eventuale ritiro della firma italiana dal Trattato che ha insediato questa Corte abusiva non sarebbe inopportuna.
Sono rimasto anche amareggiato in quanto europeista ed ex deputato europeo. Mi trovo di fronte ad uno di quegli eccessi del sovranazionalismo che alimentano il sovranismo populista e indeboliscono le fondamenta del progetto europeo.
E tutto ciò nei giorni in cui la triste vicenda dell’Eurozona ci mette di fronte alle conseguenze di un’altra auto-menomazione della nostra sovranità. Ci stiamo genuflettendo di fronte alla Germania ed i suoi satelliti chiedendo Coronabond, Eurobond e simili dopo avere rinunciato all’arma più potente nelle mani di uno Stato in difficoltà di bilancio: la sovranità sulla propria moneta e sulla propria Banca centrale.
Abbiamo perso la nostra sovranità in favore di una moneta comune e di una Banca centrale europea del tutto indifferenti alle necessità di un paese fondatore dell’Unione e della stessa Eurozona nel momento della sua più acuta difficoltà.
Spero che le decisioni (o le non decisioni) dell'Eurogruppo non ci costringano a riconsiderare anche qualche altra firma.
*post Facebook dell'8 aprile 2020 pubblicato su gentile concessione dell'Autore

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