Razzismo all'ospedale di Sondrio, un altro caso Daisy Osakue?

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di Francesco Santoianni
 

Una campagna di odio scatenata dalle Sardine? Parrebbe essere questo il prodotto della faccenda degli insulti in ospedale che ha trasformato sui media (e soprattutto sui social) gli abitanti della provincia di Sondrio in incontenibili “razzisti”.


Questi i fatti. Tale Francesca Gugiatti, - consigliera comunale di Sondrio, (lista civica di centrosinistra) , e aderente al movimento delle Sardine - così descrive sul suo profilo Facebook le reazioni alle urla provenienti dalla sala di Pronto soccorso di una donna nigeriana che, il 14 dicembre, per un arresto cardiaco, aveva appena perso sua figlia: «Dalla sala d’attesa iniziano commenti di ogni tipo. Chi parla di riti tribali, chi di satanismo, chi di scimmie, chi di “tradizioni loro”, chi di manicomi. Giudizi, parole poco appropriate, cattiveria, tanta». «La tristezza ha iniziato ad invadermi. (…) Nel frattempo ho sperato più che mai che calasse il silenzio fra le voci insopportabili e malvagie di quegli individui. E invece no, anche di fronte alla morte di un innocente, le voci hanno continuato. La più tremenda è stata: “Tanto loro ne sfornano uno all’anno”. Siete davvero schifosi». «Fatela tacere, scimmia. Tanto ne sfornano uno all’anno»”. Parole riprese dalle "Sardine Provincia di Sondrio" e ribadite dalla Gugiatti in una intervista al Corriere della Sera del 18 dicembre.


Intervista, che dà la stura a innumerevoli dichiarazioni sui media; tanto per fare qualche nome: Matteo Renzi, Anna Ascani, Giuliano Pisapia, Valeria Fedeli, Nicola Fratoianni, esponenti Cinque Stelle… Del resto ben cinque persone (vedi intervista sopra) tra i – verosimilmente - non molti nella sala di attesa sono certamente un significativo campione per poter definire, tout court, “razzisti” gli abitanti della provincia (la più leghista d’Italia) di Sondrio.


Abitanti di Sondrio che, ora, davanti alle dichiarazioni dei Carabinieri, del Direttore del Pronto Soccorso e del personale medico , verosimilmente già pregustano un altro “autogol degli antirazzisti”.


Tipo: l’uovo lanciato contro Daisy Osakue.

 

AGGIORNAMENTI


Emergono nuovi dettagli che permettono di ridimensionare il caso dell’ospedale di Sondrio e, ci si augura, la “campagna di odio” scatenata dalle Sardine su questo episodio. Provengono da una intervista raccolta dal sito open-online ad una persona (rimasta anonima) presente nella sala di attesa dell’ospedale e che riferisce le reazioni esternate da due sole persone (tra le circa quindici lì presenti) al passaggio della donna nigeriana (che “piangeva e urlava disperata. Qualcuno ha detto che si era anche buttata a terra, ma io non ho visto questa cosa”): «(…) alcuni dei presenti, parlottando, hanno detto che “il gruppo sembrava stesse facendo un rito satanico”, mentre un’altra donna ha risposto “sono tradizioni loro”». E così risponde alla domanda del giornalista «Queste persone hanno urlato contro il gruppo o contro la donna che piangeva e urlava?» «No, han fatto commenti a bassa voce, parlottando tra di loro».


Sulla scena che, verosimilmente, avrebbe alimentato i commenti a bassa voce di queste due persone è forse utile riportare cosa dichiara il direttore del pronto soccorso dell’ospedale nel video a corredo dell’articolo di Repubblica a proposito del comportamento della madre nigeriana e una sua amica alla notizia della morte della bambina: «(…) si è scatenata una reazione alla quale noi non siamo abituati, sinceramente, dal punto di vista culturale: hanno cominciato a piangere, ad urlare, dimenarsi, a ballare, (per noi) uno shock culturale.»

 

F.S.

 

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