Remigrazione e traditori della patria

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Remigrazione e traditori della patria

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Ricapitolando. Il 10% degli italiani è povero, il 22% a rischio povertà. La disoccupazione giovanile è al 18% e 35.000 giovani laureati lasciano l’Italia ogni anno. I salari sono fermi da oltre trent’anni, mentre quasi mille lavoratori muoiono al lavoro ogni anno. Le zone industriali somigliano a città fantasma mentre i centri storici sono trasformati in ristoranti a cielo aperto per i ricchi turisti nordici.
 
 
La villeggiatura estiva è ormai un privilegio per una ristretta minoranza di ricchi mentre la stragrande maggioranza delle famiglie non può permettersi nemmeno un weekend al lido. Sanità e istruzione sono costantemente sotto finanziate, per una tac urgente hai 2 anni di lista d’attesa, mentre continuano a crollare non solo ponti e tetti delle scuole ma direttamente interi pezzi di città. L’unica concreta prospettiva di sviluppo economico a medio-lungo termine è diventare una specie di Thailandia del Mediterraneo e questi che fanno? Vanno in piazza per la remigrazione di milioni di disperati più disperati di noi. Mentre i primi da espellere sarebbero tutti quei traditori della Patria che hanno svenduto l’Italia consegnandola nelle mani dell’élite finanziaria globale. E a seguire le forze straniere che da ottant’anni occupano militarmente la penisola e ne orientano interessi strategici e politiche internazionali.
 
Nient’altro che la solita vecchia solfa del nemico interno, propalata da gente orgogliosa di aver sostenuto la guerra in Libia, paese raso al suolo nell’interesse delle grandi multinazionali del petrolio (e contro l’interesse nazionale italiano) che dalla caduta di Gheddafi è diventato la terra di nessuno dove spadroneggiano schiavisti e contrabbandieri che alimentano la moderna tratta degli schiavi africani. Da gente incapace di spiccicare mezza parola contro l’imperialismo della NATO, contro le decine di colpi di stato e conflitti tribali e per procura alimentati negli anni per agevolare il saccheggio delle risorse africane. E da gente che ben si guarderebbe dal remigrare ben altri occupanti dalle colonie in Cisgiordania.
Insomma un’operazione che usa la retorica xenofoba come esca e la distrazione di massa come strategia politica. Strumenti utilissimi per la pesca a strascico nel disagio sociale delle fasce popolari e ormai spoliticizzate che, da anni, invocano (a ragione e non a torto) sicurezza e protezione, senza però pronunciare le uniche vere parole che andrebbero pronunciate. Perché esattamente come esiste una differenza abissale tra Nazione e Patria (la prima si fonda su sangue ed ethnos, la seconda sul diritto comune), parlare di indipendenza e sovranità senza associare concetti quali uguaglianza, democrazia popolare e solidarietà internazionale è il metodo più efficace per distinguere chi combatte nell’interesse del popolo da chi è soltanto il cane da guardia del capitale.

Antonio Di Siena

Antonio Di Siena

Direttore editoriale della LAD edizioni. Avvocato, blogger e autore di "Memorandum. Una moderna tragedia greca" 

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