«Sarebbe stato un suicidio»: un comandante iraniano spiega perché Usa e Israele hanno evitato una guerra terrestre
Un alto comandante militare iraniano ha dichiarato, in un'intervista diffusa da Press TV, che gli Stati Uniti e Israele si sono astenuti dall'avviare una guerra terrestre contro l'Iran perché, a suo avviso, ciò «equivarrebbe senza dubbio a un suicidio», alludendo alla capacità del paese persiano di affrontare un simile scenario.
Il generale di brigata ha affermato che l'Iran, basandosi sulla sua esperienza nei conflitti con il nemico statunitense-israeliano, ha acquisito una conoscenza «estremamente preziosa in materia di difesa terrestre e guerra di terra», cosa di cui «il nemico è pienamente consapevole».
Il comandante ha sottolineato che un elemento determinante della guerra terrestre è «il coraggio e la determinazione dei combattenti». Pertanto, affrontare un combattente «impegnato e fedele, qualcuno che ripone fiducia in Dio, non è un compito facile» e «contro una nazione del genere, entrare in una guerra terrestre equivarrebbe senza dubbio a un suicidio».
Dal punto di vista della Repubblica Islamica e dei suoi combattenti, «una guerra terrestre è, di fatto, un'opportunità per dimostrare le vere capacità dell'Iran di fronte alle minacce», ha sottolineato l'alto comando, aggiungendo che «30 milioni di persone» si sono dichiarate pronte a dare la vita per l'Iran.
Il contesto
Le dichiarazioni del generale giungono dopo mesi di tensioni tra Iran e il blocco USA-Israele, che hanno incluso attacchi aerei, missilistici e una guerra navale nello Stretto di Hormuz, ma non un'incursione terrestre su larga scala. La minaccia di un'invasione di terra è stata più volte evocata da entrambe le parti, ma finora non si è concretizzata. La posizione iraniana ribadisce la volontà di resistere a qualsiasi aggressione, facendo leva sulla mobilitazione popolare e sulla preparazione militare.


