"Sarebbero vive, ma in burqa": la frase agghiacciante del lobbista trumpiano sulle bambine iraniane uccise

Tra bombe USA e commenti disumani: il conservatore MAGA che trasforma 175 bambine uccise in un argomento da talk show

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"Sarebbero vive, ma in burqa": la frase agghiacciante del lobbista trumpiano sulle bambine iraniane uccise

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Matt Schlapp, potente lobbista conservatore e uomo di punta del movimento MAGA, ha toccato un punto così basso che scendere ulterioremente sarebbe difficile. La sua ultima uscita? Suggerire, con la disinvoltura di chi commenta il meteo, che le 175 bambine iraniane uccise dai bombardamenti statunitensi e israeliani sono "meglio morte che vive in burqa".

Traduciamo per chi avesse ancora dubbi sulla qualità umana di certi personaggi: uccidere i bambini va bene, se poi da grandi potrebbero vestirsi "in modo sbagliato". Questa è la sintesi del pensiero di un uomo che organizza la CPAC, la più importante conferenza della destra nordamericana, e che siede comodamente nei salotti televisivi a pontificare su chi meriti di vivere.

La scena è da manuale del cinismo: durante un dibattito con Piers Morgan, Schlapp interrompe il giornalista Peter Beinart che osa ricordare come quelle bambine sarebbero vive se Stati Uniti e Israele non avessero attaccato il loro paese. La risposta è fulminea: "Sarebbero vive, ma in burqa". Come se una presunta oppressione sociale giustificasse l'eliminazione fisica. Come se la scelta fosse tra una vita imperfetta e il nulla, e il nulla fosse preferibile.

Quando il conduttore turco-statunitense Cenk Uygur lo incalza: "Quindi uccidiamole e basta?", Schlapp arretra impacciato: "No, non è quello che intendo". Eppure era esattamente quello che aveva detto, con parole chiare che non lasciano spazio a interpretazioni: una vita dietro un velo non vale la pena di essere vissuta.

La beffa finale è l'ignoranza colossale che emerge dalle sue parole. Come gli hanno fatto notare in molti, Schlapp confonde l'Iran con l'Afghanistan talebano: le bambine iraniane non indossano il burqa, ma semmai l'hijab e uniformi scolastiche. Piccolo dettaglio per chi decide della loro vita o morte con una battuta in tv.

Ma in fondo l'accuratezza fattuale non è mai stato il forte di certi ambienti colmi di pregiudizi e ignoranza totale. Quello che conta è la sostanza del messaggio: le vite altrui sono negoziabili, i bambini diventano pedine retoriche, e la guerra si giustifica sempre se a morire sono gli altri. Specie se quegli altri sono "diversi", vestono in modo "sbagliato", appartengono a culture che non comprendiamo e non vogliamo comprendere.

La guerra in Iran sta dividendo la base MAGA, con figure come Tucker Carlson critiche verso l'operazione. Ma Trump ha già chiuso la questione: "MAGA è Trump, non gli altri". E infatti eccoci qui, con un Trump che bombarda e i suoi accoliti che spiegano perché, in fondo, i morti se la sono cercata.

Schlapp si è detto "scioccato" dalle critiche. Forse è davvero sorpreso che qualcuno trovi disumano definire un vantaggio l'uccisione di 175 bambine. Questa è la misura di un movimento che ha perso ogni bussola morale, se mai ne abbia avuta una.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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