Se non ora quando

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Se non ora quando


di Nicolò Monti


Il re è nudo, il capitalismo sta implodendo sotto il peso della sua inumanità ed idea innaturale di sviluppo. L'Unione Europea ha dovuto sospendere i suoi pilastri liberisti come il patto di stabilità e allentare la catena al collo degli Stati comunitari, ma non per bontà d'animo e non senza condizioni. Alla fine dell'emergenza le stesse identiche politiche liberiste saranno ripristinate e il debito pubblico usato per affrontare la crisi coronavirus, sarà messo sotto accusa e usato come scusa per nuova austerity e riforme lacrime e sangue.
 

L'Italia è stata la prima in Europa ad entrare nella pandemia e la prima a dover prendere provvedimenti. La reazione europea è stata l'opposto di quel che i fan della solidarietà europa si aspettavano: frontiere chiuse, export ed import bloccati, materiale sanitario requisito e fermato alle dogane. Germania ed Olanda hanno oltremodo chiarito che nessuno sconto sarà fatto e le condizioni per i prestiti (a strozzo) non verranno mai cassate, a prescindere dalle emergenze in atto. La BCE, con una mossa barbina, ha fatto intendere di aver intenzione di versare liquidità nei mercati, peccato che non cambierà metodo e qui soldi non finiranno agli Stati, come dovrebbe essere, ma alle banche che a loro volta potranno prestarli agli Stati. Nulla in questa Unione Europea somiglia alla solidarietà, l'unica lingua parlata a Bruxelles e Francoforte è quella del profitto. In poche parole, l'Europa non esiste.


Il governo italiano continua sull'errata strada europea, chiedendo alla Confindustria se i decreti possono andar bene e se si sentono tutelati gli imprenditori. Le conseguenze di un sistema che pone le imprese al di sopra dello Stato le vediamo tutte oggi, tutte insieme e nella loro peggiore forma. Von Hayek sognava un mondo così, chi lavora decisamente no.


Il mercato cosiddetto "libero" ha dimostrato il suo fallimento e le illusioni che aveva creato e che lo hanno reso forte si stanno sgretolando. La pandemia in atto pone inequivocabilmente lo Stato, la cosa pubblica, al di sopra di ogni interesse privato e che solo lo Stato può e deve gestire al meglio i settori strategici dell'economia e tutti i servizi pubblici e sociali fondamentali per i lavoratori e tutti i cittadini nel loro insieme.


Il collasso del sistema sanitario nazionale racconta chiaramente come le politiche liberiste annientano ogni cosa nel nome del profitto e che la vita si misura in dollari. Nel 1980 la sanità pubblica italiana disponeva di ben 526.000 posti-letto. Nel 2015 erano 165.000 e negli ultimi 10 anni ne sono stati tagliati ulteriori 70.000.


L'Italia dell'IRI, delle partecipazioni statali, dello Stato protagonista in economia avrebbe avuto molti più mezzi e capacità per affrontare il coronavirus. Su questo punto c'è necessità di una riflessione comune, soprattutto da parte delle nostre istituzioni.


Non basta nemmeno il keynesismo del dopoguerra per recuperare forza nella produzione e nella crescita economica. Oggi, dopo 30 anni di disastri e strozzature europee ed europeiste solo il ritorno dello Stato come protagonista della vita economica del paese può dare alla nostra Italia la speranza di rialzarsi.


Uno Stato posto al di sopra del mercato e degli interessi privati metterebbe in atto, subito, pochi punti ma fondamentali per porre delle basi alla ripresa futura:


- istituzione di un reddito di quarantena per tutte le famiglie che hanno perso la fonte di reddito.

- finanziamento a tassi di interesse minimi e pubblici alle imprese micro, piccole e medie che rischiano di non poter mai più riaprire.

- impedire ai grandi gruppi economici e finanziari e alla confindustria di prendere finanziamenti pubblici, imponendo l'utilizzo degli enormi dividendi che distribuiscono ai loro azionisti.

- chiusura delle contrattazioni di borsa che comportino speculazione sul futuro del paese e sull'economia.

- sospendere il pagamento degli affitti per tutte le famiglie indigenti e per tutti gli studenti fuori sede disoccupati o con famiglie in stato di povertà.

- pianificare la nazionalizzazione dei settori strategici del'economia ora in mano al mercato.

- tagliare ogni finanziamento pubblico alla sanità e alla scuola privata

- pianificare la ristrutturazione dell'intero sistema sanitario a partire della trasformazione delle strutture sanitarie da "Aziende" ad "Unità" (es. da ASL a USL come nel 1978). Gli ospedali, le cliniche, le case di cura, le asl non sono aziende e non possono essere trattati come tali. Riprendere la costruzione di nuovi posti letto in tutto il territorio nazionale.


Sono queste misure di buon senso, sintetizzate e poco dettagliate, ma rendono bene l'idea di ciò che il nostro paese deve fare per potersi togliere finalmente quelle catene al collo che lo strozzano. Non è un caso se gli unici paesi che a prescindere da tutto hanno teso la mano sono paesi socialisti. Non è un caso se le misure fin'ora adottate per affrontare la crisi funzionano se sono direttamente collegate alla logica socialista di sviluppo della società.
 

Forse qualcuno che blaterava di "fine della storia" deve cominciare a chiedere scusa.

#coronavirus #capitalismoèilvirus #socialismoèlacura #pianificazioneeconomica #lostatotornistato #fuoridaognicatena

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