Se Trump va da solo: cosa rischiano UE e Kiev con l'esclusione dai negoziati

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Se Trump va da solo: cosa rischiano UE e Kiev con l'esclusione dai negoziati

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Zelensky umiliato e offeso, Ucraina esclusa dai colloqui Usa-Russia: succede quando sei la proxy di una grande potenza. Combatti una guerra conto terzi dietro la promessa di obiettivi che non otterrai mai. Come l’ingresso nella NATO. Con i negoziati inaugurati ieri a Riad il romantico sogno di una sconfitta strategica militare della Russia, lascia definitivamente il posto all’incubo della resa incondizionata a Mosca.

Non solo nessuno degli obiettivi strategici della guerra per procura alla Russia è stato raggiunto, ma nel momento in cui la sconfitta è stata sancita, l’azionista di maggioranza della NATO ha mollato l’occidente collettivo abbandonando gli alleati al proprio tragico destino. Vedetevela voi, ha detto in sintesi estrema la settimana scorsa il capo del Pentagono. In fondo non siete neanche così democratici, siete indegni di essere nostri alleati, ha rimarcato Vance in un tragico gnegnegne che ha provocato le lacrime di Heusgen, alla chiusura del vertice di Monaco.

L’esito del primo round di negoziati

A ventiquattro ore dalla chiusura del primo round di colloqui fra Washington e Mosca, è arrivato il commento del presidente russo Vladimir Putin. Ha valutato positivamente l’incontro il cui obiettivo, ha precisato, era quello di aumentare la fiducia tra Russia e Stati Uniti ". Il primo passo – ha detto - per risolvere altri “problemi” inclusa la “crisi in Ucraina”.

Anche per Trump il vertice è andato “molto bene”: “Sono più fiducioso”, ha affermato. L’incontro doveva servire a stabilire un primo contatto, a verificare l’intenzione della controparte russa di arrivare effettivamente ad un accordo. L’intesa c’è stata.

Lavrov ritiene che a Riad, Russia e USA, abbiano gettato le basi per una futura cooperazione su "questioni di reciproco interesse geopolitico e opportunità storiche economiche e di investimento" e che le parti si siano impegnate a creare le condizioni per riprendere "pienamente" la loro cooperazione e per estenderla a "varie aree".

È questa la vera posta in gioco dei negoziati. Per la prima volta Washington e Mosca si siedono ad un tavolo – alla pari e riconoscendosi mutuamente - per discutere di una riappacificazione storica, che ridisegnerà le aree di influenza e gli equilibri geopolitici globali. Nel solco di questo processo si svolgeranno i negoziati per la cessazione dei combattimenti in Ucraina e per la ridefinizione dell’architettura di sicurezza in Europa. In questa fase è possibile che i Paesi europei, come ha assicurato Rubio, siederanno al tavolo delle trattative. Ma è difficile immaginare la presenza dell’UE rappresentata da Kaja Kallas. Un altro elemento fondamentale, indicatore di un netto cambiamento tra i rapporti egemone-clientes, è che l’iniziativa del presidente Trump di parlare con Mosca è stata unilaterale, bypassando le Kiev e alleati. Washington vuole fare da sola.

Cosa rischia l’UE se viene esclusa dai negoziati di pace?

L’incubo dei leader europei è quello di essere esclusi dalla partita dei negoziati, dopo aver puntato tutto il piatto sul sostegno della guerra in Ucraina. Ecco quali potrebbero essere per l’UE le conseguenze dell’esclusione:

  1. Irrilevanza geopolitica: l’iniziativa unilaterale degli USA e la presenza di attori esterni, ridurrà peso politico e diplomatico dell’UE nella regione.
  2. Accordi di pace non favorevoli: se l’UE non sarà presente al tavolo delle trattative sarà costretta a subire le decisioni degli altri attori, senza poter difendere i propri interessi.
  3. Architettura di sicurezza compromessa: un accordo subito potrebbe non tenere conto delle esigenze di sicurezza, come la protezione dei confini orientali e la gestione delle relazioni con la Russia, a scapito di alcuni Paesi che sperano in una maggiore militarizzazione del confine orientale.
  4. Aumento della dipendenza strategica dagli USA: l’esclusione dell'Europa rafforzerà il grado subordinazione e dipendenza dalle scelte di Washington.
  5. Difficoltà nella ricostruzione dell'Ucraina: senza un ruolo attivo nei negoziati, l’Europa potrebbe avere meno voce in capitolo nella gestione della ricostruzione post-bellica, pur essendone uno dei principali finanziatori.
  6. Possibile instabilità economica: potrebbe subire decisioni che impattano negativamente sui propri interessi economici, come il mantenimento di sanzioni prolungate o difficoltà nell'approvvigionamento energetico.
  7. Perdita di credibilità internazionale: l’assenza dell’Europa dai negoziati sancirebbe la fine del suo ruolo di protagonista della scena globale, perché inizierebbe ad essere vista come un attore secondario delle partite geopolitiche.
  8. Divisioni interne: l’assenza di una visione comune da portare al tavolo dei negoziati spingerà i singoli Stati nazionali ad agire seguendo i propri interessi anche se confliggono con quelli di altri Paesi membri (ad esempio fra Stati che vogliono un approccio più duro con la Russia e altri più flessibili). Ciò indebolirà la coesione dell’Unione.
  9. Rischio di un conflitto prolungato: la mancanza di un dialogo diretto con la Russia e di una partecipazione costruttiva potrebbe impedire che si arrivi a una soluzione pacifica rapida ed efficace.

Addio a Zelensky

Lo smacco peggiore di Trump è all’Ucraina e a Zelensky, definitivamente scaricato. È necessario trovare un buon capro espiatorio per nascondere la sconfitta e farne pagare i costi agli altri. L’eroe che guidava il suo Paese contro la brutale aggressione, ingiustificata e assolutamente non provocata dell’autocrate di Mosca (come dimenticare il mantra globale della propaganda di guerra occidentale!), adesso è diventato l’uomo che ha condotto l’Ucraina alla distruzione. In un posto pubblicato oggi su Truth lo ha definito: “un dittatore senza elezioni”. 

"Pensateci, un comico di modesto successo, Vladimir Zelensky, ha convinto gli Stati Uniti a spendere 350 miliardi di dollari per entrare in una guerra che non poteva essere vinta, che non avrebbe mai dovuto essere iniziata, ma una guerra che lui, senza gli Stati Uniti e Trump, non sarà mai in grado di risolvere", ha scritto.

Sostiene che il suo indice di gradimento sia molto basso, al 4%, e lascia intendere che l’Ucraina dovrà andare a nuove elezioni prima di sedere al tavolo dei negoziati.

“Zelensky farebbe meglio a muoversi in fretta” a convocarle o “non avrà più un paese", ha avvertito.

Oltre al danno, la beffa per tutti gli ucraini. “Avete avuto tre anni, e molto tempo prima per sedervi al tavolo dei negoziati con la Russia, adesso che volete?”. Così ha risposto Trump alle proteste di Zelensky per l’esclusione a Riad. Peccato che siano stati proprio gli USA, la UK, la UE a incoraggiare Kiev a non scendere a trattative e continuare a combattere, combattere e combattere contro la Russia promettendo la Vittoria, la sicurezza e l’ingresso nel club esclusivo dell’Occidente, esattamente le stesse promesse infrante fatte ai russi dell’era Eltsin.

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