Sembra inevitabile una guerra fredda tra Russia e Nato

La flotta della marina russa nel canale della Manica. La Nato denuncia il dispiegamento di missili russi in Crimea

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Sembra inevitabile una guerra fredda tra Russia e Nato



Le navi della flotta del nord della marina russa sono entrate nel canale della Manica, tra Francia e Regno Unito, con l'obiettivo di fare una serie di manovre e addestramenti navali. La nave anti-sommergibile russa Severomorsk è passata venerdì scorso dalla parte più stretta della Manica, lo stretto di Calais, ed è entrata nella baia della Senna, secondo quanto informa RIA Novosti.  È stato inoltre  annunciato che si è presa la decisione di ancorarla nelle acque neutrali della baia della Senna in attesa che migliorino le condizioni meteorologiche.
 
Due navi da guerra e due di manutenzione tecnica hanno già condotto una serie di esercitazioni dedicate alla simulazione di combattimenti per la sopravvivenza dopo un attacco sottomarino. Sono stati effettuati, quindi, diversi esercizi in luoghi angusti in condizioni difficili di  tempesta e di navigazione difficoltosa.

Intanto il generale statunitense, Philip Breedlove, comandante supremo della Nato, ha denunciato, mercoledì scorso a Kiev, il dispiegamento di missili russi in Crimea, la penisola del Mar Nero che si è integrata alla Russia nel mese di marzo, considerandola una minaccia per i paesi confinanti il Mar Nero.
Alla vigilia della prima sessione del Parlamento ucraino a seguito delle elezioni generali del 26 ottobre, il generale Breedlove è rimasto evasivo quando gli è stato chiesto delle prospettive dell’Ucraina di unirsi nella Nato.
Le autorità ucraine stanno cercando, in effetti, di rilanciare il progetto di adesione alla Nato, un fatto che dividerebbe ancora di più il paese e porterebbe sicuramente ad una riaffermazione dell'indipendenza delle repubbliche della Nuova Russia, Donetsk e Lugansk, popolate per lo più dai russi.
 
"Siamo molto preoccupati per la militarizzazione della Crimea",
 ha dichiarato il generale nel corso di una conferenza stampa a Kiev, nella quale ha detto di temere  per il dispiegamento di armi nucleari nella penisola ed si dimostrato disposto a "monitorare" gli sviluppi in questo senso.
"Le squadre che si stanno distribuendo in Crimea ... E i missili da crociera e missili anti-aerei sono in grado di raggiungere tutta la regione del Mar Nero", ha segnalato.
 
Nelle ultime settimane, la Russia ha rafforzato la sua presenza militare in Crimea. Mosca ha appena riaperto una stazione di allerta antimissile  e dedicherà più di 1.750 milioni di euro entro il 2020, nello sviluppo della sua flotta del Mar Nero.
Una fonte militare russa ha detto all’agenzia Tass che la Russia posizionerà 14 aviazioni di caccia in Crimea, dove la Russia dispone di una base aerea militare rinnovata.

Frattanto Russia e Vietnam hanno firmato un accordo intergovernativo per semplificare l'ingresso di navi da guerra e imbarcazioni russe nel porto vietnamita di Cam Ranh.
Il Vietnam è diventato il secondo paese al mondo dopo la Siria, con il quale la Russia ha un accordo di questo tipo.

Nel frattempo il vice comandante delle Forze di difesa aerospaziale della Russia, il generale Anatoli Nestechuk, ha annunciato sabato che l'agenzia ha rilevato il lancio di tre missili balistici stranieri.
A questo proposito il comandante delle Forze di difesa aerospaziale, il tenente generale Alexander Golovko, ha detto che nel 2015 la Russia dispiegherà un sistema spaziale integrato "che permetterà di aumentare la capacità di controllare in 24 ore le regioni che rappresentano un rischio dal punto di vista del lancio di missili ".

Intanto la Bulgaria si rifiuta di accogliere il dispiegamento sul proprio territorio di mezzi corazzati se Washington farà la proposta. Lo ha detto il capo della Difesa bulgaro, il vice ammiraglio Rumen Nikolov.
Il comandante dell’esercito degli Stati Uniti in Europa, il tenente generale Ben Hodges, ha dichiarato infatti che i militari statunitensi stanno considerando l'invio di circa 150 carri armati e veicoli blindati nel territorio di diversi paesi della Nato, nei paesi baltici e in Europa orientale, compresi Bulgaria, Polonia e Romania.

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